Aria

Succede che sei andata via. Così, di punto in bianco. Ti ho cercata per la casa ma tu non c’eri già più. Avevo un sorriso e un mazzo di fiori per festeggiare ma non è bastato a riportarti indietro.

Succede.

Succede che ho pensato di morire quando mi hai risposto al telefono dicendo che non saresti più tornata.

Fino a ieri sono rimasto a guardare la  porta di casa sperando che da un momento all’altro si muovesse insieme alla tua voce. Succede da un mese, tutti i giorni, e nel frattempo, non è successo niente. Da quando sei sparita mi siedo a tavola e lascio un bicchiere pulito di fronte a me. Lo fisso sperando che cambi qualcosa ma resta vuoto, come il foro che mi hai lasciato all’altezza del petto.

Stanotte ho sognato che ci mettevi un dito e lo vedevo oltrepassarmi le scapole. Ridevi. Io non capivo e a dir la verità non credo che lo capirò mai.

Sei sparita senza dire niente, senza  la possibilità di replicare.

Doveva andare così, si dice in questi casi e ci si abitua all’idea di restare da soli pensando che le cose, per capirle, non devono essere spiegate. Succedono e basta, e succede che mi trovo in questo vagone pieno di voci che si incrociano sulla mia testa e si annodano senza un filo. Non riesco a pensare, ho gli occhi chiusi e senza un motivo valido ho la giacca buona che mi hai regalato. Profuma ancora di quell’acqua di colonia che mi comprasti a natale. La odio, come la odiavo quando me la misi per la prima volta. Chissà se te ne sei mai accorta. Forse oggi te lo direi, come ti direi che la cucina francese mi fa schifo e le tue diete alternative non vanno bene neanche per il criceto che lasciavi a chiunque. Lo sai che saltava quando uscivi la sera con le tue amiche? Che stronza che sei stata! E pensare che quel coso peloso me l’hai lasciato qui come se fosse un pacco. L’hai lasciato a me, a me che non sapevo neanche dove fossero gli occhi e per giorni mi sono preoccupato del suo appetito.

“Non vuole mangiare con me” mi ripetevo spingendogli la foglia di lattuga. Mi prendevo cura di lui pensando a te.

“Non ha fame sto coso” mi dicevo, prima di capire che la bocca era dal lato opposto.

Rido ogni volta che ci penso e vorrei ridere delle scuse che inventavi quando facevi tardi la sera.

Vorrei scappare, respirare aria nuova  perché l’afa di questa metro mi avvolge nel suo putrido caldo e si aggrappa alle narici riportandomi a quelle sere quando restavo da solo come uno schiavo bendato in mezzo al deserto. Mi manca l’aria per quanto sei stronza e avrei dovuto capirlo subito che con te avrei fatto la fine del criceto. Se mi vedessi ora, forse ti farei anche pena. Un uomo solo, abbandonato a sé stesso, con una gabbietta nauseante accanto a lui e una rivista sgualcita nella mano. Hanno detto che sono dimagrito, lo sai? Forse no, ma chissenefrega perché ormai la decisione l’ho presa. L’ho presa dopo che ti ho vista nel bar con quello lì. Pensa che quella mattina avevo messo un fiore nel tuo bicchiere perché ti avevo sognata, di nuovo. Doveva andare così, bisogna rassegnarsi a pensare che le cose succedono. Bisogna imparare a lasciar correre e tutto andrà esattamente come deve andare. Bisogna prenderne atto e saper reagire. Reagire come la decisione che ho preso. Facile, basta scegliere il binario giusto, quello più affollato e non pensarci più. Bisogna lasciare che il destino compia il suo progetto e ti porti dove ha stabilito. Chi sono io per oppormi al destino? Nessuno. Nessuno, soprattutto dopo che ho vinto cinquantamila euro e avevo comprato un mazzo di fiori per festeggiare con te.

