Acque invernali (Attimi – 3)

Serie: L'Urlo Muto delle Ombre


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Attimi - Capitolo 3 Non è stata una scelta facile; Samuele ha deciso di partire per un giro al lago, lasciando sua madre a casa da sola...

Parcheggiò nel primo posto libero che riuscì a trovare, all’iniziò del paese, nell’area bianca del parcheggio riservato per metà ai soci del club sportivo.

Mentre scendeva lungo la stradina che portava alla spiaggia, udiva alcune voci provenire dal campo di calcio. A giocare erano dei piccoletti, ma ad urlare erano gli adulti. Gli ricordarono il cronista che blaterava alla televisione mentre era dai nonni.

Raggiunse la spiaggia. Salì sul blocco di cemento che faceva da argine, allineando la punta delle scarpe con il baratro. L’acqua era cristallina, tanto che si riuscivano a distinguere i vari colori dei sassi sul fondale. Non vide nessun pesce, anche se ricordava di averne visti da quelle parti, in primavera e in estate. Sicuramente avevano freddo anche loro, come il pettirosso nel cortile di sua mamma. Una catena partiva dal blocco di cemento e proseguiva sotto la superficie del lago. Samuele la seguì con lo sguardo fino al punto in cui il colore dell’acqua da azzurro sfumava nel blu e la catena spariva. Poco più il là, il colore dell’acqua virava al nero. Aveva sentito dire che il Garda poteva raggiungere profondità simili a quelle del Mediterraneo. Probabilmente non era vero, ma quel lago rimaneva fondo lo stesso. Rabbrividì; si ritrasse dall’argine.

Si incamminò lungo la spiaggia in direzione del centro. Passò davanti a un telaio arrugginito, che fino a qualche mese prima aveva ospitato le tavole da surf. Poco più avanti, un residence dalle finestre sprangate. Si chiese se non sarebbe sbucata fuori qualcuno a dirgli: “Ehi, la spiaggia è privata!” Affrettò il passo.

Costeggiò il cortile di un chiosco, sotto i cui gazebo giacevano pile di bancali sotto coperte da teloni di plastica. Un cartello vietava l’ingresso ai cani in tre diverse lingue. Un altro recitava noleggio canoe – 15 euro a persona. Nessuno avrebbe noleggiato una canoa quel giorno. Faceva troppo freddo.

Non c’era nessuno, e a Samuele piaceva. Erano solo lui, la brezza frizzante di gennaio e lo sciabordare dell’acqua contro le sponde del lago. Arrivò a un punto dove il bordo di cemento lasciava spazio a un’ampia spiaggia di sassolini finissimi. Oltre a lui, c’erano tre pini marittimi. Sembravano riposare in vista del grande movimento che sarebbe cominciato con il ponte del primo maggio fino alla fine di settembre.

Si fermò. Chiuse gli occhi. Udì musica tutt’ attorno, e voci divertite. L’aria era pregna dell’aroma di crema solare e di bevande leggermente alcoliche. Colori, voci e movimento. Da lontano giungeva il ronzio di un motoscafo. Aprì gli occhi, e la musica cessò. Tre chilometri più il là, più vicino alla sponda opposta che a dove si trovava, Samuele vide una barca a vela. Se ne stava ferma, sola in quelle acque desolate e gelide.

Al centro della spiaggia, un cartello consigliava ai genitori di tenere d’occhio i bambini, sempre in tre lingue. Di fianco al testo era raffigurato un piccolo omino stilizzato immerso fino alla testa sotto le onde che sembravano disegnate da un bambino. Aveva le braccia alzate e chiedeva aiuto, ma il volto era senza bocca. Samuele si immaginò un muto che affogava, senza poter chiedere aiuto.

Ecco che la spiaggia finiva. Samuele attraversò un ponte che scavalcava un torrente e si trovò nel porto. Qualche piccola barca galleggiava placidamente. Erano tutte coperte con lo stesso telo di plastica che rivestiva ogni cosa là fuori.

Appena oltre il cartello che avvisa della ZTL, i suoi occhi si persero tra i colori delle aiuole. Violette, tulipani e primule, ciuffi di erba e di rosmarino. Qui, Samuele incrociò qualche persona. Due giovani innamorati stavano seduti sul muretto del porto e guardano il lago tenendosi per mano, mentre una signora anziana si sforzava di dare indicazioni stradali a un turista.

