Amore
Serie: Servizio in camera
- Episodio 1: Passaparola
- Episodio 2: Lavoro
- Episodio 3: Tecnologia
- Episodio 4: Cellulari
- Episodio 5: Terapia
- Episodio 6: Amore
- Episodio 7: Resa
- Episodio 8: Risveglio
STAGIONE 1
Le sfioro un fianco con un unghia, e già noto la sua reazione più sofferente.
– Ah… che diavolo… – protesta debolmente, conscia di doversi preparare al peggio.
Ma non ho voglia di andare per gradi: deve impazzire subito, ma stavolta veramente e per molto tempo.
Allungo la mano per prendere dallo zaino due rotelle di Wartenberg a tre ruote per ciascuna.
Mi siedo sopra di lei.
Ho il controllo del suo corpo, dalle anche, fino al collo.
Faccio scorrere le due rotelle lungo i suoi fianchi: le sue urla disperate sono per me sublimi.
– No, ti prego smettila subito. – non la sto ad ascoltare: andrà fuori di testa.
Crudeltà e cinismo sono le parole che governano le mie azioni.
Porto le rotelle suoi bicipiti e la vedo in seria difficoltà già dai primi istanti: non riesce a trattenere urla di sgomento miste a risa disperate. Quando le punte pizzicano le sue ascelle, un acuto sovrasta le urla precedenti: le rotelle si soffermano qualche secondo in più lungo l’incavo dell’articolazione del gomito per poi riprendere la loro folle passeggiata su quella setosa pelle.
Sentire quelle sconvolte lamentele mi inebria.
Ripercorro quel corpo per una decina di volte, fino a quando mi rendo conto che lei non riesce a reggere oltre la sofferenza – Riposati.
Prende lentamente fiato, rimanendo sospesa quando mi sente scendere dal letto.
– Dove vai? – chiede allarmata.
Per tutta risposta sfrego con energia le rotelle di Wartenberg sotto le piante dei suoi piedi ancora immobilizzate.
La reazione è divertente: si capisce che fatica.
Sta impazzendo ma non vuole cedere, ed io calco ulteriormente la mano.
Imprimo più forza sugli strumenti, velocizzando l’azione, per stimolare più superficie possibile; il risultato è superlativo: la donna ride istericamente dimenandosi come le avessero collegato degli elettrodi lungo tutto il corpo.
Inarca la schiena con forza, formando un dosso bellissimo che mette in mostra due seni meravigliosi; contrae i glutei per lo sforzo e per la sofferenza, sono estasiato: la torturerei per giorni.
No, cazzo. Devo terrorizzarla. Non innamorarmi di lei. Rifletto sulle nostre sensazioni che si fondono in un unico pathos. Deve avere terrore al solo sentirlo nominare il BDSM e le sue atroci pratiche. Deve sentire una fottuta paura di me!
I sui slip si sono inumiditi; stavolta mi premuro di verificare: mi bagno le dita solo nello sfiorare la stoffa; posso scostarle l’indumento senza far danni.
Lei ride e non accenna nessuna protesta. È concentrata sulle risate che la mia mano sinistra le procura con quel diabolico strumento.
Con l’indice premo tra le sue cosce cercando il clitoride: un mugolio di piacere mi fa capire di averlo trovato.
Estraggo un profilattico dallo zaino e mi accorgo che con la fretta ho preso una marca differente dal solito – Fanculo: speriamo non si rompa.
Mi faccio largo tra le sue gambe, poggio i gomiti lungo i suoi fianchi per far si che le mie dita possano pizzicare ininterrottamente le sue ascelle.
I miei ripetuti affondi la fanno ansimare oltre modo.
– Cosa mi stai facendo… – biascica lei – basta solletico…almeno adesso – mi supplica ansimante.
Sarei tentato dal fermarmi, darle una pausa, ma decido di non accontentarla: deve impazzire sempre e ininterrottamente.
Il piacere mi avvolge cominciando dal torace, lo sento salire lentamente dalla schiena e arrivarmi alla testa. Spingo più lentamente ma in maniera profonda e ritmata: voglio che lei raggiunga l’orgasmo.
Il suo respiro è affannoso: le sue risate, miste a mugolii di piacere, amplificano la mia eccitazione.
Sento il piacere scendere lungo la mia spina dorsale per giungere al ventre: sto per raggiungere l’orgasmo; smetto di solleticare le sue ascelle e infilo le mani sotto la sua schiena per afferrarle i capelli e spingere con più forza.
All’apice del piacere i suoi fluenti capelli neri lasciano il posto a corti capelli paglierini perfettamente impomatati.
CAZZO… una parrucca …
– ANCORA… NON FERMARTI… – implora lei con tono bramoso: faccio appello a tutte le mie energie: stringo le sue spalle per darmi maggiore forza, impegnandomi in una lotta allo strenuo delle forze.
