“Adamo”

«Quanto costa quello?» chiese l’ambasciatore Rufus, indicando con uno dei quattro tentacoli meccanici di cui disponeva, un robot serpentiforme ancora avvolto nella plastica vicino a lui.

«10000 sterling, Eccellenza» gli rispose Eginardo, il mercator di classe A5 che in quel momento lo serviva. «Il design è di alta fattura, il materiale in adamantio è il migliore che esista per questa categoria di intelligenza artificiale.»

«Non mi convince.»

«Se vuole glielo attivo subito.»

«Negativo, troppo appariscente.»

«Oppure c’è questo, Eccellenza.»

«Un Alfa? No, no, sono difettosi» borbottò l’ambasciatore.

«Quest’altro, Eccellenza?» il mercator non demordeva, aveva la testa rettangolare in acciaio e lo sguardo famelico acceso, doveva assolutamente vendere.

«Troppo alto, troppo ingombrante. Non mi serve un’astronave ambulante» gli rispose l’ambasciatore, in modo ruvido.

«Controllo subito sul database se riesco a trovare di meglio, Eccellenza.»

«R1? Dove sei finito?»

«Sono qui padrone.»

«Che diavolo fai laggiù?»

«Guardo un biologico.»

«Un che?»

«Un organismo vivente piuttosto strano.»

«Lo so cos’è un biologico, idiota.»

«Avrei anche un Q10 in magazzino. Domani mi arriverà un SY in versione deluxe. Non ho altro, Eccellenza, sono mortificato» lo sguardo del mercator perse d’intensità, gli artigli color argento completamente aperti come a scusarsi.

«Troppo lenti e impacciati. Di androidi ne ha?»

«Esauriti ieri. Aspetto le nuove consegne per la terza decade, Eccellenza.»

«Allora vediamo il biologico.»

«Certo Eccellenza, mi segua» il tono del mercator era così ossequioso da risultare irritante.

Percorso un breve corridoio e superati tre ambienti in cui erano presenti altri clienti con i rispettivi mercatores, si ritrovarono di fronte a una grande gabbia di ferro.

«Questo va alimentato e istruito, giusto?» gli domandò l’ambasciatore.

«È corretto, Eccellenza.»

«Che sta facendo?» s’intromise il piccolo robot da compagnia R1. «Non si muove, ma è vitale?»

«Silenziati» lo apostrofò l’ambasciatore.

«Certo che è vitale, sta soltanto recuperando le energie» gli spiegò il mercator.

«Dorme» commentò l’ambasciatore. «Non hai mai visto un biologico dormire, barattolo di latta?»

«No, padrone» R1 attivò i cingoli e si avvicinò ancora di più alle sbarre, per osservare meglio quel corpo di carne disteso.

«Dettagli della nutrizione?» chiese l’ambasciatore.

«Insetti, carne, verdura e acqua saranno sufficienti, Eccellenza.»

«Controindicazioni?»

«Nessuna.»

«Che ne dici R1?»

«Un biologico come questo nella sede principale della Corporazione non si è mai visto, resteranno tutti colpiti.»

«Volevano una novità? Eccola qui. Costo?»

«Controllo nel database, Eccellenza.»

«Sei sicuro, padrone?»

«Perché no?»

«Potrebbe scappare, ogni tanto qualche biologico lo fa.»

«Quelli meno evoluti R1, non certo questo. Una volta addestrato sarà perfetto.»

«Perché questo no?»

«Guardalo bene, R1.»

Il piccolo robot dalla forma cilindrica allungò il monocolo all’interno della gabbia.

«Dunque?» lo interrogò l’ambasciatore.

«Non vedo niente di particolare padrone, non capisco.»

«Appartiene alla specie dei nostri creatori.»

«Chi?»

«Lui.»

«Ma non erano estinti?»

«Quasi, non capisco proprio come sia finito qui. I permessi per queste creature il suo emporio li possiede?» chiese l’ambasciatore al mercator, impegnato nel database dall’altra parte del corridoio.

«È tutto in regola, Eccellenza» si sentì rispondere.

«Un umano vivo… costerà parecchio, padrone» il robot da compagnia R1 ritrasse lentamente il monocolo, restava dubbioso.

Un rombo squarciò il silenzio della stanza, il biologico però non si mosse e nemmeno loro, si trattava probabilmente di un cargo commerciale che stava per atterrare nella pista poco distante.

«Il prezzo è di 80000 sterling» li informò il mercator non appena li raggiunse; aveva una luce di nuovo intensa nei sei occhi bionici.

«Per mille droni… 80000 sterling?»

«Si tratta di un esemplare giovane e raro, Eccellenza.»

«Patologie?»

«Nessuna.»

«Virus? Germi? Batteri? Ci sono altri biologici nel distretto della Corporazione – persino alcuni vegetali – non vorrei che l’umano potesse infettarli» precisò l’ambasciatore.

«È sano e robusto come un pezzo di quarzo, mi creda, Eccellenza. Tutti i parametri sono nella norma, è stato lavato e disinfettato, nessun particolare agente patogeno rilevato.»

«Da dove viene?»

«Dalla terra a forma di stivale, Eccellenza.»

«Dal continente centrale, quindi.»

«Affermativo, Eccellenza, dall’antichissima Europa.»

L’ambasciatore Rufus si mise a camminare avanti e indietro davanti alla gabbia, la testa d’oro simile a quella di un insetto piegata verso il pavimento e i tentacoli uniti dietro la schiena sotto l’ampio mantello scarlatto, sembrava perso nelle sue congetture.

«Questi esseri, R1, erano i padroni del mondo prima dell’avvento di noi robot, poi hanno distrutto il loro ecosistema e si sono eliminati da soli. Oggi ne restano davvero pochi e sono ridotti a fenomeni da baraccone» disse, poco dopo.

«Fenomeni da baraccone? Espressione non comprensibile, chiedo maggiori delucidazioni, padrone» R1 emanava una luce verde lampeggiante dal monocolo, si comportava sempre così quando qualcosa gli sfuggiva.

«Lascia perdere R1… e smettila di accenderti e spegnerti come una lampadina!… D’accordo, lo prendo.»

«Benissimo Eccellenza. Per quando lo vuole?» il mercator era al settimo cielo, gli occhi bionici brillavano adesso come fari nella notte.

«Per l’anniversario della Singolarità.»

«Nessun problema.»

«Parla la nostra lingua?»

«Protocollo comunicativo effettuato, Eccellenza.»

«Un sapiens- sapiens a Città della Scienza nel 2684! Non è illogico, R1?»

«Affermativo… come lo chiamiamo, padrone?»

«Ha un nome?»

«No, Eccellenza.»

«Allora lo chiameremo Adamo.»

«Adamo?»

«R1, bullone arrugginito… Adamo è stato il primo uomo.»

«Il creatore assoluto?»

«No, quello era mille volte più intelligente e simile a noi.»

«E come si chiamava, padrone?»

«Dio.»

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Discussioni

    1. Grazie mille. Questo tuo apprezzamento mi piace molto. Cerco sempre di inventarmi qualcosa di nuovo ma non è semplice. Alle volte ci riesco, altre volte magari un pò meno. Però giudizi come il tuo mi danno la forza di continuare a scivere e a immaginare nuove storie.