
Basta una spinta
Serie: La Finestra in via dei matti
- Episodio 1: Finalmente… l’inizio
- Episodio 2: Come è nato il libro (prologo 1/2)
- Episodio 3: Com’è nato il libro (prologo 2/2)
- Episodio 4: Guardo fuori per la prima volta veramente
- Episodio 5: Basta una spinta
- Episodio 6: Un nuovo punto di vista
- Episodio 7: Scrivere
- Episodio 8: Un branco di matti
- Episodio 9: Scrittura di gruppo
- Episodio 10: Il manoscritto
STAGIONE 1
Era strano ritornare ad una vita scandita da orari di lavoro, ma fortunatamente Irina mi aveva già aiutato ad avere almeno un’abitudine ad un orario fisso nella mia giornata. Non ero mai stato un tipo puntuale: ad ogni nuovo lavoro che svolgevo arrivavo con ritardo gradualmente sempre più abbondante. 3 minuti, poi 5, poi 10… fino al giorno in cui finalmente scadeva il contratto e “Bye bye baby!”, ritornando alla mia vita di sempre.
Però, dal giorno in cui avevo confessato ad Irina che l’avevo aspettata alla finestra ogni mattina nelle settimane precedenti, lei pretese che invece di starmene alla finestra, alle 11.25 fossi fuori dal portone del mio palazzo e andassimo a lavoro insieme.
E così fu. Non osavo tardare con lei, aveva un’aria autorevolmente materna; era una di quelle persone che non sai perché ma non vorresti mai deludere. Ed eccomi a combattere contro la mia natura “vabbé un minuto in più che male fa?” ed essere sempre puntuale al secondo per dare il buongiorno a Irina e incamminarci insieme per andare al lavoro. Un breve saluto a Miguel, a cui mi aveva presentato come “il ragazzo che finalmente scriverà un libro su di noi” e poi cominciava la nostra giornata da Valerio.
“Allora?” mi chiese un giorno “Hai cominciato a scrivere?”
“Non ho un computer, né un tablet… scrivere al cellulare è troppo faticoso” buttai lì, perché non volevo ammettere che in realtà avevo la sensazione di starmi buttando in qualcosa di grande e non ne avevo chissà che voglia.
“Che sciocchezze! Intanto puoi cominciare con carta e penna: quelle le avrai in casa!” mi disse. Non risposi, imbarazzato. Non avevo assolutamente nulla. “Non importa adesso, dai…” continuò lei, come indovinando la mia risposta non detta “Hai visto altre persone interessanti attraverso la tua grande finestra in questi giorni?”
“Non ho più tutto il tempo che avevo prima per starmene lì a fissare la vita degli altri. Attualmente ho una vita anche io…”
Non sapevo se avevo fatto bene a raccontare ad Irina delle mie fantasticherie. Sapevo che per lei non era una cosa strana o da psicopatici, però avevo la sensazione che quell’attività ora avesse perso la sua attrattiva, perché non era più solo mia: adesso avevo “amici” con cui condividerla; non riuscivo ancora a capire se la cosa mi piacesse o no. In fondo ci mettevo molto di me, raccontare significava espormi.
“Non essere così schivo, Tommaso… o inizierò io a fantasticare su una ragazza di cui non vuoi raccontarmi”
La guardai sbalordito. Lei sorrise.
“Avere qualche anno in più servirà a qualcosa, no? Forza, raccontami di lei!”.
Come una diga che si apre, iniziai a raccontare senza riuscire a fermarmi.
