
Aria
Serie: In Your Room
- Episodio 1: L’Ombra
- Episodio 2: Black Mamba
- Episodio 3: Il Grande Cerchio nel Cielo
- Episodio 4: Mia madre
- Episodio 5: Aria
STAGIONE 1
Non sono ancora rientrato e già mi vedo sull’orlo del precipizio.
Giungo davanti al cancello, una lettera sporge dalla cassetta… la tiro via portandola dentro senza degnarla di uno sguardo.
Mi chiudo la porta alle spalle. Rumori attutiti, odori, parole a valanga. Solitudine.
Mi vede, aggancia.
«Davide, non ti ho sentito entrare, ero con Nadia.»
Resto in silenzio qualche secondo.
«Siamo appena tornate. Guarda che acconciatura.»
Fa una piroetta; le mollo giù un sorriso tanto compiaciuto quanto falso. Roba da far rabbrividire un iceberg.
«Allora Nadia non mentiva, ci sto bene…»
Nadia, non c’è che Nadia… e pensare che Susy ha ancora delle belle forme: le mancano solo occhi capaci di vederle. Spesso la paura di vivere ho incontrato.
Mentre si sposta nel salone, le piazzo gli occhi sul fondoschiena. Quello sì che mi parla di cose interessanti: ma le mie ambizioni con lei non hanno mai visto la luce. Apro il mobiletto dei liquori.
«Ghiaccio?»
Sediamo insieme sul divano, lei la testa in una rivista, la mia persa nel miraggio di due seni tondi. Non doveva andare così… in fondo, per anni abbiamo vissuto un buon equilibrio. Pochi immaginano quanto possa essere sorprendente la vita di un rappresentante: tutto filava a gonfie vele, con me in giro per mezza penisola e lei tranquilla tra casa, lavoro e Littolboi. Che di littol, ormai, ha ben poco.
Guardo sulla parete la foto di due sposini felici sotto un rosone multicolore. Vorrei che non comparisse, alle loro spalle, quel viso da scimmione. Papino, lui e le sue maledette ambizioni.
Buon Dio, esiste al mondo padre capace di scorgere una donna in sua figlia?
In realtà, già durante il fidanzamento realizzai che Susy non faceva per me. Ma ero troppo inesperto per comprendere in che pasticcio mi stessi cacciando, così trovai la soluzione più facile: mentre lei si barcamenava tra Università e papino, io approfittavo dei miei viaggi per farmi i privé più noti dei grossi centri, sfogando il mio preponderante istinto animale davvero apprezzato in quei luoghi. Lo stesso che, nei primi tempi, avevo creduto di poter vivere insieme alla mia giovane moglie. Tanto che giunsi alla proposta indecente: «Dove sta scritto che il matrimonio debba essere la tomba dell’amore?»
Ma non basta una laurea per cogliere l’attimo fuggente… la realtà si riversò su di me come una doccia gelida. Vissi allora la mia splendida doppia vita per anni, e quando rientravo nei fine settimana era perfino piacevole stare con la mia dolce metà. Facile sorridere, facile scherzare: perfino quel tronco di legno di un suocero mi sembrava simpatico. Infine, fui promosso a marito modello, grazie anche ai progressi nell’azienda.
La colpa però è solo mia. Quanti vivono le loro unioni godendo dei frutti di un’esistenza serena? Una bella casa, la famiglia e gli immancabili viaggi nelle capitali mitiche. Invece io, devoto a Cytherea e seguace del corpo che non mente, volevo udire insieme a Susy il canto delle sirene. Come Ulisse: ma senza incatenarci all’albero.
Da quando le cose sono cambiate, mi sembra di vivere in una gabbia. Un posto da funzionario; ogni sera a casa. Con l’esperienza riesco a sfuggire alla mia vecchia esistenza, aiutandomi come posso. Lei dopo cena si addormenta e io, che dire, assecondo da solo le mie fantasie. Ho perfino una collezione segreta di filmati amatoriali… i tempi d’oro delle mie incursioni nei club. Ma la verità è che fa male aver conosciuto quelle donne, reali come l’aria che respiro, piene di passione e voglia di vivere: mentre a Susy basta timbrare il cartellino una volta a settimana su un letto troppo grande, dove non faccio che fingere.
Questo sono diventato… sorrisi e menzogne. E oggi pago il prezzo del biglietto da visita più ambito che ci sia: manager rispettabile e marito felice.
