Amore proibito

E’ l’anno 3050 e tra poche settimane sarà il mio diciannovesimo compleanno. 

E’ un’età che tutti aspettano con ansia, soprattutto i genitori di quei figli che vogliono rendere onore al nostro amato pianeta. Un pianeta che io odio, a dire la verità. Ormai qui la verità non la dice più nessuno poiché sono bandite idee ma soprattutto sentimenti ed emozioni. Il Governo di Kylex ritiene le emozioni un qualcosa di altamente destabilizzante per la nostra società, a loro dire, perfetta. E’ per questo che, una volta entrati, per amore o per forza, nell’esercito, ci vengono cancellati tutti i ricordi. I ricordi ti rendono impotente, ti rendono debole e perciò vulnerabile. Ma non è solamente quello che cambiano. Mi chiamo Leonardo e sono uno dei pochi ragazzi di questo pianeta a rimpiangere la nostra Terra, resa invivibile molto tempo fa a causa della stupidità degli uomini e delle loro guerre. Sul pianeta Kylex vivono esseri provenienti da diverse parti della galassia. Anni fa abbiamo dovuto imparare a convivere con queste “specie”, pena la morte. Inutile dire che faccio anche parte di un ristretto gruppo che odia il Governo e le sue inutili propagande sul rendere onore alla nazione. Fin da bambino sapevo di essere destinato a questa infausta strada, ma, crescendo, ho capito che l’autodeterminazione è possibile. Si, è possibile attraverso la ribellione. Non posso odiare i miei genitori, loro hanno avuto il posto che hanno sempre desiderato avere alla luce della loro stupida materialità e lo hanno pagato a caro prezzo: rinunciare a me, loro unico figlio. Ora sono qui, con la sua mano stretta nella mia, i suoi occhi verdi che sorridono. Ci amiamo e ci è proibito, come ci è proibito anche solo pensare di poter cambiare la direzione delle nostre vite ormai scritte ed intrecciate. Non posso entrare nell’esercito. Non posso dimenticare. I miei sentimenti verrebbero spazzati via. Cesserei di essere il Leonardo che ho costruito con tanta fatica. Cesserei di essere un essere umano. E’ troppo per noi ed è troppo anche per i giovani che verranno dopo di noi. Quel giorno, Sole Alfa e Sole Omega erano alti nel cielo, provocando una canicola insopportabile su tutto il pianeta. Il marchio che avevo inciso sull’anulare della mano sinistra, pulsava sempre più dolorosamente man mano che si avvicinava il mio diciannovesimo compleanno. Me lo fecero non appena nacqui. Quello era il simbolo della mia promessa verso il Governo, una promessa che altri si erano presi il diritto di fare al posto mio. Sin da bambino non mi era permesso amare nessuno all’infuori dei miei genitori, non avevo amici ed ero cresciuto nella più totale solitudine. Però loro non avrebbero potuto sapere che sarebbe stato il terreno fecondo ed ideale per far germogliare il seme della ribellione. Mi era permesso parlare solamente con i domestici della nostra sontuosa villa, che, per me, era il simbolo del più alto degrado morale dei miei genitori. Odiavo i domestici perché mi guardavano con uno sguardo compassionevole come se fossi destinato a morte certa. Ed io sapevo che era così. Entrare nell’esercito equivaleva alla morte interiore. Ormai ne ero rassegnato. Mi stavo grattando insistentemente il marchio, per cercare di alleviare il dolore, quando bussarono alla mia porta. Tre colpi leggeri.

– Avanti!- gridai per farmi sentire. La stanza era enorme ma quello che i miei non sapevano era che avevo nascosto, negli intercapedini dei muri, numerosi libri trovati al mercato nero. Era proibito possederne perché leggere creava persone intelligenti e difficili da manipolare. La porta si aprì lentamente in un cigolio che pervase tutta la stanza. Fece la sua entrata un ragazzo che non avevo mai visto prima. Era alto, ben messo nella sua corporatura e aveva degli occhi verdi davvero intensi. I nostri occhi si incrociarono all’istante. Notai che non mi guardava come se fossi un animale pronto al macello. Mi guardava e basta. Mi alzai di scatto dalla sedia, che cadde all’indietro. Ok, devo essergli sembrato troppo irruente, quella volta. Ma non so cosa mi spinse a farlo. Ho sempre creduto che il destino, prima o poi, sarebbe venuto a bussare alla porta.

– Buongiorno, Signore. Mi chiamo Filippo e d’ora in poi sarò il suo cameriere personale –

Posò il vassoio delle mie medicine e mise le mani dietro la schiena aspettando di essere congedato. Mi chiesi per quale motivo Susanna era stata allontanata, anche se un sospetto lo avevo. Nessuno si poteva permettere che io mi innamorassi. Ma quello che loro non sapevano, era che io non vedevo le donne in quel modo. Senza tanti preamboli, mi avvicinai.

– Lo sai perché prendo queste?- chiesi prendendo tra le mani le pillole.

– No, Signore – rispose, guardandomi negli occhi. Era alto come me ma probabilmente più piccolo di un anno.

– Queste, sono l’inizio della preparazione alla mia tortura. L’ingegneria genetica ha fatto passi da gigante dopo la Grande Depressione. Quando entrerò nell’esercito, mi toglieranno la possibilità di essere la persona che sono. Mi verranno iniettati degli ormoni ad alta specificità che cambieranno completamente il mio corpo: le fibre muscolari saranno sostituite da fibre a base metallica, trasformeranno le ossa in titanio e mi verranno iniettati inoltre dei catalizzatori che aumentano la velocità di pensiero, nonché la percentuale di uso del cervello. Praticamente, diventerò indistruttibile. Una macchina da guerra. Chi non lo vorrebbe?- mi cedettero le gambe e mi ritrovai seduto a terra, con le lacrime agli occhi e tra le mani i miei biondi capelli. Ero esausto. Non ne potevo più di tutta quella situazione.

