Bacche di lupo
Serie: Ali-morte
Le fate, seelie o unseelie non fa la minima differenza, godono di una longevità millenaria, soprattutto se imbevute della luce di una grande Luna gibbosa o, addirittura, benedette dallo splendore del plenilunio. Le umili operaie, si accontentano di una vita ridotta a poche centinaia d'anni.
- Episodio 1: Bacche di lupo
- Episodio 2: Seelie – Benedette
- Episodio 3: Primo appuntamento
- Episodio 4: Ossigeno
STAGIONE 1
Il compito di oggi è quello di raccogliere il nettare e il polline nei campi sterminati di stelle.
Innumerevoli fiori lilla dal cuore giallo, carichi di nettare e polline dal gusto deciso ed energico, riempiono gli occhi e le ceste fatte con gli stelli delle ginestre intrecciate portate con fatica appese al collo.
Mentalmente, Mel è già pronta a sopportare il dolore al collo e alle spalle che le avrebbe fatto compagnia fino a sera, per poi chiedere al suo amore il personale tocco miracoloso in grado di lenire qualunque fonte di malessere muscolare.
«Mellea! Sei qua oggi? Di turno per il nettare di stella, eh?» il frullio delle quattro ali scintillanti anticipa l’arrivo della sua amica dei tempi della prima valutazione del livello di fulgore lunare: decisamente basso, lei è un “accenno di sorriso”, una squallida primina: quando era venuta alla luce mancavano ancora cinque giornate piene alla gibbosità minima che le avrebbe permesso l’ingresso ai corsi di magia avanzata.
«Ho già la schiena a pezzi Dalila. Mi ero dimenticata quanto pesasse una cesta piena di nettare.» risponde Melli con la voce pressata dal fardello intrecciato e trattato per essere flessibile ed impermeabile.
«Accudire gli animali non è però un compito più facile.» Dalila è decisamente più robusta e non sembra avere grosse difficoltà a volare spostandosi al fianco della minuta Mellea..
Il nettare luccica e riflette il sole alto, costringendo la fata a socchiudere gli occhi mentre si avvicina all’enorme contenitore in legno di ontano posato su di un carro trainato da una regale volpe grigia chiamata da tutti Cenere.
«Scelgo sempre gli animali. Mi conosci, preferisco spazzare via il letame e pulire i loro giacigli, parlandoci e ascoltando le loro esigenze, piuttosto che un alienante avanti e indietro con un delizioso e profumato nettare.»
Il contenuto della cesta cade con il rumore di liquido versato, il nettare ha dei riflessi leggermente ambrati e la consistenza poco più densa dell’acqua, il suo profumo è una tentazione continua, ma Mel è sempre stata forte: non manca poi molto alla pausa che dava modo alla forza lavoro di rifocillarsi e quasi certamente le caposquadra avrebbero concesso loro un boccale o due del prezioso liquido non lavorato.
Deglutì l’acquolina accumulata, asciugò la fronte e tornò indietro verso il settore non trattato..
La lettura per Vivian è qualcosa di esaltante, non tanto per quello che riesce a ottenere dalle magie rappresentate, quanto per le fantasie sugl’effetti che gli incantesimi riuscivano ad accenderle.
Tutta roba per le potenti intere o per le fortunate gibbose, una primina come lei poteva sperare solo in una variazione nel sapore delle erbe più amare, alla purificazione dell’acqua attinta da un pozzo fangoso o dai torrenti che scendono lungo il fianco del monte Lugh, il massimo dell’aspettativa era una una scintilla abbastanza efficace da incendiare l’innesco per il fuoco..
Il suo libro preferito, il più prezioso, Vivian lo tiene chiuso nel contenitore per i semi della senape bruna, una ciotola in legno col coperchio finemente intagliato con foglie e insetti utili e ogni volta che lo apre, l’odore forte e piacevole le provoca sempre una bella espressione di arricciamento del naso. Il piccolo libro contiene gli incantesimi più potenti su cui lei può mettere gli occhi, in realtà molte pagine restano vuote, le compare solo il nome evocativo dell’effetto che la magia compie.
«Magari un giorno mi farai vedere tutte le magie di questo volume e io applaudirò e riderò a ogni scoppio, a ogni luccichio…eh, Nimue? Lo farai per me?»
Vivian passa due dita sulla fronte, notando il cambiamento di luminosità della sfera dal riflesso sulla punta del naso.
