Annabelle Riley

Il commissario Gardner non riesce, ormai da giorni, a darsi pace. 

Non comprende il silenzio di quella donna, sola nella fredda stanza degli interrogatori. Non cede al ritmo incalzante delle domande, sembra quasi non respirare. Guarda continuamente un punto fisso al centro del muro che si trova di fronte a lei…non si cura degli interlocutori che si danno il cambio, di ora in ora, nel cercare di capire cosa sia accaduto in quella notte…nella quale è stata trovata, sola e sperduta, una donna con ferite in varie parti del corpo e, soprattutto, cosa stia pensando in quel momento. 

L’unica parola che è uscita dalla sua bocca è “Annabelle”. 

Poi il silenzio. 

Profondo quanto il vuoto che sembra avere intorno. 

Gardner prova a capirne di più e si siede di fronte a lei. La osserva silenzioso, ma lei non fa altrettanto…continua a mantenere lo sguardo fisso. Come se in quella stanza ci fosse solo lei. “Ti chiami Annabelle ?”, domanda l’ispettore. 

Non riceve risposta. 

Gardner cerca di mantenere la calma…prova anche una sorta di pietà umana…verso una persona che ritiene vivere una situazione psicologica complicata. “Dimmi almeno come ti chiami !”, riprova alzando un po’ il tono e poi aggiunge…”ti stai rendendo conto di dove ti trovi ?”. 

La donna, a quel punto, sposta il suo sguardo su Gardner. 

I suoi occhi verdi sembrano indagare con intensità quanto di più intimo ci sia nella personalità dell’ispettore, al punto, quasi, da spaventarlo. Continua a fissarlo, come aveva fatto fino a quel momento con il muro grigio che ha davanti a lei. 

Poi esclama sbarrando gli occhi…”Annabelle !”. 

Gardner esce dalla stanza e, rivolgendosi a un suo collaboratore, gli chiede di cercare più informazioni possibili in merito a persone scomparse nella zona. Nel frattempo osserva attraverso il vetro, rimanendo in silenzio. Dopo circa un’ora, il collaboratore di Gardner, Fringe, torna con le informazioni richieste…”ci sono tre donne scomparse misteriosamente e mai ritrovate”. 

Porge al commissario una serie di foto. Una in particolare attira l’attenzione di Gardner. E’ la foto di una delle tre, sorridente. E’ su un prato vicino ad un casolare. Il commissario riconosce il luogo…non è molto distante da lì. 

Rientra nella stanza e si siede davanti alla donna. Le mostra la foto…”guardala ! Sei tu vero ?”. 

Non riceve risposta. Neanche uno sguardo. Poi esce dalla stanza, prende le foto delle altre due donne scomparse e rientra…”sono amiche tue ? Dove sono ora ?”. 

La donna ritorna a fissare Gardner…”Annabelle…”. 

La voce è quasi un sussurro. Un gelido sussurro che attraversa tutto il corpo del commissario. “Ma chi è Annabelle ?”. La donna riprende a guardare il muro davanti a lei. Gardner chiama il collaboratore e decidono di andare a dare un’occhiata al luogo ritratto nella foto per trovare qualche indizio e dare un senso all’assurda storia che stanno vivendo. 

Giungono al piccolo casolare. Sembra disabitato da tempo, la porta di legno dell’ingresso è aperta. Il commissario e il collaboratore entrano con passo lento, guardandosi intorno. “Non c’è nessuno !”…esclama Fringe. Gardner continua a guardare a destra e a sinistra. Poi si rivolge al collaboratore…”tu vai a dare un’occhiata fuori, tra il prato e la boscaglia, poi ti raggiungo”. “D’accordo”, risponde Fringe prima lasciare il casolare. 

Il commissario entra in una piccola stanza. Sembra una vecchia stanza dei giochi. C’è un lettino, un vecchio orsacchiotto spelacchiato e impolverato, un piccolo cubo di gomma e, poco più in là, un bambolotto appoggiato alla finestra. 

Vicino un biglietto un po’ sgualcito con una scritta…”per il mio tesoro, dalla tua mamma”. Gardner lo prende in mano e lo osserva. Poi sente la voce di Fringe che lo chiama…”Capo, venite qui, c’è qualcosa che dovete sapere !”. 

Il commissario mette in tasca il biglietto e, uscendo, vede il suo collaboratore parlare con un uomo e gesticolare. 