Il giorno prima era lunedì, il nostro giorno di riposo. Mi ero alzato tardi ma non avevo assolutamente voglia di niente, nemmeno di un caffé. Sentivo di dover fare qualcosa, sentimento a me abbastanza indifferente generalmente, ma quel giorno c’era qualcosa che mi dava particolarmente fastidio anche se mi ci volle un po’ per capire cosa fosse. Appena mi piazzai davanti alla finestra capii. Si faticava a vedere fuori a causa della pioggia del weekend. Mia unica fonte di svago, dovevo assolutamente pulirla anche se sarebbe stata la solita impresa titanica dal momento che si tratta (perché è ancora lì) di una finestra centinata, una di quelle con tanti quadrati per dirla in maniera spiccia. Fortunatamente non è di quelle fisse, ma ha diversi perni per aprirla in più punti. Almeno non mi sarei dovuto mettere fuori casa con la scala sul marciapiede per pulirla tutta. Anche perché la scala non l’avevo e farmi vedere sul marciapiede in piedi su una sedia sarebbe stato imbarazzante.
Cambiai idea e mi feci un caffè, ne avrei avuto bisogno.
Ci misi buona parte del primo pomeriggio, perché una volta che inizi a pulire quella bellissima, dannata finestra, cerchi di farlo bene per poterlo rifare il più tardi possibile, pregando il cielo che non decida di piovere presto.
L’avevo richiusa e stavo controllando che non ci fossero aloni, quando l’occhio si focalizzò su una figura scura in piedi sul marciapiede dall’altro lato della strada piuttosto che sul vetro. Ad un primo colpo d’occhio, avrei giurato che fosse la ragazza più bella che avessi mai visto. Sembrava la versione ventenne di una top model molto famosa quando ero piccolo. Era una ragazza dalla pelle scura, molto alta, le gambe risaltate da un paio di shorts color kaki, sandali-gioiello e una canottiera bianca.
Guardava a momenti alternati prima il cellulare, poi la strada davanti a lei. Si girava, faceva qualche passo e tornava a guardare il cellulare, per poi tornare indietro e fermarsi nuovamente. Le rotelle del suo trolley gigantesco sembravano urlare tutta la frustrazione della ragazza che non capiva dove doveva andare.
Si tolse gli occhiali da sole e pensai che, sì era bella, ma non poi così tanto. Era la classica ragazza che sa usare perfettamente vestiti, accessori e la giusta quantità di trucco per valorizzarsi al massimo.
Pensai che fosse del tutto normale che non capisse dove fosse. Era sicuramente una modella e non poteva avere alcun interesse a trovarsi in quella zona. E allora come ci era finita?
Le ipotesi potevano essere tante, ma quella che mi divertiva di più era che una sua collega invidiosa le avesse mandato un messaggio dicendo che avevano cambiato l’albergo dove dovevano sia soggiornare che fare il servizio fotografico per cui erano state ingaggiate.
Così, mentre la mia povera “amica” si ritrovava a perdersi per le strade di una città che non aveva mai visto e in cui non sarebbe tornata mai più, la sua collega vipera stava facendo una marea di scatti da sola, tutta la scena per lei ed il suo ego. Decisi che la ragazza doveva chiamarsi Joanna e la sua collega Nicole.
“Perché Joanna?” mi chiese Irina interrompendomi.
“Boh, mi sembrava un nome abbastanza esotico” risposi di getto. Dovevo iniziare a fare ragionamenti seri su ogni cosa che immaginavo? Non ero abituato a sentir questionare i dettagli delle mie storie perché erano del tutto inventate… o forse perché non le raccontavo mai a nessuno.
“Mi sta bene” acconsentì Irina “vai pure avanti”
C’era poco altro da dire. “Joanna”, dando un calcio al suo orgoglio, compose un numero e fece una telefonata. Quando le risposero chiese in modo accalorato il nome della strada dove ci trovavamo, via De Matteis, e ordinò a chiunque ci fosse dall’altra parte del telefono di dirle subito dove doveva andare. Sbarrò gli occhi in un’evidente espressione incredula.
“Mandami un taxi immediatamente!” urlò. Bella ragazza e carattere abbastanza deciso. Joanna spostò il trolley più vicino alla parete del palazzo di fronte e ci si sedette sopra, aspettando.