La voce metallica annuncia la mia fermata e io respiro più forte, è arrivato il momento. Con gli occhi serrati apro una pagina della rivista che mi hai regalato e stringo il manico della gabbietta, sollevandola. Le porte si aprono, la gente mi spinge verso luscita e il vento della galleria mi sposta di qualche centimetro. Apro gli occhi e i binari sono di fronte a me, devo solo aspettare il momento e avere il coraggio. Sorrido al criceto, guardo la rivista e la spiaggia dorata è sempre lì, baciata dal mare cristallino con le barchette all’ombra delle larghe palme. Il destino ha scelto che morirò a Cuba.

“A Cuba, tra settant’anni” aggiungo guardando nella gabbietta. Sorrido compiaciuto mentre il mio amico mastica una foglia di lattuga. Gli ho messo una “X” sopra la testa e da quel giorno ha fame. 

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Commenti

  1. Tiziano Pitisci

    Ciao Fabio, è bello ritrovarti dopo tutto questo tempo e sono felice della tua partecipazione al Lab. La tua storia mi ha colto di sorpresa. Il paradosso di vivere l’assenza di qualcuno attraverso quello che ha lasciato (fosse anche un animale domestico senza capo ne coda) si fa metafora di un rapporto sbagliato (o quantomeno unidirezionale). Sul finale immaginavo il colpo di scena ma sono rimasto fino alla fine col fiato sospeso. Indovinate anche le sfumature ironiche. Complimenti davvero. Ah, visto che c’eri peró, potevi fargli vincere qualcosa di più al nostro amico 😃

    1. Fabio Volpe Post author

      Ciao Tiziano! Grazie per aver letto il mio racconto. Ho cercato di dare una sterzata alla vita di sto poveretto. Non gli può andare sempre male. Sono contento che ti sia piaciuto.
      Hai ragione, potevo abbondare con la vincita ma io sono sono modesto e pure quando devo esagerare non ce la faccio! 🙂
      Alla prossima

  2. Micol Fusca

    Ciao Fabio, la cupa speranza del protagonista di questo racconto mi aveva dato a intendere che il finale sarebbe stato del tutto diverso. Aggrappato al passato, al suo mondo, pensavo ad una logica conclusione. Sono felicissima che lui e il criceto abbiano preso una decisione importante. E, sono felicissima che finalmente sia riuscito a individuare capo e coda della povera bestia. P.S. non ho mai avuto un criceto…

  3. Dario Pezzotti

    Ciao Fabio, complimenti per il racconto e per le descrizioni che penso siano il tuo punto di forza. E complimenti anche al protagonista del tuo racconto: lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare non è mai facile.

    1. Fabio Volpe Post author

      Ciao Dario. Grazie per aver letto il racconto. Le descrizioni mi piacciono, è vero, ma cerco di prenderle dal lato interiore delle cose. “Cerco” di non fermarmi alla descrizione esterna e poi tutto si collega da solo.
      Il pesonaggio? Si, meritava una rivincita!

    1. Fabio Volpe Post author

      Ciao Giuseppina. Grazie!
      Effettivamente ho giocato fino alla fine sulla dualità della situazione.
      Il criceto? Si, fa ridere pure me.
      Grazie

  4. Antonino Trovato

    Ciao Fabio, questo è un racconto splendido, divorato parola per parola, un lungo inno al cambiamento, al lasciarsi alle spalle amori e amarezze per poter ricominciare… mi accodo ai commenti precedenti, inchinandomi alla potenza descrittiva di questo racconto… Complimenti!

    1. Fabio Volpe Post author

      Ciao Antonio. Che bello! Sono felice ti sia piaciuto. Sono quelle cose che ti escono così e devi scriverle di getto. L’ho scritto così come lo hai letto. Senza prendere fiato. Se avessi aspettato, sarebbe sparito.

    1. Fabio Volpe Post author

      Ciao Cristina, succede che il tuo commento è una spinta a credere in quello che si fa.
      Grazie per averlo letto.

    1. Fabio Volpe Post author

      Ciao.
      Grazie per averlo letto. Effettivamente la sensazione era proprio quella. Sono contento che ti sia piaciuto