Attacco imprevisto II

Serie: Viaggio verso Tsumaruru


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Six e la sua ciurma vengono attaccati nella giungla

Mentre le radici gigantesche della giungla stringevano con sempre maggiore fermezza la ciurma di Tornado Six, la disperazione si insinuava come un veleno nei cuori dei pirati. Gli occhi della ciurma erano ormai impregnati di paura, mentre le spire oscure delle radici sembravano inarrestabili. Nel frattempo, i gorilla zombie avanzavano con una furia selvaggia, i loro occhi privi di vita emanavano una minacciosa aura di morte. La loro presenza era un incubo che si stava concretizzando di fronte ai marinai intrappolati nella giungla oscura.

Tuttavia, Tornado Six era un capitano che non conosceva la resa. Con gli occhi ardenti di determinazione, gridò sopra il caos della battaglia, rivolgendosi ai suoi compagni.

“Ahmullahja, Hiko, concentriamoci!” La sua voce rimbombò nella giungla come un comando imperativo. “Dobbiamo trovare un modo per sconfiggere questa maledizione e liberarci da queste creature nefaste.”

Ahmullahja, con la sua possente corazza d’argento ancora intatta, sprigionò tutta la sua forza. Era consapevole che il tempo stringeva, e che dovevano liberarsi dall’agguato delle radici e dei gorilla zombie al più presto. Con un ruggito di rabbia, sollevò la sua sciabola sopra la testa, impugnandola con una presa ferrea, e la scagliò con tutta la sua forza contro le radici che lo avevano intrappolato. La sciabola, come una mazza d’ira, colpì le spire oscure delle radici, facendole in frantumi e liberando i compagni dalla loro stretta mortale. Il suono della rottura risuonò come un fragore liberatorio.

Dall’altra parte del cerchio difensivo, Hiko, con la sua katana affilata come il lampo, si dimostrò un maestro dell’arte della spada. Con una destrezza impressionante, affettò le radici restanti con una precisione chirurgica. Ogni fendente della sua lama risplendeva come un fulmine nella fitta vegetazione, consentendo ai pirati di recuperare una preziosa libertà di movimento.

La tensione era ancora palpabile, ma finalmente, una fitta barriera di radici spezzate circondava i pirati, mentre le loro gambe erano finalmente libere da quella stretta mortale. La ciurma di Tornado Six poteva ora concentrarsi sul prossimo passo: affrontare la fata delle vespe e sfuggire a questa maledizione che aveva oscurato la loro giungla.

Tornado Six, con la sua determinazione incrollabile, si unì all’arduo compito. La sua frusta, improvvisata ma temibile, tagliava l’aria con un sibilo minaccioso mentre cercava di allontanare le radici rimanenti, aprendo una breccia nell’agguato tessuto dalle creature non morte. Con un gesto imperioso, indicò ai suoi compagni di avanzare risolutamente verso la fata delle vespe che li aveva intrappolati.

Nel frattempo, la fata delle vespe osservava la scena dall’alto di un maestoso albero, il suo sguardo sinistro fisso su di loro come un falco dagli artigli affilati. La sua figura incappucciata era circondata da un alone di mistero, e sembrava pronta a scagliarsi di nuovo sull’azione. Tuttavia, il tempo non era più dalla sua parte, e il capitano pirata aveva svelato un’apertura nella sua trappola mortale.

Tornado Six prese il comando della situazione con fermezza. “Abbiamo ora un’opportunità unica,” disse con voce risoluta. “Dobbiamo sconfiggere quel nemico e liberarci da questa giungla maledetta.”

I pirati, con i loro volti determinati, si radunarono intorno a lui, pronti per l’imminente scontro. La fata delle vespe, dal suo alto covo tra le fronde, scese con grazia ed eleganza, circondata da uno sciame di vespe giganti, pronte a obbedire ai suoi comandi malvagi. Era un avversario potente e minaccioso, il cui potere oscuro sembrava pulsare nell’aria densa della giungla. I pirati erano consapevoli del pericolo che stavano per affrontare, ma non avevano altra scelta se non affrontarla con coraggio e audacia. L’aura, che la fata emanava, avvolse i tre pirati atterrendoli.

Con un movimento repentino, Hiko balzò in avanti con la sua katana, la lama scintillante come una stella cadente, pronta a fendere l’aria con precisione mortale. L’energia concentrata nella sua postura era palpabile, una minaccia silenziosa che prometteva distruzione imminente. Ma la fata delle vespe, con la sua grazia sovrumana, anticipò l’attacco con un balzo leggero come il battito d’ali di un colibrì. Il suo corpo snodato si librò nell’aria come un’ombra danzante.