«È un sì?» una risata accompagna i movimenti rapidi e sicuri della figura alata tanto aggraziata mentre avvolge il libro in un elegante ritaglio di filato d’ortica colorato di un tenue blu, legandolo infine con un sottile intreccio di corda di juta a fare da nastro decorativo.
«Oggi sono esattamente cento anni che viviamo insieme, lo sai?» fa un cenno affermativo con la testa guardando il dono appena infiocchettato.
Decise che avrebbe preparato una buonissima cena da portare e consumare all’aperto. Festeggiando sotto le stelle e assaporando infine le carezze e i baci tanto agognati che l’avrebbero saziata, ma è sicura che Melli sarà famelica, dopo una giornata di turno alla raccolta del pesante nettare.
Sorrise pensando che fin tanto che la piccola non assume la sua forma definitiva, lei è esentata dai lavori pesanti e faticosi.
Affetta un acino d’uva goccia di luna, per poi tagliare le ruote di polpa fragrante e croccante ottenute in bastoncini comodi da sgranocchiare; sceglie i pezzi del fungo del pane più belli e candidi, tagliandoli in quadrati abbastanza spessi da reggere due cucchiai del nettare preferito da Melli, mette in fresco una preziosa bottiglia di liquore chiamato Maleficio, un distillato inebriante fatto con la canna da zucchero e il bollito filtrato dell’ovolo matto, immergendola nella vasca di brina mattutina e ghiaccio perenne raccolto sulla cime del monte.
Adora persino l’ansia benevola di quel momento speciale, il fremere per l’attesa di qualcosa di sicuramente bello e piacevole che da lì a poco avrebbe rallegrato l’intera nottata.
«Spero non si stanchi troppo, che poi con due dita di liquore mi crolla addormentata…»
Ma avrebbe accettato anche di tenerle la testa ciondolante mente le delinea la forma del volto con un dito, aspettando che la temibile luna piangente ceda la sua ultima lacrima diventando solo tenebra.
«Prima di sbocciare, mia amata Nimue, aspetta che il timoroso sorriso si trasformi in risata sguaiata ed è allora che sarai in grado di dominare la tua vita, diventando qualsiasi cosa il tuo cuore desideri.»
È l’augurio che ogni piccola creatura dei boschi si fa, nella speranza che la l’erede risulti migliore, potendo ambire a compiti prestigiosi in saloni dove il nettare degli elfi sgorga incessante da fontane dorate al centro di giardini carichi di frutti mai visti.
Vivian guarda l’angolo che l’ombra della piccola asta decorata al centro del davanzale della finestra della cucina proietta sul legno.
«Potrei darmi alla pazza gioia raccogliendo un po’ di bacche di lupo. Che ne dici, Ninì? C’è ancora un sacco di tempo.»
Tutta roba per le potenti intere o per le fortunate gibbose, una primina come lei poteva sperare solo in una variazione nel sapore delle erbe più amare, alla purificazione dell’acqua attinta da un pozzo fangoso o dai torrenti che scendono lungo il fianco del monte Lugh, il massimo dell’aspettativa era una una scintilla abbastanza efficace da incendiare l’innesco per il fuoco..
Sorrise pensando che fin tanto che la piccola non assume la sua forma definitiva, lei è esentata dai lavori pesanti e faticosi.
Continua...
Serie: Ali-morte
- Episodio 1: Bacche di lupo
- Episodio 2: Seelie – Benedette
- Episodio 3: Primo appuntamento
- Episodio 4: Ossigeno
Ciao Emi, mi piace questa storia perché ha un mondo tutto suo, delicato ma pieno di dettagli strani e vivi. Si sente subito l’atmosfera fiabesca, però non è, secondo me, una fiaba “pulita”. In essa sento fatica, gerarchie, desideri, amore e piccole ingiustizie.
Ho trovato molto tenero il legame tra Vivian e Melli che,dentro questo universo magico, resta la cosa più umana.
Grazie per la bella lettura 🙂
Ciao Cristiana! ❤️Le mie storie non sono mai “pulite” o delicate, credo di avere una sorta di feticismo sadico nel far soffrire i protagonisti che descrivo. Però, a mia difesa, posso affermare che gli attori sono tutti molto coriacei e resistenti e non cedono mai alla disperazione e fanno finta di non conoscere lo sconforto. Il mondo delle mie fate è terribilmente classista, con una suddivisione in caste talmente netta da non dare alcuna speranza di riuscire a scavalcare un’etichetta già assegnata. Bah, staremo a vedere… 😁
Oh, bene, bello!
Ciao Kenji! Grazie per la lettura, spero che le storie di fatine assassine possa coinvolgerti. 😁