– Io non lo vorrei- rispose Filippo accucciandosi affianco a me. I suoi occhi mi fissavano insistentemente. Quello che vi leggevo era tristezza e… rabbia? Si, era rabbia quella. Passammo assieme moltissimi momenti in quelle quattro settimane e io cominciai a sentire qualcosa. Un qualcosa a cui non riuscivo a dare un nome. Ogni volta che sentivo bussare alla porta, il mio cuore perdeva un battito e vedere il suo sorriso mi faceva dimenticare l’esercito. Ma sapevo che una volta entrato, avrei perso ogni mia memoria di lui. Il mio compleanno si avvicinava troppo velocemente e quello che sentivo per Filippo, cresceva sempre di più. Ero arrabbiato perché me lo avrebbero portato via, lo avrebbero sradicato, stracciato, come se fosse un’erbaccia infestate, quando in realtà, per me, era il fiore più bello del mio piccolo giardino. Quella sera, decisi che dovevo confessargli i miei sentimenti. Non potevo partire senza averglielo detto. Avrei avuto la certezza che quel mio sentimento sarebbe vissuto almeno nei suoi pensieri. Non sarebbe morto assieme a me. Andammo sul balcone delle mia stanza. Le due Lune rischiaravano il cielo e facevano brillare ancora di più i suoi occhi stupendi.

– Leo, c’è qualcosa che ti turba?- mise una mano sulla mia spalla e mi fece voltare. Dio, era perfetto. Una lacrima scese dal mio viso. Stavo rischiando tutto ma, d’altronde, l’avrei perso comunque.

– Filippo, mi sono innamorato di te – dissi tutto d’un fiato. Rimase a guardarmi senza dire nulla ed io abbassai lo sguardo per la vergogna. Deluso, feci per tornare nella mia stanza quando sentì prendermi per un polso. I nostri occhi si incatenarono e, dopo un tempo che sembrò un’eternità, le sue labbra si posarono sulle mie. Con una tenerezza disarmante, mi baciò, insinuando la sua lingua nella mia bocca. Da troppo tempo desideravo farlo. Misi le mani nei suoi capelli, scompigliandoli. Sentivo il cuore andare a mille e mai, mai, avrei creduto che nella mia vita avrei provato una cosa simile: la passione. I nostri corpi bruciavano al tocco, le sue labbra esploravano ogni punto del mio corpo. Mi buttò sul letto senza alcuna delicatezza.

– Oh, Leonardo. Tu non ti immagini da quanto tempo aspettavo che me lo dicessi. Non ne ero sicuro. Ma finalmente posso baciare le tue labbra- mi disse, baciandomi ancora una volta con una passione travolgente. Gli presi il viso tra le mani e insinuai la mia lingua ancora più a fondo, facendolo gemere ad ogni mio tocco. Ci perdemmo l’uno nell’altro. Finalmente.

Quella notte fu la notte più bella della mia vita, facemmo l’amore come credevo non fosse possibile.

– Non voglio dimenticarmi di te. Ma è quello che succederà una volta che sarò entrato nell’esercito – le lenzuola lambivano i nostri corpi nudi.

– Non devi andare. Troveremo una soluzione – disse Filippo disperato. Ci eravamo trovati e ben presto ci saremmo persi.

– Tu non mi perderai mai. Continuerò a vivere nei tuoi ricordi – dissi posandogli un bacio sulle labbra. Sapevano di sale. Il marchio sul mio dito bruciava sempre di più vista l’imminente partenza del giorno seguente. Non lo volevo ammettere, ma stavo già lentamente morendo.

– Ti amo, Leonardo- mi sussurrò stringendomi in un abbraccio. Quelle parole mi straziarono l’anima, ma allo stesso tempo mi donarono un calore che decisi di non voler dimenticare.

– Ti Amo anche io, Filippo – Ci amiamo e ci è proibito. Come ci è proibito cambiare il nostro destino. Ma ora sono qui, con la sua mano stretta nella mia e non ho più paura. L’Amore può veramente sconfiggere ogni cosa.

E’ l’anno 3055 e sono vivo.

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Discussioni

  1. Ciao Sara, fino alla fine mi sono chiesto se il racconto era autoconclusivo o se era l’incipit di una Serie. Poi sei riuscita a chiudere abilmente la storia, attraverso un finale amaro, incentrato sul senso del presente e sull’eternità di un momento di felicità. Mi è piaciuta l’intera parabola del tuo LibriCK e il modo in cui si è sviluppato. Il tutto arricchito da una prosa scorrevole e pulita. Complimenti.

    1. Ciao Tiziano! Grazie mille per aver letto la mia storia super breve. E grazie anche per il commento che mi hai lasciato. Non so se si coglie, mi accorgo che a volte può essere molto (troppo) sottile, ma c’è quel piccolo dettaglio dell’anno. E’ diverso l’anno all’inizio e l’anno alla fine. In qualche modo il personaggio è riuscito a sfuggire al suo infausto destino. Per quello dice che è vivo. Per lui non poteva essere “vita” quella in cui veniva privato sia di sentimenti che di ricordi. Grazie ancora per il tuo tempo 🙂