Eppure, l’anima si ribella. Da mesi faccio lo stesso incubo: apro gli occhi in piena notte e, pur conscio di trovarmi nel mio letto, sento di non essere a casa mia. Provo a voltarmi ma gli arti sono bloccati; muovo allora gli occhi verso la finestra trovando, con mio sommo orrore, una parete buia.
Tra me e la vita, solo il ritmico respiro di lei che mi toglie l’aria.
Fuori è già sera. Stringo il bicchiere e mando giù d’un colpo, ghiaccio compreso. Perso, mi guardo intorno; lo sguardo cade sulla lettera, poggiata di taglio tra posacenere e parete. La apro senza un reale interesse… è firmata Fidelio. Vi trovo spillata una foto: seppur lontana, mi riconosco nella figura in primo piano. È di una settimana fa, scattata mentre mangiavo un panino sulla panchina del parco durante la pausa pranzo. I gomiti sulle ginocchia, la cravatta che pende nel vuoto, un impermeabile che sfiora l’erba.
Mi sembra di vedere un Robinson Crusoe dei nostri tempi. Eppure, quello sono io.
Fidelio… a stento recupero spezzoni di memoria che mi riportano all’epoca dei privé. Di colpo torna l’immagine di lui, seduto al tavolo più appartato, elegante e discreto nel suo completo blu mentre osserva lo spettacolo e, di tanto in tanto, scrive messaggi che le giovani cameriere dell’est consegnano ai destinatari. Talvolta si alza e siede tra le coppie offrendo bollicine a volontà mentre, affabile e gentile, dialoga con scioltezza. Quando qualcuno riceve il suo biglietto, sa che quella sarà una serata memorabile.
Torno al presente; turbato, mi decido a leggere la sola riga della misteriosa missiva: «La nostra è una vocazione: sappiamo cogliere i segni.»
Segue un numero di cellulare e la firma autografa.
Alzo lo sguardo verso Susy, tenendo la lettera come fosse una pergamena restituita dalle viscere del sottosuolo. Lei beve il suo drink, sfogliando distratta la rivista. Le chiedo se vuole fare due passi con me, sapendo già cosa risponderà. Esco e una volta fuori cammino, inspirando a pieni polmoni, sotto la luce fioca dei lampioni. Penso a Fidelio e sorrido…
Forse non sarò più un manager rispettabile.
Forse sarò un marito meno felice.
Ma tornerò, infine, a respirare l’aria.
Serie: In Your Room
- Episodio 1: L’Ombra
- Episodio 2: Black Mamba
- Episodio 3: Il Grande Cerchio nel Cielo
- Episodio 4: Mia madre
- Episodio 5: Aria
Molto immersivo il tuo racconto, sembra un insieme di fotografie da guardare su un tavolo per ricostruire la vita che rappresentano.
Non può che farmi piacere, Roberto. Lo spostare continuo dell’obiettivo deve essere, a mia stessa insaputa, il retaggio di una stragrande passione cinematografica. In realtà, la segreta speranza è sempre quella di catturare il lettore e farlo sprofondare nelle righe, come fossero sabbie mobili. Ma nulla è scontato.
Nel ringraziarti, ti faccio tanti auguri per la tua nuova avventura editoriale che, al di là delle frasi di rito, vedo promettente poichè la tua scrittura tende gradualmente verso una naturale armonia tra il “cosa” e il “come”.
Molto bello il tuo augurio, un grazie sentito.
Hai un modo di scrivere che cattura, davvero complimenti!
Grazie Melania… un bellissimo complimento.
La realtà è che il miglioramento deve essere un impegno costante, sicuramente per me lo è. In particolare, noi che scriviamo non possiamo fare a meno di affidare i nostri contenuti allo strumento della scrittura, confidando nella sua “performance”.
Grazie per la lettura
Pacato e introspettivo scavo psicologico in un’inquieta dimensione di fantasia….
Un’anomalia psicologica che evolve in esiti singolari……un dramma dell’interiorità…..un mosaico delle solitudini in cui ognuno è prigioniero……Fidelio e la potenzialità perturbante del messaggio di libertà e affermazione che sopravvive e si rigenera dopo la sofferenza…..
