Al di là del tempo

Rimango ad osservarla, immobile dentro mentre fuori l’aria fredda è un sollievo per il viso.

La mia piccola non vedeva l’ora di tornare a volare sul ghiaccio: erano trascorsi mesi dall’ultima volta, e finalmente il momento che tanto aspettava era arrivato. La guardo, mentre allaccia i suoi pattini con un sorriso che la mamma ha imparato ad adorare da sempre.
“Vieni con me?” mi dice, mentre le mie caviglie hanno un lontano sussulto…
Mi guardo intorno, la maggior parte della gente barcolla più che pattinare, le scene sono sempre le stesse. Poi indico a mia figlia, già ormai a qualche metro dalla balaustra, un bambino con una tuta verde scuro.
“Hai visto come fila quel bambino lì?”
Poi alzo gli occhi sul papà: almeno, dovrebbe essere il suo papà. Ho la sensazione di averlo già visto: quei lineamenti non mi sono nuovi… ma potrei anche sbagliarmi, le persone si assomigliano un po’ tutte, quando indossano abiti simili.

E’ passata un’ora, ormai dovrei portare via la piccola, ma intanto lei va come una scheggia e di venir via proprio non ne vuole sapere, così decido di lasciarla fare ancora un po’. Ogni tanto butto l’occhio sul bambino con la tuta verde e sposto distrattamente gli occhi sul suo papà, con quel pensiero fisso di “Dov’è che l’ho già visto?”
Poi, come un’esplosione dentro il ventre di una miniera, mi ritorni in mente. La prima storia, ma di quelle che durano, quelle storie in cui arrivi a conoscere i suoi genitori, quelle che ti sembra non debbano finire mai… almeno per un po’.
Non sono nemmeno riuscita ad avvicinarmi, a salutarti, a parlare con te. Non so perchè, ma ero in quello stato emotivo nel quale sei praticamente sicura che ogni cosa che farai sarà quella sbagliata… così preferisci evitare l’imbarazzo.

E’ stato bello rivederti, sì.

Sapere che esisti ancora, che stai bene e che, forse, la vita ti è andata proprio come la desideravi, come è capitato a me. Certo che è proprio una sensazione strana, quella di avere i nostri figli a mezzo metro l’uno dall’altra, noi che ci eravamo fatti promesse d’adolescenti che di solito non si avverano mai, ma rendono seri rapporti che a volte nascono così improbabili…
Noi che però, forse, un po’ ci siamo rimasti dentro.
Anche solo nei ricordi, belli o brutti che siano, ma pur sempre parte di quello che siamo diventati.

Arrivederci tra altri vent’anni, amore mio.

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Discussioni

  1. “E’ stato bello rivederti, sì.Sapere che esisti ancora, che stai bene e che, forse, la vita ti è andata proprio come la desideravi, come è capitato a me. “
    è vero, la protagonista ha sperimentato il turbamento e non ha avuto il coraggio di avvicinarsi e parlare, eppure in questo passaggio traspare la serenità di chi è andato avanti, senza rancore, sia pure seguendo la direzione di sue rette parallele che non si incroceranno più.

  2. Ciao Sisu, qui non succede praticamente nulla, eppure dentro c’è una vita intera: il primo amore, quello che non si dimentica del tutto, e la strana sensazione di ritrovarselo davanti quando ormai siete diventati altre persone. Mi è piaciuto soprattutto quel finale, senza bisogno di aggiungere altro.