
Agatha (The Scarecrow – 4)
Serie: L'Urlo Muto delle Ombre
- Episodio 1: La stufa
- Episodio 2: Matilde
- Episodio 3: Spazzino in quattro – 1
- Episodio 4: Spazzino in quattro – 2
- Episodio 5: Il cielo cova la neve
- Episodio 6: Controllori
- Episodio 7: Hell’s Tie
- Episodio 8: L’orologiaio
- Episodio 9: Pieno di benzina
- Episodio 10: Il getto
- Episodio 1: La cena (Attimi – 1)
- Episodio 2: Caffè in cialde (Attimi – 2)
- Episodio 3: Acque invernali (Attimi – 3)
- Episodio 4: Cappio (Attimi – 4)
- Episodio 5: Preferisco la tua cucina (Attimi – 5)
- Episodio 6: Gabriel (The Scarecrow – 1)
- Episodio 7: Gabbiani (The Scarecrow – 2)
- Episodio 8: Rivelazione (The Scarecrow – 3)
- Episodio 9: Agatha (The Scarecrow – 4)
- Episodio 10: Le conseguenze (The Scarecrow – 5)
- Episodio 1: Salsa barbecue? (1)
- Episodio 2: Salsa barbecue! (2)
- Episodio 3: Gelatina (1)
- Episodio 4: Gelatina (2)
- Episodio 5: Gelatina (3)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Agatha si trovava nei paraggi quando il padre di Gabriel tornò alla fattoria, quindi venne ingaggiata all’istante. Quando rincasava, il Signor Thompson aveva sempre qualche compito da assegnare a lei, a Jerome o a suo figlio.
In realtà, lei si era fatta trovare lì apposta, aspettando il ritorno del suo padrone. Jerome era distrutto, e voleva risparmiargli ulteriori fatiche, che difficilmente avrebbe retto.
“Seguimi, negra. Ho un lavoro per te.”
“Sì, Signore. Di cosa si tratta?”
Agatha era nata e cresciuta nella schiavitù di campagna, e dopo sessant’anni non faceva nemmeno caso a come veniva apostrofata dai bianchi. Anzi, se avesse dovuto raccontare a qualcuno della sua vita, avrebbe probabilmente sostenuto di esserne contenta. Aveva un tetto a tenerla al riparo dalla pioggia, un letto su cui dormire, dei vestiti e cibo a volontà. Se il prezzo era lavorare quindici ore al giorno sotto al sole, per sei giorni la settimana, le stava bene lo stesso.
Ovviamente, non teneva conto di un altro costo che doveva sostenere, un prezzo molto più caro del lavoro. La libertà. Ma lei, così come tantissimi altri afroamericani che avevano vissuto in quella situazione, non sapeva propriamente cosa fosse la libertà. Certo, conosceva il termine, e probabilmente avrebbe anche saputo darne una definizione soddisfacente, ma rimaneva il fatto che, per lei, libertà era solo un concetto astratto. Un po’ come quando si parlava di guerra a giovani ragazzi che hanno sempre vissuto in pace. E così Agatha avrebbe sicuramente risposto – se qualcuno glielo avesse chiesto – che sì, le sarebbe piaciuto essere una donna libera, ma fino a che punto si può desiderare qualcosa, senza nemmeno comprendere fino in fondo cosa essa sia; senza averne assaggiato nemmeno un poco?
Schiavitù, quindi, ma non solo: Jerome. Tutti – ma proprio tutti, anche gli schiavi – hanno qualche passione, qualche cosa da coltivare. I disperati, per esempio, rimangono solo con la fede. Se la perdono, allora cessano di esistere, e la frase sopra torna ad essere vera. Agatha aveva Jerome. E lui aveva lei.
I due non erano sposati, né tanto meno fidanzati. E non lo erano mai stati. Non avevano nemmeno mai fatto sesso, e a nessuno dei due era mai passato per la mente di baciare l’altro. La loro era una solida amicizia, il patto di due anime che avevano realizzato di non avere nulla se non la loro fratellanza. Agatha aveva guarito Jerome dalle ferite infertegli dal Signor Thompson decine di volte. Lui le aveva insegnato a leggere, e le aveva dato una mano a ottenere un sussidio da parte del governo federale (sussidio del quale Thompson – beata ignoranza – ovviamente non era a conoscenza). Insieme, avevano badato a Gabriel quando la Signora Thompson era venuta a mancare.