……una profezia all’incontrario…..una rivelazione dei valori in mezzo agli intrecci babelici della vita………
Ciao Migeè. Ho preso qualche ora in più per risponderti, considerate le implicazioni che le tue parole sottendono. Prima di ogni cosa però, mi sento di ringraziarti per questo tuo spingerti oltre, manifestare qualcosa di differente in un’epoca in cui si è quasi del tutto perso il valore dello scambio emotivo, dell’empatia. Siamo nell’era dell’«Io» mistificato da benefattore… ma resta l’intimo, dove non ci sono vie di fuga e la verità splende come il diamante.
«Una inquieta dimensione di fantasia». Sì, un’inquietudine che riflette la delusione d’amore. Se vuoi, la misura del tradimento.
«Un’anomalia psicologica, un dramma dell’interiorità, un mosaico delle solitudini». A mio parere, hai descritto spietatamente la coppia moderna con parole bellissime. Efficaci, veritiere.
«Fidelio e la potenzialità perturbante del messaggio di libertà e affermazione che sopravvive e si rigenera dopo la sofferenza». Mi inchino a questa tua interpretazione, che strappa a morsi brandelli di verità. Ne “Il pozzo e il pendolo” del grande Poe, a un passo dalla tragedia finale una mano giunge dall’alto salvando il condannato a morte.
«……una profezia all’incontrario…..una rivelazione dei valori in mezzo agli intrecci babelici della vita………». Nemo propheta in patria, quando scopriamo che la Terra Promessa può trovarsi anni luce distante da quella che è la nostra casa, la nostra vita.
Le tue belle parole, intrise di significato, mi hanno riportato a un bellissimo pezzo dei Pink Floyd, da cui estrapolo un verso da dedicarti: «Hanging on in quiet desperation is the English way». Ma “english” è il mondo intero.
Grazie di cuore.
…..poesia dell’essenza….grazie Robèrt per la tua dedica e per le tue opere…..
Di altissimo livello, come in genere lo sono i tuoi scritti. Mi è molto piaciuto, come mi sono piaciuti i riferimenti letterari, musicofili e cinematografici. Ho riconosciuto un riferimento sia musicofilo che cinematografico contemporaneamente, e uno mitologico-letterario, e probabilmente mi sfugge di tutti il più colto, o il più nascosto. Naturalmente se non teniamo conto dei due corsivi, che riportano direttamente i titoli di due film famosi. Quelli sono troppo ovvi e non li conto nemmeno.
È sempre un gran piacere leggerti.
Il più colto, probabilmente, è il riferimento a una celebre poesia di un grande maestro italiano.
Grazie per l’apprezzamento, il mio sforzo più grande è sempre quello di trasmettere ogni minima sfumatura di emozione ai lettori.
Quanto approfondimento psicologico. Bene!
Hai detto bene, Kenji.Ogni volta che a comandare è la passione carnale, si scende inevitabilmente in profondità.
Grazie per la tua lettura.
Con il tuo solito stile impeccabile ci mostri che, un po’ come Beatrix Kiddo, non si può cambiare ciò che si è, si può solo fingere.
Le tue pubblicazioni non sono molte, ma tutte “d’autore”.
Caro Francesco, spesso il tuo commento regala quel “quid” che non ti aspetti. Non è solo il gradimento a far piacere, ma questo tuo approccio che reputo prezioso, lo stesso che anch’io cerco di avere con le mie recensioni, chissà se con successo.
Sì, Beatrix Kiddo. Anche detta Black Mamba, che casualmente è il titolo di un precedente testo di questa serie. Aggiungo che nell’attuale breve storia ci sono almeno due riferimenti cinematografici (questo “almeno” lascia aperto uno spazio…)
Hai ragione, non ci resta che fingere. Ma nel più profondo, come nel grande Gatsby, c’è una lanterna verde che non si spegne mai: quando incontreremo la nostra anima gemella, come gocce di mercurio ci fonderemo in un solo corpo, una sola anima, e comprenderemo appieno i versi di un celebre brano dei DM – Feelings are intense/Words are trivial-.
Grazie Francesco.
Bello. continua la storia.
Mi fa piacere ricevere il tuo apprezzamento. Questa serie vuole un po’ entrare nella stanza di ogni lettrice/lettore. Non il salone o la cucina, neanche quella da letto: l’ambizione è trovare la chiave per violare l’antro più intimo.
Grazie, Rocco.
…nel solco dei “mille e non più mille”.