
Agostino
Eri di una bellezza insensibile. Alla luce del glicine, nella tua poltrona cuoio e quell’odore come di cedro, legno di palco intriso di parole. Agostino, avevi la grazia che si posa su chi raramente nella vita coglie il logos. Eppure avevi una tua anima pop che neanche disdegnavi. Potevi stare tra gli anarchici di Whitechapel o tra gli University Wits, splendevi ed era tutto. E nella tua stanza ho imparato ad ascoltare.
Eppure il debutto non era stato dei migliori. ‘’Entra e chiuda la porta, per bene, che non sopporto i rumori inutili’’, il tuo incipit senza neanche alzare lo sguardo. Sguardo di tenebra che ho imparato a decifrare. Richiusi la porta, perbene. E mi fissai sulla copertina consumata dagli occhi di un ‘’Tamburlaine the great’’.
Mesi di Londra tra tutti quei libri che odoravano dei pini di Whitehall e tra le spume colorate di Vidal Sasson che Alba dispensava. ‘’Sei bionda che vuoi ti faccia un po’ di rosso?’’. Carota-fluo, ecco cosa. Arrivai cosi’, fogli scritti in fretta e passione, una maglietta nera stinta e quei capelli lunghi carota fluo tirati su come potevo per ingannare il colore. ‘’Beh certo, elisabettiana di sicuro. Con quel colore…’’, segui’ l’intro sui rumori inutili. Agostino sapevi blandire in maniera sgraziata. Era quello che mi piaceva, oltre al tono di voce, al fluire indiscreto di una lingua che ne violava un’altra per traslare suoni e significanti.
Era solo il primo di tanti pomeriggi in quella piccola storia liberty che e’ Villa Mirafiori. Tu nella poltrona, io sul legno del pavimento dove riuscivo a individuare polvere spettrale mentre mi parlavi. Mi hai insegnato che la parola tradisce più di un amante distratto ma sa amare più di un uomo carnale. Mi dicevi che la potenza del logos era pari solo a quella di dio che poi era Shakespeare, o Marlowe o Webster o Johnson. Che le parole di voce -non di inchiostro- sono le più belle. ‘’Quelle dette non quelle scritte, quelle nate per risuonare non per restare morte su carta, quelle che vibrano nell’aria e mettono radici nel cuore. Diffida di scrive e lascia lì. Ama chi scrive e ne fa esercizio di voce, di vita’’. Questa la tua Bibbia che poi erano le tavole di ebano dello Swan, quelle immaginate e profumate di spezie del Globe, quella magia che mi hai lasciato tra le mani e gli occhi e si chiama teatro.
Tutto era teatro. ‘’Anche tu’’, disse un giorno marchiando con i suoi segni incontinenti e rinascimentali i miei fogli di timida studentessa. ‘’Ti sei mai vista? Dico, il rosso, il bianco, il nero. Ti sei mai vista? E quelle scarpe da working class. Teatralità. Ecco’’. No, diciamo che non mi ero mai vista dalla platea. E neanche sapevo di essere su un palco, seppur sconnesso, seppur periferico. ‘’Quelli che ti piacciono, quelli vestiti come te. Come si chiamano? Che io qui al massimo mi fermo a Leonard Cohen e già averlo fatto venire è una conquista, non credi?’’: eri curioso ma inflessibile. Cohen era musicista e non poeta. ‘’Siouxie & the Banshees, Cocteau Twins, Jesus & the Mary chain, si chiamano cosi’. Ma giuro che Webster è meglio’’, ti dicevo e magari sorridevo.
Erano solo pomeriggi. Era solo uno studio polveroso. Ero solo giovane e tu uno dei più grandi che io abbia mai vissuto. Era la nostra O di legno. E tu Prospero, Othello, Macbeth, Tamerlano, Lear. Era amore per le parole che mai avrei trovato più nel suo candore incontrastato.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Molto apprezzato. Una affinità elettiva che se si ha la fortuna di vivere ti forma e mai si dimentica.
In effetti la storia non c’è, o almeno non c’è nello spazio di questa pagina. E’ solo il racconto dell’educazione emotiva grazie ad una persona che ho avuto la fortuna di incontrare. Lui è Agostino Lombardo e il racconto l’ho ripescato dopo aver eletto dell’incontro virtuale narrato da Marta Borroni con Natalia Ginzburg. Sono quelle pietre miliari che segnano la vita, vere o fantasticate, e che ti cambiano per sempre. Grazie per le riflessioni.
C’è molta passione e sentimento e un’abilità nel fruirli in modo da non annoiare e di gestire la seconda persona (usualmente poco incisiva) in modo magistrale. Dal punto di vista di intrattenimento del lettore, a me è mancata una storia. Però ho apprezzato i concetti e lo stile che tocca a tratti il poetico.
Trovo che questo incontro immaginario sia fresco ed emozionante. Anche se queste parole non “vibrano nell’aria” ma sono confinate in un monitor sono state davvero speciali. Grazie