Alex
Serie: Vero come il male
- Episodio 1: Vero come il male che ho fatto
- Episodio 2: Alex
- Episodio 3: La cena di classe
- Episodio 4: Rottura
- Episodio 5: Adam
- Episodio 6: Il libro
- Episodio 7: Premeditazione
- Episodio 8: Il male peggiore
- Episodio 9: Il successo
- Episodio 10: Rivendicazione
STAGIONE 1
Provava calma, come se avesse adempiuto a un compito inevitabile. Si versò un bicchiere d’acqua, lo sollevò per un piccolo brindisi a sé stesso e con un gesto definitivo chiuse il monitor LCD del suo notebook.
La sveglia puntuale squillava tutte le mattine dal lunedì al venerdì alle 06:53, un orario piuttosto insolito determinato anni prima dopo svariate prove e aggiustamenti. Anche quella mattina Alex si svegliò con un’imprecazione trattenuta tra i denti. Si concesse un minuto per mettere in ordine i pensieri e pianificare velocemente la giornata.
In bagno, la faccia dell’uomo nello specchio sul lavabo mostrava i lineamenti di qualcuno che dimostrava più della sua età. Barba grigia e fitta da radere, fronte alta con la stempiatura tipica della mezza età. Un uomo qualunque. Quella mattina rinunciò all’umiliazione della bilancia: la guardò con disprezzo e andò dritto in cucina.
A colazione accompagnava il caffè con i soliti quattro biscotti al grano saraceno che gli piacevano tanto. Solitamente la moglie lo raggiungeva prima che lui terminasse.
«Buongiorno», disse Luisa poggiando il cellulare acceso sul tavolo.
Alex rispose con cenno della testa e un sorso di caffè trattenuto in bocca.
«Dovremmo fare la spesa. Se ti va possiamo andare stasera. Io mi faccio trovare pronta al supermercato e tu passi a prendermi. Che ne dici?».
«Mi sembra una buona idea, ci sentiamo più tardi per organizzarci».
Poi salutava e usciva di casa.
Sua moglie Luisa era due anni più giovane. Sposati da ventitré anni, insieme fin dall’università, avevano due figli, Marta e Luca, una casa quasi finita di pagare e un legame solido e sincero. L’amore passionale dei primi anni aveva lasciato spazio a un affetto tranquillo e rispettoso. A letto, i rapporti erano sempre più sporadici e silenziosi. Le loro conversazioni passavano dall’organizzazione delle attività domestiche alla pianificazione delle vacanze. Qualche volta riuscivano a trascorrere una serata diversa andando al cinema o al teatro. L’avevano capito da anni, senza dirselo esplicitamente: preferivano assistere a uno spettacolo piuttosto che vivere l’imbarazzo del silenzio seduti al tavolo di un ristorante.
Uscendo di casa, anche quella mattina Alex incontrò il vicino che portava a spasso il cane, il quale orinava spesso davanti al cancelletto. Puntualmente il vicino ignorava sia il cane sia il saluto di Alex.
«Stupido idiota maleducato. Ti ci vorrebbe una bella lezione.», disse a denti stretti.
Il traffico in città a quell’ora del mattino era ancora accettabile, ma non mancavano mai gli stupidi a provocare il suo fastidio. O qualche arrogante a scatenare la sua rabbia.
«Come è possibile che in giro ci siano tutti questi rincoglioniti!?»
Ogni mattina si sforzava di mantenere la calma; tutto sommato il tragitto che lo portava in ufficio richiedeva solo quaranta minuti della sua pazienza. Anche se la tentazione di scendere dall’auto e uccidere qualcuno era molto allettante.
Erano più di vent’anni che lavorava in quell’azienda. Aveva iniziato come tirocinante durante gli studi di ingegneria per non gravare sui genitori. Fin da subito aveva dimostrato valore e senso pratico, ottenendo l’assunzione e poi, dopo la laurea, la promozione a direttore tecnico. Il più giovane nella storia dell’azienda.
Il lavoro gli piaceva, ma col tempo qualcosa era cambiato. Gli stimoli si erano smorzati fino a trasformare le giornate in una routine prevedibile. Le ore scorrevano tra procedure tecniche, piccoli imprevisti, pause caffè e telefonate. Alex prendeva appunti minuziosi, organizzava documenti, controllava grafici e report.
«Alex! Scusa il disturbo, solo tu mi puoi aiutare.»
Anna apparve sull’uscio con l’agitazione stampata in faccia. Aveva lineamenti morbidi, occhi verdissimi e capelli castani raccolti in una coda bassa. Indossava abiti formali che il suo portamento rendeva comunque sensuali.