Si avvicina. Una volta raggiunti, Fringe, piuttosto agitato comunica a Gardner che quel casolare fu la casa della famiglia Riley. Padre, madre e tre figlie. L’uomo scappò subito dopo il parto. La madre, costretta a crescere da sola le figlie…morì dopo una breve malattia. Le bimbe vennero affidate ad una cugina. “Ma c’è qualcosa di molto strano”, afferma Fringe…e prosegue raccontando che le tre ragazze portavano lo stesso nome “Annabelle”, ma una delle tre veniva sempre emarginata…al punto da covare rancore e uccidere le proprie sorelle per poi togliersi la vita. 

Proprio lì…in quel casolare. 

Gardner domanda a Fringe…”e quella donna strana e silenziosa che è in commissariato cosa potrebbe avere in comune con questa storia ? Magari è una testimone che ha assistito ai delitti ? E quelle ferite che ha a cosa sono imputabili ?”. Fringe si stringe nelle spalle e non risponde. Poi i due tornano in commissariato, congedando l’uomo che si è fermato a raccontare la dolorosa storia delle fanciulle. 

Una volta rientrati vedono, attraverso il vetro, che la stanza degli interrogatori è vuota. 

Non c’è traccia della donna. 

“Non può essere fuggita !”…esclama Gardner…”qui è pieno di agenti”. Entrano nella stanza e notano, sul tavolo, un piccolo bambolotto molto simile a quello che il commissario ha visto nel casolare. 

Di fianco un foglietto colorato…”Ad Annabelle, il mio tesoro, dalla tua mamma”. 

Gardner estrae dalla tasca il biglietto che ha portato con sé. 

Qualcosa lo fa trasalire. E’ sporco di sangue…

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Commenti

  1. Vanessa

    Rossano, storia pieno di mistero, ansia palpabile e attimi di suspence ben gestiti. Il tuo stile va dritto al punto, e il finale lascia una porta aperta alla fantasia. Ti faccio i miei complimenti 😊 alla prossima!!

  2. Claudio Massimo

    Trhiller dalle tinte noir. Bravo a dosare tensione e misteri. Già misteri: quello di Annabelle e delle sue sorelle e un passato in cui il male s’è palesato in tutta la sua follia. Attendo il seguito.

  3. Antonino Trovato

    Ciao Rossano, un horror psicologico in piena regola, la tensione è palpabile, la suspense ti assale la mente e ti fa rabbrividire, mentre il ritmo è sempre un costante crescendo che ti fa divorare il testo in men che non si dica… un passato tragico e una sorta di maledizione che lega le tre sorelle, e sono d’accordo con Micol, mi piacerebbe saperne di più… ciò non toglie che le tue descrizioni senza fronzoli ma vivide sono sempre efficaci, in grado di farmi visualizzare ogni scena e togliermi il fiato alla fine. Surreale e cinematografico! Bravo come sempre! Alla prossima!

    1. Rossano Baldin Post author

      Grazie Antonino. Riuscire a creare tensione in chi legge (o in chi ti ascolta quando si tratta di qualcosa che viene raccontato a un “pubblico”) è un esercizio difficile che, spesso, non raggiunge il risultato sperato o voluto. Lieto di esserci riuscito. Merito anche della storia di Annabelle…fra dolore e mistero…

  4. Micol Fusca

    Ciao Rossano, mi è piaciuta la tua ghost story. Mi ha tenuta incollata allo schermo fino all’ultima parola, con l’immagine delle tre “Annabelle” fissata nella mente. Avrei voluto saperne di più, non mi dispiacerebbe se concedessi loro una serie 🙂

    1. Rossano Baldin Post author

      Ciao Micol. Grazie per il commento e l’apprezzamento. Spesso i miei racconti lasciano spazio all’immaginazione su cosa potrebbe ulteriormente accadere, ma credo sia un po’ la caratteristica di una certa categoria di racconti brevi. Aggiungo che la tentazione di creare una serie c’è e c’è stata ma, al tempo stesso, credo di essere un po’ una frana in quanto a racconti a puntate. Nel senso che rischierei di perdermi per strada rovinando il tutto.

      Ma non è detto…in fondo…Annabelle è ancora lì…da qualche parte…:)

  5. Rossano Baldin Post author

    Grazie Riccardo per la lettura di “Annabelle Riley” e per l’apprezzamento. Sono contento che tu sia riuscito a “visualizzare” le varie scene e immaginato Annabelle con la sua storia. A presto.