Alex

Serie: Vero come il male


Ora il suo protagonista sarebbe uscito dal foglio. Il suo racconto aveva un sapore vero. Provava calma, come se avesse adempiuto a un compito inevitabile. Si versò un bicchiere d’acqua, lo sollevò per un piccolo brindisi a sé stesso e con un gesto definitivo chiuse il monitor LCD del suo notebook.

La sveglia puntuale squillava tutte le mattine dal lunedì al venerdì alle 06:53, un orario piuttosto insolito determinato anni prima dopo svariate prove e aggiustamenti. Anche quella mattina Alex si svegliò con un’imprecazione trattenuta tra i denti. Si concesse un minuto per mettere in ordine i pensieri e pianificare velocemente la giornata.

In bagno, la faccia dell’uomo nello specchio sul lavabo mostrava i lineamenti di qualcuno che dimostrava più della sua età. Barba grigia e fitta da radere, fronte alta con la stempiatura tipica della mezza età. Un uomo qualunque. Quella mattina rinunciò all’umiliazione della bilancia: la guardò con disprezzo e andò dritto in cucina.

A colazione accompagnava il caffè con i soliti quattro biscotti al grano saraceno che gli piacevano tanto. Solitamente la moglie lo raggiungeva prima che lui terminasse. Si scambiavano un sorriso distratto e un cenno di saluto. A volte lei parlava di qualcosa che aveva letto o visto sul suo cellulare poggiato sul tavolo, o di quando andare a fare la spesa settimanale. Alex ascoltava metà delle parole della moglie, rispondeva con qualche cenno della testa. Poi salutava e usciva di casa.

Sua moglie Luisa era due anni più giovane. Sposati da ventitré anni, insieme fin dall’università, avevano due figli, Marta e Luca, una casa quasi finita di pagare e un legame solido e sincero. L’amore passionale dei primi anni aveva lasciato spazio a un affetto tranquillo e rispettoso. A letto, i rapporti erano sempre più sporadici e silenziosi. Le loro conversazioni passavano dall’organizzazione delle attività domestiche alla pianificazione delle vacanze. Qualche volta riuscivano a trascorrere una serata diversa andando al cinema o al teatro. L’avevano capito da anni, senza dirselo esplicitamente: preferivano assistere a uno spettacolo piuttosto che vivere l’imbarazzo del silenzio seduti al tavolo di un ristorante.

Uscendo di casa, anche quella mattina Alex incontrò il vicino che portava a spasso il cane, il quale orinava spesso davanti al cancelletto. Puntualmente il vicino ignorava sia il cane sia il saluto di Alex.

«Stupido idiota, prima o poi qualcuno ti darà una lezione», disse a denti stretti.

Il traffico in città a quell’ora del mattino era ancora accettabile, ma non mancavano mai gli stupidi a provocare il suo fastidio. C’era l’arrogante di turno che non gli lasciava la precedenza nonostante venisse da destra, oppure l’idiota che bloccava la viabilità perché doveva svoltare a sinistra in un punto dove era vietato. Ogni mattina si sforzava di mantenere la calma; tutto sommato il tragitto che lo portava in ufficio richiedeva solo quaranta minuti della sua pazienza.

Erano più di vent’anni che lavorava in quell’azienda. Aveva iniziato come tirocinante durante gli studi di ingegneria per non gravare sui genitori. Fin da subito aveva dimostrato valore e senso pratico, ottenendo l’assunzione e poi, dopo la laurea, la promozione a direttore tecnico. Il più giovane nella storia dell’azienda.

Il lavoro gli piaceva, ma col tempo qualcosa era cambiato. Gli stimoli si erano smorzati fino a trasformare le giornate in una routine prevedibile. Le ore scorrevano tra procedure tecniche, piccoli imprevisti, pause caffè e telefonate. Alex prendeva appunti minuziosi, organizzava documenti, controllava grafici e report.

«Alex! Scusa il disturbo, solo tu mi puoi aiutare.»

Anna apparve sull’uscio con l’agitazione stampata in faccia. Aveva lineamenti morbidi, occhi verdissimi e capelli castani raccolti in una coda bassa. Indossava abiti formali che il suo portamento rendeva comunque sensuali.

«Che succede?»

«Non riesco a far partire il programma per le stampe 3D.»

Alex si alzò subito, più per la sensazione familiare che provava ogni volta che lei gli chiedeva aiuto che per l’urgenza. Si recarono alla scrivania di Anna e si piegò verso lo schermo mantenendo una distanza precisa. Sentiva il profumo leggero dello shampoo della collega più giovane, pulito, con una nota dolce.

«Vediamo…» la causa del problema gli apparve subito evidente.

Dopo una manciata di secondi spiegò alla collega, in pochi passaggi, come risolvere il problema, con tono calmo e sicuro. Anna annuì con attenzione.

«Ah… ecco. Grazie. Io non ci sarei mai arrivata», disse con un sorriso semplice, sincero.

Alex ricambiò appena, ma dentro avvertì la solita espansione. Non c’era nulla di esplicito, eppure, per lui, era evidente: Anna nutriva una fiducia particolare nei suoi confronti. Tornò alla scrivania con la sensazione di equilibrio ristabilito.

Alla sera, solo, nel suo studio illuminato dalla lampada, Alex si dedicava alla scrittura. La tastiera diventava il suo spazio privato, l’evasione dal rigore del quotidiano. Brevi racconti, frasi risistemate più volte: scrivere era ciò che lo faceva sentire vivo.

Lì poteva diventare chiunque, parlare di chiunque. Tutto era concesso.

E lui era bravo. Il suo stile era apprezzato, preciso, curato. Pubblicava racconti sulle principali piattaforme online e partecipava a concorsi minori. I commenti erano sempre positivi:

Dimostri una notevole padronanza degli strumenti narrativi. Il tuo stile è pulito, rigoroso e caratterizzato da un lessico preciso”.

Oppure: “I racconti presentano una struttura equilibrata e una gestione efficace dei tempi narrativi”.

Il riconoscimento gli dava una gioia intensa, ma breve. L’appagamento svaniva lasciando un senso sottile di amarezza.

«Guardano, ma non vedono», continuava a ripetersi. Lo sforzo dedicato a ogni racconto non veniva percepito per quello che era. Tutto sembrava ridursi a un esercizio impeccabile ma freddo. A ferirlo era soprattutto l’esiguo numero di commenti: confrontava i risultati con altri autori e non accettava che scrittori mediocri ottenessero più attenzione di lui.

Anche quella sera, dopo aver letto alcune recensioni, la soddisfazione svanì lentamente. Alex rimase con la mano sul monitor del notebook prima di chiuderlo. In quel momento, in basso a destra, comparve la notifica di una e-mail in arrivo, oggetto: “I mitici della V C!!!”.

Continua...

Serie: Vero come il male


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Bella caratterizzazione, disturbata al punto giusto. L’immagine di lui, la sera, a casa, che scrive e si crea un mondo, mi ha fatto venire in mente la lettera del Machiaveli in cui racconta che, venuta la sera, si toglieva gli abiti quotidiani e indossava vesti regali per dialogare con i sapienti antichi. Ecco, nel tuo Alex ho visto il comportamento inverso: toglie i panni regali del lavoro (forse ciò che sa fare bene) e indossa quelli quotidiani dell’illusione (ciò che sappiamo fare male quasi tutti).
    Aspetto che persona e personaggio s’incontrino 🙂