«Che succede?»
«Non riesco a far partire il programma per le stampe 3D.»
Alex si alzò subito, più per la sensazione familiare che provava ogni volta che lei gli chiedeva aiuto che per l’urgenza. Si recarono alla scrivania di Anna e si piegò verso lo schermo mantenendo una distanza precisa. Sentiva il profumo leggero dello shampoo della collega, pulito, con una nota dolce.
«Vediamo…» la causa del problema gli apparve subito evidente.
Dopo una manciata di secondi spiegò alla collega, in pochi passaggi, come risolvere il problema, con tono calmo e sicuro. Anna annuì con attenzione.
«Ah… ecco. Grazie. Io non ci sarei mai arrivata», disse con un sorriso semplice, sincero. Quel leggero difetto all’incisivo la rendeva ancora più attraente ai suoi occhi.
Alex ricambiò appena, ma dentro avvertì la solita espansione. Non c’era nulla di esplicito, eppure, per lui, era evidente: Anna nutriva una fiducia particolare nei suoi confronti. Tornò alla scrivania con la sensazione di equilibrio ristabilito.
Alla sera, solo, nel suo studio illuminato dalla lampada, Alex si dedicava alla scrittura. La tastiera diventava il suo spazio privato, l’evasione dal rigore del quotidiano. Brevi racconti, frasi risistemate più volte: scrivere era ciò che lo faceva sentire vivo.
Lì poteva diventare chiunque, parlare di chiunque. Tutto era concesso.
E lui era bravo. Il suo stile era apprezzato, preciso, curato. Pubblicava racconti sulle principali piattaforme online e partecipava a concorsi minori. I commenti erano sempre positivi:
“Dimostri una notevole padronanza degli strumenti narrativi. Il tuo stile è pulito, rigoroso e caratterizzato da un lessico preciso”.
Oppure: “I racconti presentano una struttura equilibrata e una gestione efficace dei tempi narrativi”.
Il riconoscimento gli dava una gioia intensa, ma breve. L’appagamento svaniva lasciando un senso sottile di amarezza.
«Guardano, ma non mi vedono», continuava a ripetersi. Lo sforzo dedicato a ogni racconto non veniva percepito per quello che era. Tutto sembrava ridursi a un esercizio impeccabile ma freddo. A ferirlo era soprattutto l’esiguo numero di commenti: confrontava i risultati con altri autori e non accettava che scrittori mediocri ottenessero più attenzione di lui.
Anche quella sera, dopo aver letto alcune recensioni, la soddisfazione svanì lentamente. Alex rimase con la mano sul monitor del notebook prima di chiuderlo. In quel momento, in basso a destra, comparve la notifica di una e-mail in arrivo, oggetto: “I mitici della V C!!! – Cena di classe”.
Serie: Vero come il male
- Episodio 1: Vero come il male che ho fatto
- Episodio 2: Alex
- Episodio 3: La cena di classe
- Episodio 4: Rottura
- Episodio 5: Adam
- Episodio 6: Il libro
- Episodio 7: Premeditazione
- Episodio 8: Il male peggiore
- Episodio 9: Il successo
- Episodio 10: Rivendicazione
Mi associo a Francesca. Scrivere è una delle attività meno redditizie e frustranti, soprattutto se lo fai allo scopo di fuggire dalla tua frustrazione. C’è gente in giro che ha ucciso per molto meno. Mi piace tantissimo questo gioco di incastri. La vita che si mescola alla scrittura in una sorta di cortocircuito. Una trama solida, interessante, che fa venire voglia di continuare. Davvero bravo.
(Mi è venuto da pensare che l’Ulisse di Joyce lo hanno letto in cinque e capito in due. È più facile – ma diciamo pure rilassante, comodo – leggere i mediocri che misurarsi con il talento. Così, per dire…)
Ciao Irene,
Ci provo, è un esperimento e ovviamente un esperimento sottovalutato. Faccio molta fatica ad incastrare i pezzi. Spesso perdo il filo e devo rileggere tutto dall’inizio.
Potreste trovare delle incongruenze 😀
Ciao e grazie
P.
“L’avevano capito da anni, senza dirselo esplicitamente: preferivano assistere a uno spettacolo piuttosto che vivere l’imbarazzo del silenzio seduti al tavolo di un ristorante.”
Bellisima immagine. Amara, ma vera.
Ciao Irene
Grazie mille
P.
