Alea iacta est

Serie: Il cammino dell'Angelo.


La vita… Un dono bellissimo, ma al contempo un crocevia di perdite.

Siamo tutti parte di un disegno ben al di fuori delle nostre possibilità.

Questo mondo… un giorno finirà e con esso il dolore cesserà di esistere.

22 Dicembre 2017

“Smettila lasciami in pace!” urlò Luciano svegliandosi.

Era sudato, ghermito dalla paura, la sua vista era appannata e il suo sguardo spento.

In cuor suo sapeva che ci fosse qualcosa di sbagliato in tutto ciò. Erano sempre più frequenti le volte in cui si svegliava in tal modo. Non sapeva più dove sbattere la testa.

La parte più inquietante di tutto ciò erano i suoi sogni. Pile di corpi ricoperti di sangue trafitti da molteplici colpi di lancia. Il cielo tinto di una tonalità rosso cremisi ricordando il fuoco degli Inferi. Ed una voce, una dannata voce roca che continuava a ripetergli:

“Fuggi… fuggi dalla luce misero essere umano, oramai è tempo.”

Luciano aveva paura, credeva di essere diventato pazzo. Chi non lo penserebbe a questo punto.

“Perché… perché! Che cosa stanno a significare queste parole!”

“Tutto è iniziato da quella maledetta telefonata! Non vi è nulla di normale in tutto ciò.” strepitò il ragazzo preso dall’ansia rigirandosi fra le lenzuola.

Così poco dopo, alzandosi, prese un lungo respiro riflessivo e si incamminò verso la cucina.

Laura gli aveva preparato la colazione lasciandogli un biglietto sul tavolo recitante le seguenti parole:

“Buongiorno amore mio, ti ho preparato la colazione perché come ben sai oggi dovrò dare un esame particolarmente complicato, perdonami se non ti ho salutato prima di uscire, ma ho preferito lasciarti dormire a sonni tranquilli.

“Tranquilli si fa per dire.” rise Luciano.

“Non oso immaginare cosa potrei fare se dovesse mai accaderle qualcosa, la amo con tutto me stesso.” aggiunse dopo aver finito di leggere.

Andò a lavarsi le mani e si sedette cominciando a mangiare. Laura conosceva a menadito i gusti di Luciano e anche in questo caso non si smentì. Nonostante fosse una semplice colazione con latte, fette biscottate e marmellata, il giovane si gustava ogni cosa pensando intensamente a lei, fiducioso nella riuscita del suo esame.

Una volta che finì di mangiare pulì laddove avesse sporcato e cominciò a vestirsi.

Ad un tratto il citofono suonò e il ragazzo infilandosi i pantaloni disse:

“Non aspetto visite a quest’ora… mi chiedo chi possa essere.”

Si mise una maglia e si diresse dinnanzi alla porta domandando:

“Chi è?”

Nessuno rispose.

Così si allontanò infastidito, pensando:

“Sarà uno scherzo di qualche bambino… meglio evitare di farsi problemi per nulla.”

Dopo pochi secondi il campanello suonò nuovamente, ma questa volta il suono era decisamente più insistente.

Luciano ancor più seccato si diresse nuovamente verso la porta, aprendola di impeto non curandosi di chi si potesse trovare al di là di essa. La risposta lo sconcertò.

Non c’era nessuno… Il ragazzo aveva paura, non poteva di certo essere un guasto. Aveva suonato due volte a distanza di un paio di secondi. Cosa stava succedendo…

Così ghermito dal terrore si girò di scatto percependo un brivido che gli attraversò tutta la schiena.

Un respiro gelido si accostò dietro il suo orecchio sussurrandogli:

“E così tu saresti Lucifuge…”

“Lucifuge?” rispose Luciano girandosi lentamente.

Una volta compiuta la sua “rotazione”, lo sguardo del ragazzo si fisso su quest’uomo che sembrava fosse apparso dal nulla.

Un signore sulla trentina,vestito elegante in giacca e cravatta, capelli neri, alto e slanciato. Uno stile molto signorile a primo impatto.

“Vorrai scusarmi Luciano, è da maleducati non presentarsi dinnanzi ad una nuova conoscenza.”

“Io mi chiamo Thánaeel e sono un Demone.” Disse fissandolo intensamente negli occhi.

Quel nome gli era familiare. La sua professoressa di storia delle superiori, il quarto anno aveva fatto visitare alla sua classe un museo munito di reperti archeologici risalenti agli anni di Cristo e quel preciso nome era inciso su di una lastra di pietra esposta assieme ad altre tre dentro una teca posta al centro di quella sala.

Luciano ricordò le parole scolpite di su di essa,recitanti:

“Il mero essere umano non può fuggire dalle ombre poiché esse fanno parte della sua essenza.”

Una frase raccapricciante che al tempo lo fece rabbrividire.

E oggi egli si trovava dinnanzi al peggiore dei mali. Quell’essere era uno dei 4 cancellieri degli Inferi, citato nei testi sacri come detentore degli occhi di Lucifero in persona e custode della prima zona nel nono cerchio dell’inferno. 

Il guardiano della Caina.

“Tutto questo non può essere vero!” disse Lux ansimando.

“Tu non esisti davvero!”

“Sei solo la proiezione delle mie paure!”

“Non puoi essere reale!” aggiunse gridando.

Thánaeel esplose in una fragorosa risata ed esclamò:

“Ricordo ancora quel tuo sguardo ricolmo di terrore la sera che ti trovai, quel teatro è stato un ottimo banco di prova per testare la tua natura… rivelatasi più umana di quel che pensassi.”

“E’ solo questione di tempo prima che tu possa riemergere definitivamente e forse ho finalmente capito come fare.”

Luciano udendo tutto ciò era sempre più sconvolto e facendosi prendere dalle emozioni tentò di sferrare un pugno a quel pazzo. Tutto ciò servi a ben poco. L’uomo con una velocità disumana afferrò il suo pugno e lo fermò a metà corsa sorridendo e scuotendo la testa in segno di disapprovazione.

“Vedi caro ragazzo, ti fai ancora abbindolare da quelle futili emozioni.”

“Esse ti rendono debole,vulnerabile… umano.”

“Non sai nulla su te stesso Luciano,faresti meglio ad informarti.”

” Nel momento in cui capirai chi e cosa sei,vienimi a cercare… AHAHAHAHAH!.”

“Sarò lieto di accoglierti.” concluse il demonio.

Al che lasciò la presa, si girò e sparì come se li non ci fosse mai stato.

Luciano cadde a terra quasi svenendo. Nonostante il suo animo forte, nessun essere potrebbe reggere ad un simile shock senza battere ciglio.

La telefonata.

Il teatro.

Quegli strani sogni.

Thánaeel.

I cancellieri Infernali.

e… Lucifuge.

“Cosa vogliono dire tutte queste cose?!”

“Perché proprio a me!”

Si chiese il ragazzo accasciandosi verso l’entrata della casa scoppiando in lacrime.

“Ma soprattutto.”

“Io… chi sono davvero.” aggiunse infine.

 

Serie: Il cammino dell'Angelo.


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