Arancione fluorescente

Serie: L'incubo


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Un serpente morto, disteso sul tavolo, e Mimi, con il muso sporco di sangue, seduta dietro la carcassa, orgogliosa del regalo che stava offrendo al suo padrone. «Miao.»

Kirsi diede uno sguardo al grande specchio appeso all’ingresso; si avvicinò per osservare meglio e si arrese, constatando che l’ultima tinta non era stata un successo. Aveva sperato di ottenere un bel rosso rubino, come quello sfoggiato dall’affascinante attrice che aveva ammirato in una serie TV qualche giorno prima. Sui suoi capelli biondo miele, invece, il colore era risultato di un arancione talmente sgargiante da sembrare quasi fluorescente.

Si infilò il cappello di lana, afferrò al volo cappotto e chiavi, calzò gli stivaletti neri e uscì di casa in tutta fretta. Quando arrivò da Akseli, lo trovò già fuori con il borsone in mano, insieme ad Aila.

Lei, senza scendere dall’auto, si slacciò la cintura e si allungò sul sedile del passeggero per aprire lo sportello.

«Buongiorno!», urlò da quella posizione assurda. I due si avvicinarono e Akseli aiutò Aila a salire a bordo, poi fissò la sorella aggrottando le sopracciglia: «Che hai fatto ai capelli? Sembri una lampadina accesa.»

«Ecco, il solito idiota! Ho sbagliato colore, può capitare. Ma cosa vuoi capirne tu? Sali e zitto.»

Fingendo di guardare lo specchietto retrovisore solo per fare la manovra, osservò ancora una volta i ciuffi di capelli arancioni che uscivano dal cappello nero e pensò che non sarebbe rientrata a casa senza una tinta per porre rimedio a quella catastrofe.

«Passiamo dal supermercato al ritorno, ok? Devo prendere alcune cose.»

«Sì, nessun problema: farò rifornimento anch’io, ho il frigo vuoto», rispose lui distrattamente, intento a inviare un messaggio.

Stava scrivendo a Jenni per aggiornarla su Aila, ma anche per chiederle di cenare insieme: solo lei avrebbe potuto capire l’episodio del serpente e aiutarlo a trovare una soluzione. Se avesse anche solo accennato il fatto a sua sorella, l’avrebbe preso per pazzo.

Dopo circa mezz’ora arrivarono a destinazione. La casa di riposo che Kirsi aveva scelto per la madre aveva un aspetto accogliente; di certo non si poteva paragonare a quella in cui era stata precedentemente. All’interno di una recinzione in legno, lo stabile si estendeva in larghezza su un unico piano, ricordando lo stile dei cottage. Entrando, Akseli ammirò le aiuole ben curate, i tavoli e persino due barbecue. Provò a immaginare le giornate di Aila in quel luogo e si convinse che, tutto sommato, sarebbe stata bene. Eppure si sentiva turbato da una sensazione sgradevole che non riusciva a ignorare.

Nonostante quella fosse certamente la soluzione migliore per tutti, Akseli la viveva come un fallimento. Aveva creduto di salvarla portandola a casa con sé, aveva fatto l’eroe; ma ancora una volta, dovette riconoscere di aver sopravvalutato se stesso.

La responsabile, una donna giovane e cordiale, li accompagnò in quella che sarebbe diventata la camera di Aila. In fondo a destra c’era il letto singolo, con sopra un piumino a righe e due cuscini; sulla sinistra, di fronte al letto, c’era una grande finestra, accanto alla quale erano sistemati un tavolino e due sedie. La stanza era dotata di un bagno privato.

C’erano poi le aree comuni, come la sala da pranzo e il salone dedicato alla socializzazione: lì i residenti potevano guardare la TV, lavorare a maglia, disegnare o semplicemente chiacchierare.

Arrivò il momento dei saluti.

«Ciao mamma, noi adesso andiamo», le disse Kirsi abbracciandola. Dallo sguardo di Aila era facile comprendere il suo disorientamento.

Anche Akseli si avvicinò per salutarla: «Passerò domani pomeriggio, dopo il lavoro. Vuoi che ti porti qualcosa?»

Lei sorrise: «Sì, caro, grazie. Non ho fatto in tempo a comprarlo. Quello blu, lo sai».

Lui capì che si riferiva al cioccolato Fazer.

«Certo, te lo porterò.»

Quando uscirono dalla stanza, Akseli si stupì nel notare gli occhi lucidi della sorella. Kirsi non era mai stata un tipo sentimentale: era una donna forte, che intimidiva chiunque le stesse intorno.

Lei si accorse del suo sguardo e, tirando su col naso, si voltò bruscamente, asciugandosi le lacrime con la manica del cappotto; poi tornò a guardare dritto davanti a sé, sollevando il mento con fierezza, e ordinò al fratello: «Accelera il passo, che facciamo tardi».

Rimasero in silenzio per quasi tutto il viaggio. Solo quando raggiunsero il parcheggio del supermercato Kirsi tornò a mostrare il suo carattere di sempre: «Tutta la città ha deciso di andare a fare la spesa proprio adesso? Ma dove diavolo dovrei parcheggiare?»

Akseli scoppiò a ridere quando lei commentò la lentezza dell’auto che la precedeva: «Pappa ja lippalakki (nonno col berretto), mancavi solo tu!»

Continua...

Serie: L'incubo


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Mi è piaciuta molto la scena della tavoletta di cioccolato, è segno di una sintonia e di un legame che va al di là delle parole. Mi associo a Corrado, in quest episodio ci hai commossi e divertiti. Brava!

  2. Un istituto dall’ aspetto accogliente che, peró, trasmette sensazioni sgradevoli, chissà cosa nasconde dietro le apparenze degli spazi ordinati e ben gestiti da una responsabile che si comporta in modo cordiale. Staremo a vedere, continuando a leggere i prossimi episodi.

  3. Verrà il disgelo tra Kirsi e Akseli? Io ci conto, già le lacrime per la mamma dimostrano una dolcezza che, chissà perché, tende a dissimulare. Carina la chiusura col vecchietto col cappello: ogni mondo è paese. Brava Arianna, sempre.

  4. “Akseli scoppiò a ridere quando lei commentò la lentezza dell’auto che la precedeva: «Pappa ja lippalakki (nonno col berretto), mancavi solo tu!»” 😂Sembra quasi che tu conosca mio fratello: usa le stesse identiche parole quando guida! A parte le similitudini con la mia famiglia, stai creando personaggi e situazioni molto solide e ben delineate. Brava Arianna, aspetto il prossimo capitolo❤️❤️❤️

    1. 🤣 “Pappa ja lippalakki” lo dice spesso anche mio marito: è un’espressione utilizzata qui per indicare un tipo molto preciso di guidatore, il classico anziano col berretto che va pianissimo😁 Grazie di essere passata, buona giornata❤️