Asse morta
L’ussaro Kendrick non procedeva sul suo destriero, scortato come sempre dai suoi catafratti. Era a bordo della lettiga di famiglia sorretta dai vampiri verdi, come il più impomatato dei patrizi imperiali dell’ovest.
L’Impero dell’Ovest, già. Che rabbia.
Ma che volevano gli imperi da loro?
I vampiri erano una specie giovane. Dovevano slegarsi dall’alleanza con l’impero di Domiziano il Tattico, così come il Ducato del Cimitero doveva staccarsi dall’Impero dell’Est.
Loro erano i Popoli Morti, coloro che sopravvivevano alla più implacabile delle piaghe della vita.
Regno dei Vampiri, Ducato del Cimitero dovevano riunirsi di nuovo nella loro vecchia alleanza, tagliare il cordone ombelicale.
Kendrick fremette di emozione: stava incontrando qualcuno di importante, che forse avrebbe permesso la nuova alleanza. Lui , nel suo futuro auspicabile e pieno di gloria, la chiamava l’Asse Morta.
I vampiri verdi grugnirono.
Quei subvampiri, che usavano dormire sotto la nuda terra e non in eleganti bare, erano proprio delle bestie. Sui Monti Laconi facevano massacro degli opliti, certo Tuttavia Kendrick li disprezzava. Non avevano nulla di signorile. Erano buoni solo a spezzare e dilaniare.
Kendrick diede uno sguardo fuori. «Che c’è?».
Il subvampiro che dirigeva quella schiera latrò qualcosa. Sguardo truce, ingobbito, sporco di terra. Chi lo capiva?
Kendrick comprese che erano arrivati nel luogo dell’appuntamento.
Scese dalla lettiga, calpestando con gli stivali i resti di quello che sembrava un vampiro mascherato alato. Si mise indosso il colbacco, simbolo della sua autorità. Un modo per essere riconosciuto, anche da chi era stato scelto da altri come nemico.
Quello era il confine fra Regno dei Vampiri e il possedimento costiero cimiteriano della Nistria. Il suolo, ricoperto di resti di soldati; in cielo, aurore e nubi. Il consueto azzurro che ricopriva tutta Aster non accettava la notte forzata che mantellava il territorio vampiro. Secondo i legionari imperiali, quelle mammolette, il posto era lugubre, insano, allucinante. Molti militi, femminucce, si rifiutavano di combattere in quella terra. Faceva venire i brividi e, data la grande quantità di carne morta, avevano paura di prendersi una malattia. E magari l’avessero presa! Così sarebbero diventati pure loro vampiri.
Da dietro un’altura, ecco un drappello di gigscheletri. Contornavano un maresciallo, che sembrava più un cavalmortiere.
«Maresciallo Greidi, salve».
«Salve, ussaro Kendrick» si agitò la mandibola. Come facesse una bocca senza lingua, di nude ossa e denti che battevano, ad articolare simili suoni era incomprensibile. Magia nera, ecco. Kendrick non ne sapeva molto: era specializzato in geopolitica e strategia militare.
«Sai per quale motivo ci siamo incontrati…» disse.
«Ma certo» confermò il maresciallo.
«Ebbene è ora che i nostri popoli smettano di farsi la guerra. Dovremmo creare una nuova Grande Pestilenza, che spazzi via l’intera umanità, stavolta, più tutti i popoli folletti».
«Noi cimiteriani potremmo lavorarci».
«E noi vampiri vi aiuteremmo a propagare la malattia» sorrise terribile.
«Solo che dovremo fare in modo che il morbo non si adatti all’ambiente. Dovrà essere unico, non variabile. La Grande Pestilenza ha permesso al mio duca di farci diventare tutti scheletri, dalle vostre parti siete diventati vampiri. In certe parti del Sol Levante e dell’est di Aster ci sono gli assassini».
«Solo che dovreste smetterla di avere questi contatti».
Kendrick e Greidi si girarono, e dal Regno videro arrivare l’ussaro Dragan, collega di Kendrick che, anziché comandare una tagma di cavalleria, aveva agli ordini una tagma di fanteria.
«Tradimento!» esclamò Kendrick. «Chi è stato il fellone?».
«I miei commilitoni non dovrebbero discutere di diplomazia con i vampiri, ma solo fargli la guerra» commentò una voce sepolcrale. Da dietro Greidi, apparve una ventina di cavalmortieri. Fra loro, un altro maresciallo. Non si poteva vedere la sua espressione, perché non ce l’aveva. Comunque era chiaro che era adirato.
«Tradimento!» ripeté Greidi.
«Dovremmo resistere, ma…» tentennò Kendrick.
«Non te lo consiglio, amico mio. I miei fanti farebbero a pezzi te e i tuoi vampiri verdi… che puzza! Che bestie, bleah!» Dragan fece una smorfia. «Vuoi unirti a questa distesa di carne morta?».
Kendrick decise di correre ai ripari:«N-no. Mi arrendo. È stato il maresciallo Greidi a convincermi a venire qua. Io non ne so nulla».
«Cosa?» sbottò il maresciallo scheletrico. Mise mano alla spada arrugginita, spuntata ma pur sempre efficace, Kedrick ne era sicuro.
«Battetevi pure. Di voi traditori non sapremmo che farcene» ridacchiò il maresciallo cavalmortiere, un tremolio del cranio. Kendrick non sapeva il suo nome: li confondeva, gli scheletri. Sembravano tutti uguali.
«Volete battervi? Fate pure. Una feccia in meno» scrollò le spalle Dragan.
«No, no. Ti spiegherò tutto» disse Kendrick.
«Allora consegnati».
Kendrick consegnò la spada corta e ricurva. Si augurò di rivederla. Fu portato via. «Come hai fatto a sapere di questo incontro?».
«Hai parlato con troppi vampiri. Li hai valutati male: sono più fedeli al Regno dei Vampiri, piuttosto che a un’eventuale alleanza con i cimiteriani. Poi, ci è bastato seguirti e parlarne con i colleghi scheletrici. Pure loro hanno fatto delle indagini, e siamo arrivati fin qui». Dragan gli sorrise beffardo:«Goditi la morte, da adesso in poi» e gli diede un buffetto finto amichevole.
Poco dopo, l’ussaro di fanteria Dragan e il maresciallo cavalmortiere si guardarono, il primo torvo, il secondo… forse. Dragan disse:«Meno male che li abbiamo fermati. Sognavano di unirci in una sola alleanza, maresciallo Vadim».
«Corbelleria!» sbottò lo scheletrico, scendendo dal suo cavalmorto.
Dragan gli tese la mano:«Di nuovo nemici, per sempre?».
Lo scheletro gliela strinse, dura e spigolosa. «Di nuovo nemici, per sempre».
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Ciao Kenji. Hai presente il detto “tieniti stretti gli amici e ancor più stretti i nemici”? 😀
Dai nemici sai sempre cosa aspettarti, Dragan e Vadim hanno tutta la mia simpatia.
Ah ah ah! Bene. Grazie per aver letto questo racconto…