“L’autostrada?” chiese lui.

“Sì, l’autostrada” rispose laconica la signora.

“Ma quella porta a sud” ribatté ostinato il forestiero.

“Insomma!” esclamò lei esasperata. “Se le dico di prendere l’autostrada, prenda l’autostrada!” e così dicendo raccolse la borsa della spesa che aveva appoggiato al bordo di un’aiuola e se ne andò.

Uno scroscio e una macchia bianca appena sotto la sua vista attirarono la sua attenzione. Un cigno galleggiava placidamente sulla superfice lucida, spingendosi delicatamente con le zampe. Stava tutto rannicchiato – sicuramente per il freddo – ma teneva comunque la testa alta.

Samuele alzò lo sguardo, e si accorse che il sole stava per sparire dietro le cime innevate. Portò lo sguardo al polso, per scoprire che il tempo era passato velocemente. D’un tratto, pensò che fosse tardi. Tardi? Non sapeva spiegare il perché, ma aveva come il presentimento che il tempo stesse per scadere. Quale tempo? Scadere?

Devo tornare da mia mamma.

Attraversò il porto a passo svelto. “Scusate” esclamò dopo essersi accorto di essere passato tra la coppia di signori che si scattavano le foto. “Non fa niente” disse l’uomo, ma la donna pareva scocciata. Forse aveva trovato la posa perfetta, e lui aveva rovinato una bellissima foto che non si sarebbe mai più potuta replicare.

Passò davanti alle porte sprangate dei chioschi, fiancheggiò una fila di tavole da surf coperte da un telo trasparente e proseguì a fianco dei pini marittimi. Si fermò e si voltò. Il cartello di pericolo era illuminato dall’ultima luce crepuscolare. Il bambino stava ancora annegando.

Pensò che la sua fine non fosse stata decretata, non ancora. Poteva nuotare ancora per un po’, ma si sarebbe presto stancato, perdendo le forze, ogni secondo che passava fino a quando sarebbe stato inghiottito dagli abissi oscuri. Udì una voce, che forse veniva da dentro di lui e forse da fuori. 

Era la madre del bambino, e urlava: “Il tempo sta per scadere!”

Serie: L'Urlo Muto delle Ombre


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Discussioni

  1. La frase finale suona proprio come un monito e il fatto che lui non riesca a capire se sia frutto dalla sua immaginazione lascia con quel senso di incompiuto, che spinge a volerne sapere di più.

    1. Grazie davvero! Effettivamente questo racconto nasce dalle imoressioni che ho avute visitando Limone sul Garda questo gennaio. Poi da questo si è sviluppato tutto il resto; sebbene sia il terzo capitolo, concettualmente è partito tutto da qui 🙂

  2. Verso la fine il parallelismo fra la situazione del protagonista e ciò che si immagina con quel cartello stilizzato è davvero ben costruita. Come al solito la tensione è ben diluita in tutto quanto il testo, e non si sfocia mai nel banale.

  3. Davvero interessante e inquietante (forse un cattivo presagio? ) l’immagine di quell’omino stilizzato che sta per annegare e il paragone che il protagonista, forse, fa con se stesso e la propria condizione. Molto apprezzabili in questo episodio, anche le descrizioni paesaggistiche che, ancora una volta, sembrano riflettere lo stato d’animo di Samuele.

    1. Molto belli tutti e tre i racconti, complimenti Nicola!
      P.S: c’è un piccolissimo errore nelle prime righe del racconto: “all’iniziò del paese”, ma è sicuramente una svista di poco conto che capita a tutti ahah. Detto questo complimenti ancora!!

      1. Grazie Alferdo per averli letti tutti. Spero che tu possa apprezzare il finale, che spero di poter pubblicare a breve. Ops, mi è scappato un errore, ora lo correggo, grazie per avermelo fatto notare!

  4. Sempre piacevole il tuo stile descrittivo. Sai che ti dico? Secondo me ci vorrebbe anche un bel colpo di scena o qualcosa che vivacizzi l’intreccio.
    Ps: occhio alla conscutio temporum del passaggio “Qui, Samuele incrocia qualcuno. Due giovani innamorati stanno seduti sul muretto del porto e guardano il lago tenendosi per mano, mentre una signora anziana cerca di dare indicazioni stradali a un turista.” che non andrebbe al presente.
    💪