Nel frattempo, le vespe giganti che circondavano la fata si precipitarono all’attacco, sventolando ali membranose e agitando aculei affilati come rasoi. Le loro forme massicce si muovevano con velocità sorprendente, cercando di pungerlo con i loro aculei velenosi. Hiko dovette sfoderare tutta la sua abilità per evitare le loro punture, facendo danzare la sua katana per tenerle a bada.

Ahmullahja, dall’aspetto imponente con la sua corazza d’argento, si lanciò nel combattimento con uno spirito indomito. Brandendo la sua sciabola con forza sopra la testa, fece un balzo potente e colpì uno degli alberi circostanti. La forza del suo colpo fece cadere una pioggia di foglie e rami, che si schiantarono contro le vespe giganti, distruggendone alcune con fragore. Ma la fata delle vespe, con una grazia inquietante, evitò l’attacco. Con un gesto della sua mano, emise un’ondata di una sostanza vischiosa e bianca che respinse il guerriero, facendolo scontrare con un albero vicino.

Nel frattempo, Tornado Six impugnò la sua frusta con maestria, cercando di creare una barriera tra la fata delle vespe e i suoi compagni. Il suo corpo si mosse come un fulmine nella giungla oscura, facendo schioccare la frusta nell’aria con precisione mortale. I colpi della frusta respinsero le vespe giganti e mantennero la fata a distanza, ma era chiaro che dovevano trovare un modo per sconfiggerla definitivamente.

La battaglia si trasformò in un vortice di furia e caos. Gli uomini di Tornado Six lottavano con coraggio contro le vespe giganti, cercando di trovare un’apertura nella difesa della fata delle vespe. Le vespe continuavano a sferrare attacchi implacabili, mentre la fata danzava tra gli alberi, cercando di sfuggire alle loro grinfie. Ma mentre il combattimento infuriava, la fata iniziò a vacillare, indebolita dalla perdita delle sue creature e dal ferreo spirito dei pirati.

All’improvviso, con un grido stridente che squarciò l’aria, la fata delle vespe si ritirò, scomparendo tra gli alberi come un’ombra fuggente. Era stata sconfitta, almeno temporaneamente. Le vespe giganti la seguirono, abbandonando la battaglia, e il loro ronzio rabbioso si allontanò nel silenzio. La maledizione della giungla sembrava gradualmente dissolversi, restituendo una parvenza di normalità a quel luogo oscuro e misterioso. Anche i gorilla scomparvero nel nulla.

Con un sospiro di sollievo, Tornado Six e la sua ciurma finalmente si resero conto di essere liberati dalla morsa soffocante della fata delle vespe e dei gorilla zombie. Le ferite, sia fisiche che psicologiche, bruciavano in tutti loro, ma il senso di vittoria era più dolce del più prelibato dei tesori pirata. I loro sguardi si scontravano, ricolmi di gratitudine per essere sopravvissuti all’orrore che aveva invaso la giungla oscura. Ma quella sensazione durò poco.

Il capitano, Six, cambiò subito espressione e guardò con occhi torvi i due compagni. «Dobbiamo raggiungere Bennaso e riprenderci il nostro vessillo. Non abbiamo tempo da perdere, ci riposeremo tornati sulla Eymerich.»

Hiko e Ahmullahja annuirono e iniziarono a farsi strada con le loro armi tagliando la fitta vegetazione, in cerca di indizi che potessero tracciare la strada e raggiungere così Bennaso.

Nel frattempo, lontano dalla scena della battaglia, Bennaso Grosso aveva raggiunto il suo rifugio segreto nella giungla. Il suo nascondiglio era un’opera d’ingegneria naturale, scavato tra le radici di un albero gigante, nascosto da una cascata di liane e foglie spesse. Le pareti erano decorate con le teste di bestie esotiche, trofei delle sue spedizioni passate, e tesori rubati ai pirati sconfitti.

All’interno del rifugio, il capitano predone aveva accumulato una collezione impressionante di reliquie e oggetti di valore. La luce filtrava attraverso le fenditure nel soffitto di foglie, creando giochi di ombre danzanti sulle pareti. Sulle mensole di pietra erano disposti gioielli scintillanti, antiche mappe del tesoro e oggetti magici dai poteri misteriosi.

Bennaso Grosso si era adagiato su un trono rustico, intagliato dalla radice stessa dell’albero che lo ospitava. Le spalle coperte da una pelle di un felino maculato, scrutava una mappa appesa di fronte a lui. Con un ghigno sornione, segnò un punto sulla mappa con un dito, rivelando il prossimo obiettivo nella sua implacabile ricerca di vendetta.

La mente del capitano predone brulicava di piani intricati per vendicarsi di Tornado Six e della sua ciurma. Mentre tracciava i contorni dei suoi progetti, il suo sguardo si illuminò di una determinazione spietata. Niente avrebbe potuto fermarlo nella sua sete insaziabile di rivalsa, e il gioco dei pirati era appena iniziato.

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