Ciao Pasquale ho letto il secondo episodio perché ero molto curiosa di scoprire la personalità di Alex. È un ritratto efficace della vita grigia e controllata del protagonista. La chiusura con la notifica della cena di classe è un buon gancio: dopo averlo visto così imprigionato nella sua quotidianità, viene voglia di sapere cosa succederà quando il passato irromperà nel presente. Bravo
Grazie Tiziana.
Un saluto
P.
Una vita come quella di Alex fa venire i brividi peggio della scena con cui conclude “Il male che ho fatto”. Quante frustrazioni si possono sopportare prima di strangolare qualcuno? D’altra parte, scrivere sui siti letterari è una delle attività privilegiate per infliggere dolorosissimi colpi al proprio narcisismo.
Mi piace quello che racconti e come lo racconti.
🙂
mi piace questa tua chiave di lettura.
Ciao Francesca e grazie.
Un saluto
P.
Ciao Pasquale. Il tuo racconto mi è parso come un’affascinante esplorazione della disconnessione tra l’autore e la sua vita, e tra la creazione artistica e l’esperienza umana.
La morte del personaggio, descritta in modo distaccato e quasi analitico, funge da metafora del controllo assoluto che Alex esercita sulla sua scrittura, ma anche della sua incapacità di trovare un reale significato nella quotidianità.
Il contrasto tra la precisione stilistica dei suoi racconti e la vacuità della sua esistenza emerge chiaramente. La riflessione sul riconoscimento e la frustrazione dell’autore è ben articolata, ma il finale lascia in sospeso un senso di incompiutezza, come se la vera realizzazione fosse ancora lontana.
Ciao Cristiana,
si, è come sospetti. La serie racconta di una “trasformazione”, è un esperimento mio personale.
Non voglio svelare troppo ma è una storia “circolare” e quando riuscirò a trovare il tempo e lo spirito giusto per pubblicare anche gli altri episodi, spero, tutto sarà più chiaro.
Intanto grazie per il commento e il like.
Ciao
P.
La vita di Alex ti scorre davanti con quella precisione un po’ dolorosa delle cose riconoscibili, la sveglia alle 06:53, i quattro biscotti, il sorriso distratto della moglie. E capisci che la scrittura non è un hobby, è l’unico posto dove respira. Quell’email finale è un gancio perfetto: vuoi sapere cosa c’è dentro.
Ciao Lino
Grazie per la lettura ed il commento.
Un saluto
P.
La scrittura come evasione dalla routine, l’ attività creativa che appaga più del solito menage quotidiano. Non del tutto soddisfacente per l’ autore che vorrebbero più commenti e più consensi, ma chissá, forse dovrebbe solo osare un po’ di più.
Mmmh… mi sa che anche tu hai già mangiato la foglia.
Mi ero illuso di shockare la platea e invece è tutto chiaro già dai primi capitoli 😀 😀
Grazie per il commento e la lettura
Ciao
P.
“A ferirlo era soprattutto l’esiguo numero di commenti: confrontava i risultati con altri autori e non accettava che scrittori mediocri ottenessero più attenzione di lui”
Il tempo premierà Alex e il suo autore, basta che pazientiate un po’. La stoffa c’è, il vestito è in corso d’opera. Io, come Alex, mi trovo ogni lustro, e ben da quarantacinque anni, con “I Mitici della Ve”, anche gruppo Whatsapp, per una cena conviviale in ricordo dei tempi della maturità.
Ciao Fabius
Grazie per il commento ed il complimento.
A presto
P.
Esplorazione interessante e profonda della vita apparentemente ordinaria di Alex, che si sta rivelando gradualmente.
Attendo il seguito…
Grazie Corrado
A presto
P.
Un capitolo dal realismo spiazzante. Bravo, Pasquale!
Ciao Concetta
Grazie mille.
Un saluto
P.
Bella caratterizzazione, disturbata al punto giusto. L’immagine di lui, la sera, a casa, che scrive e si crea un mondo, mi ha fatto venire in mente la lettera del Machiaveli in cui racconta che, venuta la sera, si toglieva gli abiti quotidiani e indossava vesti regali per dialogare con i sapienti antichi. Ecco, nel tuo Alex ho visto il comportamento inverso: toglie i panni regali del lavoro (forse ciò che sa fare bene) e indossa quelli quotidiani dell’illusione (ciò che sappiamo fare male quasi tutti).
Aspetto che persona e personaggio s’incontrino 🙂
Ciao Luigi
Grazie per l’Analisi puntuale e profonda.
Allarme spoiler:
Più che un incontro sarà una metamorfosi.
Un saluto
P.