ANCHE I SOGNI SOGNANO

Serie: SONNILOQUIO


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Un maestro del sogno lucido ritorna sulla scena di un sogno folgorante. Qualcosa lo persuade di aver raggiunto un limite invalicabile. Racconto in quattro episodi.


Domenica 9 giugno.

Come già anticipato nell’ultima seduta, sono a ribadire in questa sede, mettendo nero su bianco nel nostro diario terapeutico, l’impellenza di tornare a quel sogno.

Lei saprà, dottoressa Fabris, quale importante contributo abbia inizialmente dato il suo metodo alla lenta attenuazione del mio disagio. Tuttavia, nonostante ciò, la “proiezione formale”, quella sua recente tecnica immersiva di visualizzazione delle geometrie domestiche, non ha fatto altro che sortire l’effetto opposto, ossia far progredire a dismisura le mie attività oniriche (che sia tutta colpa delle decorazioni sulle piastrelle del bagno?) Per di più, i piccoli esperimenti di “teatralizzazione del sogno” mutuati dai suoi studi sul role playing, l’approccio narratologico applicato alla ricomposizione del passato, l’interpretazione antifreudiana della realtà a partire dalle coordinate del sogno, l’ipnosi guidata… tutto questo ha contribuito, suo malgrado, a condurmi subdolamente verso ciò che reputo una “singolarità” nel mio intero registro onirico.

Sarò ripetitivo, ma ciò che è accaduto in quella piscina, ha superato ogni mia più rosea aspettativa.

Per una volta ho vissuto l’esperienza di un sogno che mi anticipava, quasi cercasse di autointerpretarsi con l’avanzare della storia.

So quanto lei disapprovi le mie “ricerche” – proprio perché percepisce tutto ciò come una ricaduta, un suo fallimento professionale e, perché no? una connivenza – ma stavolta sono sicuro di aver trovato qualcosa, “laggiù”.

Il sogno cercava di stabilire una comunicazione! Non mi parlava di me, bensì di sé, utilizzando i labirintici schemi dell’inconscio, tentando di mostrarmi la sua natura intelligente attraverso il solo linguaggio che conosca, fatto di allusioni, specularità, mise en abyme, sogni sognanti.

È come un bambino, dottoressa. E può imparare!

Rammenta l’inizio? Quando mi rivolsi a lei proprio per questa mia forte dipendenza dal sogno lucido: un’ossessione che non mi dava tregua, almeno fino a che non avessi bucato il punto più profondo dello spazio onirico. Fino a che non avessi dimostrato la natura esogena del sogno.

Ecco: ora so di essere a un passo dalla risposta.

Mi perdonerà se a volte m’illudo di aver fatto vacillare alcune sue certezze.

L’ho vista la sua espressione mentre riascoltavamo la registrazione dell’ipnosi guidata: ho colto il suo smarrimento nel comprendere che la voce alle mie spalle non era affatto una proiezione del mio inconscio, ma bensì qualcosa di molto più oscuro.

Ho visto la sua titubanza nell’interpretare lo sgomento del solo personaggio autocosciente – Callan, se non sbaglio – come un’ennesima mia “estroiezione” o un rispecchiamento involontario.

Ci sono troppe cose che ancora non possono essere spiegate, dottoressa. Sensazioni.

Esattamente come accade per questo diario – che probabilmente non verrà mai letto, o, alla peggio, verrà letto senza essere capito – entro cui imbriglio quegli stessi concetti non convertibili in parole che persino il mio sogno si è così scrupolosamente premurato di farmi notare.

Lo ammetto: non ho prove di questa “singolarità”, ma nel profondo SO che qualcosa di eccezionale è accaduto in quella piscina.

Ecco perché stanotte tornerò là.

Tornerò dai miei personaggi e indagherò le conseguenze di quel gesto estremo, del mio rivelarmi ai loro occhi fino al levarsi del grido agghiacciante che da mesi non mi lascia vivere.

Lo posso fare. Ho sempre saputo farlo.

D’altra parte sono il più forte onironauta di questa fetta di mondo.

Il miglior narratore simultaneo dai tempi di McGregor1. L’unico altro.

Ho consacrato la mia vita a tutto ciò.

Si potrebbe finanche dire che non abbia mai conosciuto la realtà; che, come un eterno viaggiatore, io non abbia mai avuto una casa. Ma senza una casa in cui tornare, che cos’è un viaggiatore? Un uomo che non ha mai viaggiato.

Ecco dunque dove si toccano gli estremi.

Io sono il più grande sognatore al mondo perché forse non ho mai sognato.

Semmai non dovessi tornare, dottoressa Fabris, le affiderò la registrazione dell’ultimo sonniloquio, così che lei possa indagare le ragioni del mio naufragio negli abissi del sogno.

Serie: SONNILOQUIO


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Discussioni

  1. Ciao Nicholas, questo tuo scritto è veramente spettacolare! Sei riuscito nell’intento di dare forte carattere a due personalità che possono parere simili seppure siano completamente diverse. Ancora complimenti!

  2. “Io sono il più grande sognatore al mondo perché forse non ho mai sognato”
    Questo concetto è veramente pazzesco ed è un pensiero che mi tormenta da sempre e che al contempo mi stimola. Sognare ha un significato ed è quello che, più o meno tutti conosciamo, è un processo indagato, studiato, osservato. Ma c’è profonda differenza fra colui che sogna durante il sonno e colui che invece lo fa volontariamente e con uno scopo, magari quello di stimolare la propria creatività. Immagino che questo mio pensiero non calzi molto con quanto espresso nel tuo testo. Tuttavia, mi ha ricordato una cosa mia e mi ha fatto un po’ sorridere. Grazie

    1. Grazie a te, Cristiana!😊 Ogni stimolo o suggestione è per me una vittoria. Credo che esistano due categorie di lettori (tra le infinite e imprecise categorie in cui si possono suddividere le individualità): quelli che amano i testi chiari, cristallini, e quelli affascinati dall’ambiguità della parola. Io rientro decisamente nella seconda categoria😂

  3. Sei riuscito perfettamente nell’intento di mostrare due personalità distinte, ovvero il sognante e il sognatore. L’uno, il sognante, è colui che sta materialmente vivendo il sogno, quindi la sua narrazione è caotica, convulsa, disordinata. L’altro, il sognatore, è colui che è vive nella realtà, consapevole di poter sognare e, dunque, il suo narrare è scorrevole, fluido, più comprensibile.
    Una scelta tecnica davvero notevole!

    1. Grazie ancora, Giuseppe! Non sai quant’è importante per me sapere che questa sperimentazione sia risultata efficace! In effetti sono partito un po’ titubante: avevo paura di mettere troppo in difficoltà il lettore con questa valanga di stranezze😁

  4. Wow!
    Queste pagine avrebbero potuto, forse più canonicamente, precedere le altre, introducendo gradualmente il lettore nella storia. E invece, si presentano qui, a tre quarti, dopo aver lasciato il lettore a sperdersi nel sogno, a uscirne annaspando. Un cambio anche di stile espressivo, perché la descrizione del sogno è più moderna, disinibita e quasi aggressiva, mentre il diario è più formale e il tono è quello delle opere del secolo scorso. Quasi come se il sogno fosse quello del lettore, mentre il diario quello di un protagonista che appartiene a una diversa epoca. Imparo.

    1. Sì! Volevo rendere l’idea dello sdoppiamento del protagonista, il fatto che nella realtà noi siamo persone diverse da quando sogniamo. Diversi per ricordi, identità, vissuto. Grazie mille!🙏