Alex

Serie: Lascia che passi la notte


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo aver trascorso un fine settimana con Andrew e aver conosciuto suo padre, Annalisa decide di raccontare una pagina importante del suo passato.

Aprile 2007

Annalisa scese le scale del secondo piano del liceo ed estrasse dalla tasca posteriore dei jeans l’Ipod verde con il cavo arrotolato intorno.

Qualcuno la scontrò al braccio e la superò.

La Nigri, meglio conosciuta come Miss Universo e la sua amichetta del cuore, entrambe con i pantaloni a vita bassa e i capelli piastrati, la fulminarono con sguardi contornati di matita nera. “Scusa Conti, spero di averti fatto male.”

Lei ricambiò con un sorriso tanto grande quanto finto e infilò le cuffie nelle orecchie.

Non averle aiutate per la verifica di grammatica le sarebbe valsa una scritta sulle piastrelle marroni dei bagni lunedì mattina, un commento su qualche parte del corpo o sui suoi presunti servizi extrascolastici per i prof e per i compagni. Il peggio che potesse capitare, a parte occhiate maliziose, risatine e commenti sussurrati, era qualche richiesta da gente con gli ormoni a palla e il cervello nei pantaloni. 

Schiacciò il pulsante centrale dell’ iPod e le prime note di Bad Day le risuonarono nelle orecchie.

Nell’atrio, invaso dalla luce del primo pomeriggio, l’aroma del caffè delle macchinette si mescolava all’odore di detersivo; il bidello stringeva il mocio e guardava tutti con aria truce. Perché si ostinasse a lavare i pavimenti all’orario di uscita era un mistero.

Nel vialetto, il profumo pungente dei gelsomini le riempì il naso.

Dopo pochi passi, si sentì tirare per il cappuccio della felpa. Non le servì voltarsi per capire chi fosse.

La frangetta di Lorenza si sollevò con uno sbuffo. “Perché te ne sei andata?”

Annalisa tolse una cuffietta. “Stavi perdendo tempo.”

“Ma se dobbiamo aspettare un quarto d’ora per la corriera!” La sua amica sistemò meglio sulla spalla l’Eastpak celeste pieno di scritte e il principio di un sorriso le comparve sul volto. “Omar è venuto a ringraziarmi per avergli fatto copiare la verifica.”

Annalisa non riuscì a trattenersi dall’alzare gli occhi al cielo. “Appunto, stavi perdendo tempo con un cretino.”

Lolly arricciò appena il naso. “Non è un cretino, ha solo un po’ di difficoltà con lo studio.”

“Ti prego, è la terza volta che ripete il nostro anno.”

“Infatti mi ha chiesto una mano per studiare. Deve recuperare un po’ di insufficienze.”

Annalisa sbuffò una risata sarcastica. “E ci pensa ad aprile? Una mano da te la vuole per dell’altro.”

Lorenza si imbronciò. “Ma perché devi accanirti tanto su di lui? A me piace, dovresti essere contenta.”

Si fermarono poco lontano dal cancello e Annalisa addolcì il tono. “Lol, non posso essere contenta se ti piace un caso umano che ci prova pure con le prof. E questo è il meno, lo sai.”

La sua amica si sciolse la coda per rifarsela e spostò per un attimo lo sguardo altrove. “Sono quasi tutte voci e non è colpa sua se suo padre è in carcere.”

“Lo hai visto litigare con la sua ex, come l’ha spinta.”

Lorenza riprese a camminare. “Sì, è gelosa marcia e gli dà il tormento.”

In quel momento, sarebbe stato più semplice convincere sua madre a prenderle un motorino e mandarla in discoteca, piuttosto che far ragionare la sua migliore amica. Poteva giusto tenerla d’occhio.

“Quindi quando vi vedete?”

“Mi ha chiesto questo fine settimana, ma io ho rimandato a lunedì.” Lorenza sorrise furba e la prese sottobraccio. “È meglio farsi un po’ desiderare.”

Superarono il parcheggio degli scooter sotto i platani e lo sguardo di Annalisa attraversò la strada.

Per il terzo giorno consecutivo, lui era lì.

Stava appoggiato al muro con una kawasaki  parcheggiata accanto, indosso un giubbotto di pelle, maglia nera aderente in modo illegale e jeans strappati. Era impegnato a rollarsi una sigaretta, i capelli scuri e ondulati gli nascondevano parte del viso. Forse, si sentì osservato perché sollevò la testa e guardò nella sua direzione.

Nonostante i Ray-Ban gli nascondessero gli occhi, Annalisa sentì il suo sguardo percorrerla e un leggero calore sulla pelle.

Avvicinò a sé l’amica. “Non guardare. Tu sai chi è quello appoggiato al muro?”

Lorenza capì subito. “Sì, sta con una di quinta.”

Si sentì delusa senza una ragione. “Quindi aspetta lei?”

L’altra replicò con una risatina. “Lo so, è un figo da paura, ma noi siamo troppo piccole per lui. Ha 21 anni.”

Una mora tutta curve strizzata in un paio di jeans bianchi, attraversò la strada, gli si attaccò al collo e lo baciò con trasporto.

“Sta cercando di arrivargli in gola con la lingua?”

Lorenza le rispose con un’occhiata maliziosa. “ Non ti interessa mai nessuno e di questo qui sei gelosa?”

“Non è vero. È che limonare in quel modo davanti alla scuola mi sembra eccessivo.”

Lolly le fece il favore di non commentare quella scusa patetica e le allungò un pacchetto di Tic tac. “Comunque non è un tipo da storie serie, tranquilla.”

Finse di non notare l’informazione, ma l’apprezzò. Il gusto all’arancia dei confetti le si sprigionò in bocca.

Un rombo le raggiunse alle spalle e la Suzuki passò, Annalisa la seguì con lo sguardo fino all’incrocio.

Ormai erano arrivate alla fermata del bus davanti alla cartoleria. Lorenza riprese a parlare. “Sembra un po’ Step, no? Moto, aria da bello e dannato… Gli mancano solo gli occhi verdi.”

“Scamarcio nel film ha i capelli più corti.” Annalisa controllò l’ora sullo Swatch bianco e usò un tono disinvolto. “Comunque sai come si chiama?”

“Alex.” Lorenza la guardò con un sorriso sornione. “Vuoi anche il numero di telefono?”

Aprile 2022

Oltre il finestrino, il cielo iniziava a tingersi di arancione.

Andrew guidava con una mano sola, gli occhiali tra i capelli e l’aria tranquilla. 

Annalisa si era imposta di tenere quasi sempre lo sguardo sulla strada e sul panorama, ma il profumo di lui le solleticava il naso ricordandole la vicinanza. Raccontargli del suo passato, però, le veniva più semplice di quanto avesse creduto.

“Perché hai deciso di parlarmi di lui?”

Si aspettava quella domanda. “Mi avete fatto riflettere tu e tuo padre.”

Andrew trattenne un sorriso. “Ha tirato fuori uno dei suoi principi buddisti?”

Dall’auto davanti a loro un bambino li salutò. Annalisa ricambiò con un istante di ritardo. “Ho provato per anni a ignorare i ricordi, alcuni li ho proprio distrutti. Foto, la collana che mi aveva regalato… Ma non è bastato.  Io non lo voglio cancellare!”

Lui le sfiorò la mano. “Allora, continua a raccontare.”

Continua...

Serie: Lascia che passi la notte


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