Abete Bianco

Serie: Wiccats.


Il mana, l’energia che ogni incantesimo richiede per poter funzionare, non ha colore.
Potrebbe essere definito come una “quasi materia”, fili ondeggianti che non hanno ancora deciso che forma assumere, come vibrare e di chi innamorarsi.
Le streghe hanno il potere di indirizzare questi corpuscoli titubanti con il disegno che rappresenta il percorso che il fluido magico, invisibile, deve compiere per poter prendere una forma consistente, concreta.

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: La materia oscura è un’ipotetica forma di materia che non emette, assorbe né riflette luce o altre radiazioni elettromagnetiche, risultando del tutto invisibile.

Le gambe di Melanippe si erano intorpidite, era come se l’ondata di energia impedisse al sangue di circolare dal ginocchio fino alla pianta dei piedi.
Si disse che la quantità di magia accumulata finora poteva far affondare l’intera Indonesia con un singolo pugno ben assestato dei suoi guanti..

La sensazione di formicolio stava salendo, aveva raggiunto le cosce e non si fermava. Si guardò intorno cercando di capire quali fossero le intenzioni del suo sposo. Poi un violento spostamento d’aria la investì, facendola sedere a terra dolorosamente.
Gli occhi accesi d’oro di Davide osservarono l’enorme cupola blu e viola che l’incantesimo aveva generato, si stava allargando con una velocità impressionante coprendo l’intera area che aveva subito l’attacco della seppia travestita da strega bambina..

La popolazione tornò reale, tangibile, materiale. Quando l’incanto finì la sua azione, ogni figura in piedi, seduta o in equilibrio precario cadde a terra priva di sensi.
«E anche questa è fatta. Dammi la mano Mele.» Davide mosse le dita invitando la strega a sollevarsi sostenendosi a lui.
«Sì…» disse sognante Ingrid, poi con un filo di voce aggiunse in un sussurro: «…amore mio.»
I due svanirono, per ricomparire qualche chilometro più avanti in una zona ancora immersa nella semioscurità di quella strana mattinata. Erano davanti a una villetta di fine ottocento, sembrava appena costruita.
«Questa è la casa della strega nera. Voglio solo controllare se una mia piccola amica sta bene.»
Davide si diresse verso il cancello della recinzione, Mele gli faceva da ombra silenziosa.
Fuori dall’inferriata, costeggiando la stradina asfaltata male, si fermò rimanendo qualche secondo in ascolto.
La strega Spaccaossa sentì un paio di lamenti sottili e acuti.
«Micetti?» chiese con una certa curiosità.
«Cinque più la mamma. Eccoli, guarda che “cicci” che sono.»
Una piccola zona circolare d’erba alta, nascondeva una cuccia bianca a forma di disco volante, una ciotola d’acqua e una scodella capiente di croccantini già mangiucchiati e sparsi in giro. Dentro quel contenitore in plastica, giaceva acciambellata una gatta tartarugata che osservava con sospetto i nuovi arrivati, dietro la gatta si muovevano minuscole palline pelose miagolanti.
«Possiamo andare.» Davide, con un paio di gesti, rinnovò l’acqua e sostituì il cibo, pulì magicamente gatta e gattini e potenziò la barriera protettiva attorno a quella cuccia..
La bocca semiaperta di Mele non riusciva a mascherare l’enorme ammirazione che quell’uomo spuntato dal nulla, si stava guadagnando ad ogni minuto passato in compagnia. Questa volta fu lei ad afferrargli la mano. I due sparirono, ma dolcemente questa volta, per non spaventare mamma gatta. 

Sbuffò stizzita, ma il suo stato d’animo era tornato sereno e addirittura soddisfatto. La mamma di Davide aveva finalmente smesso di scavare un solco tra le mattonelle del salotto.
Era passato un giorno intero dalla pietrificazione.

«Mi spieghi perché ogni volta mi devi far stare in pena?» La signora Teresa urlava per farsi sentire, ma non resistette a calcare la mano su quel figlio che non riusciva a capire il suo stato d’animo ogni volta che si scordava di telefonare.

«Una chiamata a settimana non è questo grande sacrificio, mi pare… no Ennio?»

«Tua madre ha ragione. Una telefonata, un “ciao, sto bene” o un “ciao, fatemi un bonifico” non è un desiderio così complicato da esaudire… Conosci la mamma, no? Poi tocca a me sopportarla.» disse a voce molto sostenuta il padre di Davide, mentre non riusciva a distogliere lo sguardo dalle braccia della nuova collega del figlio.

«In che reparto hai detto che ti hanno messa… Mele? Ho capito cheti chiami Mele, vero?»

«Sì papà, chiamami pure Mele, ma il mio nome intero è Melanippe, forse un po’ più complicato da ricordare.» sorrise quella ragazzona gigantesca.

«Papà?» Davide entrò in salotto con un vassoio grande color paglia, pieno di tazzine da caffè girate al contrario sul proprio piattino, una zuccheriera rossa con un coperchio dove un disegno di un geco arrotolato invitava ad abbondare con la dolcezza, su di un tovagliolo di carta erano poggiati sei cucchiaini. In lontananza si sentiva borbottare una grossa caffettiera in acciaio da nove tazze.

«Hai chiamato mio padre, papà?» chiese posando il vassoio sul tavolinetto del salone e cominciando a girare le tazzine tutte diverse.
Lo stregone stava guardando quella montagna con una strana forma di curiosità, ma il suono crescente proveniente dalla cucina lo fecero tornare indietro a spegnere il fuoco e portare la moka bollente.

«Volevo chiedere a tuo padre se mi concedeva il permesso di convogliare a nozze.»

In sala scese un silenzio tombale e tutti si girarono a guardare il colosso di Rodi dalle sembianze femminili.

«Non ho idea di chi tu sia, Mele. Prima di prendere una simile decisione, credo che sarebbe meglio almeno conoscerci, no?»

Melanippe sorrise e prese fiato lentamente: «Ho promesso a me stessa che se un uomo fosse riuscito a mettermi fuori combattimento, sarebbe diventato il mio sposo e io sarei diventata la sua fedele compagna. L’ho giurato sotto l’ombra dell’Abete Bianco delle Piccole Luci, durante una notte di plenilunio… oramai è deciso.»

La madre di Davide tossì, nella sua testa veniva trasmessa un’ultima ora dove un filmato mosso e confuso, preso da un cellulare, mostrava due bambine alte, forzute e muscolose che picchiavano selvaggiamente una maestra indifesa mentre giaceva a terra appallottolata.  Un conduttore televisivo dichiarava come i tempi fossero cambiati in peggio per colpa di una società che se ne fregava di impartire i valori base ai propri piccoli.

«Mio figlio non è assolutamente tipo da matrimonio. No, credo che al massimo lui intenda convivere, VERO Davi?»
Aveva un tono preoccupato mentre metteva lo zucchero nella tazzina azzurra con un famoso marchio di caffè stampato sul bordo.

Papà Ennio si sedette sospirando rumorosamente: «Abete Bianco? Cos’è una nuova religione? Tipo gli scoppiati new age che abbracciano gli alberi?»

Continua...

Serie: Wiccats.


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