Il piccolo, fin da subito, sebbene non si fosse mai comportato male nei suoi confronti, si era sempre dimostrato indifferente verso Agatha. Cosa che invece non si poteva dire riguardo al rapporto del ragazzino con Jerome, tra i quali era al contrario nato un legame potente. A lei stava bene così: l’uno traeva beneficio dall’altro, e lei giovava del vederli felici.
Agatha aveva seguito il Signor Thompson nella rimessa dietro al fienile, dove si custodivano i macchinari della fattoria. Arrivati al coperto, si guardò le scarpe, tutte fradice e infangate.
“Non ti preoccuperai dei tuoi merdosi vestiti, eh? Devi forse andare a teatro, tu e quel negro?”
“No, Signore. Non importa” rispose mantenendo lo sguardo basso, in attesa di disposizioni.
“E allora non farmi pesare il fatto che ti sei sporcata, maledetta!”
Agatha non aveva mai provato, in tutta la sua vita, a discutere con il Signor Thompson. E senz’altro non avrebbe fatto diversamente, quella sera. “Mi scusi, non era mia intenzione.”
“Ecco, appunto” disse Thompson, il quale nel frattempo aveva tolto un telo da un gigantesco macchinario dalla forma cubica.
“Questa è una tritarifiuti. Domani dobbiamo farla funzionare, ma dentro, le lame sono tutte bloccate dai detriti dell’ultima volta.”
L’ultima volta, era stato lui a usare la macchina, da ubriaco. Indugiò per un istante, pensando a cosa dire, poi si voltò verso Agatha. “Maledizione, voi negri dovreste sistemare le cose, dopo averle usate!”
Agatha non disse nulla, e Thompson non proseguì la predica.
“Avanti, entra, lì in basso” e indicò una botola alla base del macchinario, attraverso la quale si accedeva all’interno, appena sotto le lame, “entra ed estrai tutto quello che interferisce con il funzionamento di questo aggeggio”. “E attenta a non perdere la testa” disse, scoppiando in una grassa risata.
Agatha non se lo fece ripetere. Si chinò, ignorando il mal di schiena e pensando a quanto avesse fatto bene a non lasciare quel lavoraccio a Jerome, e passò attraverso la botola.
L’interno della macchina era uno spazio angusto, di circa un metro per un metro. Non ci si poteva stare in piedi, ma solo in ginocchio e comunque curvando la schiena. Le lame, affilate come rasoi, le sfioravano i capelli. Agatha si fece passare una torcia elettrica dal Signor Thompson il quale, dopo averla apostrofata un’ultima volta, se ne andò in casa a bere.
Serie: L'Urlo Muto delle Ombre
- Episodio 1: La cena (Attimi – 1)
- Episodio 2: Caffè in cialde (Attimi – 2)
- Episodio 3: Acque invernali (Attimi – 3)
- Episodio 4: Cappio (Attimi – 4)
- Episodio 5: Preferisco la tua cucina (Attimi – 5)
- Episodio 6: Gabriel (The Scarecrow – 1)
- Episodio 7: Gabbiani (The Scarecrow – 2)
- Episodio 8: Rivelazione (The Scarecrow – 3)
- Episodio 9: Agatha (The Scarecrow – 4)
- Episodio 10: Le conseguenze (The Scarecrow – 5)
Molto bella la riflessione sulla condizione di Agatha. La scena con il signor Thompson è molto evocativa e spinge il lettore ad empatizzare inevitabilmente con la donna.
Molto particolare questo episodio, incentrato sulla figura bellissima di Aghata e con i due ‘uomini della sua vita’. Mi ha messo tanta, tanta tristezza soprattutto perché ci narri un pezzo di storia recente che è, in molti luoghi, ancora di grande attualità.
Ho voluto approfondire il punto di vista di una persona rassegnata alla sua condizione, la quale gli sembra anche “niente male”. Questo perché non sa cosa vuol dire essere liberi.
Spero di esserci riuscito 🙂
racconto
Questo racvonto mi ha ricordato il film capolavoro “Il colore viola”, anche se la trama é molto diversa. Credo di aver trovato in te, un nuovo autore che con questa serie, almeno, parla alla testa e – io credo – anche all’anima che é in noi.
Le tue parole sono bellissime, grazie davvero!
Non conosco il film che hai citato, ma mi hai incuriosito… l’ho aggiunto alla lista di film da vedere 😉
Ecco, ora sto in tensione. Come dicevo negli altri commenti, molto ben scritto.
Vedo che hai letto i capitoli tutto d’un fiato, e questo mi fa davvero molto piacere.
Spero che possiate apprezzare l’ultimo capitolo!