Sono al limite: devo portarla all’orgasmo.
Pochi secondi ancora e il suo corpo viene percorso da spasmi incontrollati.
Sospiro soddisfatto, poggiandomi fianco a lei riprendendo a solleticarle una ascella.
La sua voce è strozzata – PIETAAA.
Rido soddisfatto: dopo l’orgasmo la sua pelle è infinitamente più sensibile.
Sfilo con indifferenza la parrucca che giace sotto la sua schiena cercando di poggiarla da qualche parte ma, anche in preda alle contorsioni più atroci, Crisalide si accorge di quello che è successo.
Finge di non dargli peso e mi guarda con una calma composta.
La bacio, ma da parte sua percepisco indifferenza.
Cazzo. Abbiamo appena scopato: me lo vorrai dare un bacio?
La mordo tra il collo e affondo naso e labbra fra le sue cosce baciandola intimamente prima di sdraiarmi al suo fianco.
– Posso toglierti quella roba dal viso? – chiedo.
– Puoi farmi tutto ciò che vuoi ma non togliermi la maschera. Erano i patti: ricordi?
Annuisco tra lo stizzito e il rassegnato: un nuovo impellente desiderio mi assale: devo riuscirci.
Mi ergo nuovamente sopra di lei, poggiandomi sul suo ventre: mi guarda soddisfatta per essere riuscita a tenere la maschera.
Ormai è diventata una questione personale.
Riprendo le rotelle di Wartenberg: ma stavolta il suo corpo è incredibilmente più sensibile, olio, creme idratanti e orgasmi rendono le sue percezioni amplificate a dismisura; posso sperare in una sua resa.
Guardo l’orologio a muro: 01 47′
Ho molte ore ancora a disposizione, ma la realtà è che sono distrutto, sfinito, vorrei solo stendermi al suo fianco e dormire: ma devo toglierle quella maschera.
SIII – il mio sguardo è attirato da un qualcosa: una candela, poggiata sulla cassettiera di fianco al letto.
Prendo la candela accendendola con un ghigno malefico.
Crisalide mi guarda spaventata: si starà chiedendo quali siano le mie intenzioni. Intuisco dalla sua espressione smarrita che sa benissimo di non possedere alcuno strumento per opporsi a qualsiasi mia iniziativa.
Amo giocare con tantissimi strumenti: chi richiede le mie prestazioni conosce la mia particolarità, il sapermi adeguare alle situazioni e la prontezza ad inventarmi sempre qualcosa di nuovo ed intrigante.
Non per nulla sono soprannominato Il Diavolo.
Lascio che alcune gocce di cera le cadano sul ventre: reagisce sofferente al calore torcendo con forza il busto nel tentativo di sottrarsi al bruciore penetrante. Una, due, tre , quattro gocce di cera cadono irreversibili, Crisalide non riesce più a contarle presa a scuotere freneticamente la testa . – No! Ti prego basta.- La sua voce mi implora, è in difficoltà: una marea di sensazioni contrastanti affollano il suo sguardo.
Non hai capito: io mi nutro della tua paura, respiro il tuo timore.
Gocce di cera riempiono il suo ventre ed ora anche i seni e prima che lei possa protestare, prendo le rotelle di Wartenberg e le faccio scorrere sulla sua pelle per rimuovere la cera causandole dolore e solletico: il bruciore viene occultato dalla sofferenza che quell’infernale attrezzo procura spezzando la cera solidificata.
– Devo toglierla – dico alludendo alla cera solidificata – non vorrai rimanere con quella roba addosso!
Non avrà tregua, mi ripeto, mentre faccio scorrere, come monopattini impazziti, le ruote della diabolica rotella sul suo splendido corpo.
Le sue risate isteriche riempiono la nostra alcova, mixate da urla disperate: alle sue suppliche io rincaro la dose – Mi fermerò solo quando toglierai la maschera.
Non vuole arrendersi, ma è paura quella che ora le leggo nello sguardo: cederà.
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Un racconto molto originale!
Grazie mille.
Beh, in effetti si è scritto di tutto e di qualsiasi cosa in tutte le salse: riuscire a creare qualcosa di originale e che ancora sorprende la gente non è semplice, quindi grazie.
Diciamo che ci ho sempre tenuto a creare un qualcosa di mio, personale.
A presto e grazie ancora 😉
In questo brano vedo le donne come specchi magici e deliziosi in cui si riflette la figura dell’uomo, raddoppato, provocando così strani appunti ai margini della mente privata. Tanto di cappello
Ti ringrazio per l’interessamento alla mia storia.
Spero anche i capitoli finali che si avvicenderanno a breve, incontrino il tuo favore.