Avrei potuto avvicinarla, presentarmi velocemente e invitarla a casa in attesa del taxi, pensai. Mi avrebbe subito liquidato, diffidente, poi vedendomi allontanare deluso, mi avrebbe richiamato a sé.
“Hai l’aria condizionata?” mi avrebbe chiesto.
“Purtroppo no” le avrei risposto.
“Del thè freddo?”
“Nemmeno”
“Fammi capire” avrebbe detto “se non hai il minimo indispensabile da offrire ad una persona che viene a casa tua in estate, mi dici perché la inviti?”
“Infatti non invito mai nessuno” sarebbe stata la mia risposta.
Ci saremmo guardati in silenzio per qualche istante, poi sarebbe arrivato il taxi e lei se ne sarebbe andata, ma non prima di passarmi un biglietto, il suo biglietto, col suo nome e il suo numero di telefono.
“Chiamami quando avrai del thè in frigorifero” mi avrebbe detto salendo sul taxi.
Io incredulo mi sarei scosso all’utimo dallo shock per chiederle dal finestrino “Pesca o Limone?”
Joanna avrebbe sorriso “Sorprendimi” e il taxi sarebbe partito, ma io avrei comunque sempre avuto una traccia di lei e la speranza di rivederla.
“E invece mentre mi decidevo se andare o no, il taxi è arrivato e lei se n’è andata. Fine.”
Eravamo arrivati davanti alla pizzeria. Irina mi guardava con dolcezza.
“Visto?” mi disse dandomi una pacca sulla spalla “Non era difficile!”
“Basta una spinta, a quanto pare” ammisi.
“Già” disse lei. Poi dopo qualche istante aggiunse “Forse ti ci vorrà anche per iniziare finalmente a scrivere le tue storie. Avrei giusto un’osservazione da fare, Tommaso.”
“Dimmi Irina”
“Anche se non sembrano interessarti, comincia ad osservare anche qualche uomo ogni tanto. Così: giusto per variare!” mi disse ridendo ed andò a salutare Miguel prima di entrare con me e iniziare la nostra giornata.
Serie: La Finestra in via dei matti
- Episodio 1: Finalmente… l’inizio
- Episodio 2: Come è nato il libro (prologo 1/2)
- Episodio 3: Com’è nato il libro (prologo 2/2)
- Episodio 4: Guardo fuori per la prima volta veramente
- Episodio 5: Basta una spinta
- Episodio 6: Un nuovo punto di vista
- Episodio 7: Scrivere
- Episodio 8: Un branco di matti
- Episodio 9: Scrittura di gruppo
- Episodio 10: Il manoscritto
In questo momento, anch’io sto fantasticando. Cerco di immaginare cosa accadrebbe se tutte le persone su cui volge lo sguardo Tommaso prima o poi si rivelassero parte del suo destino come è stato per Irina. Siamo tutti interconnessi. Mi piace la deriva della storia: per quanto sia bella la solitudine (a me piace) abbiamo bisogno del calore umano di altre persone. Il personaggio un po’ mamma e un po’ amica di Irina è perfetto per tenere Tommaso con in piedi per terra giusto un po’: senza volerlo cambiare, ma incoraggiandolo a prendere in mano la sua vita.
Anche io amo molto la solitudine, ma capisco anche che abbiamo tutti bisogno anche “degli altri”, che sia l’amico di una vita o un incontro che dura qualche istante in fila in posta 😀 chissà, forse qualche personaggio rientrerà nella vita di Tommaso… non rimane che scoprirlo.
L’attività di immaginare, come dicono gli inglesi daydreamin, mi affascina sin da piccolo. Lho sempre immaginata come una piccola magiam che trasforma la realtà. In questo brano h ritrovato tutti i caratteri che mi imprgionano quendo mi metto a fantasticare su cose o persone.
Mi è piaciut molto
Idem, praticamente lascio fare al mio protagonista un hobby che mi piacerebbe molto fare io stessa 😀
Racconto godibilissimo.
Ti ringrazio infinitamente!!!
Bella questa seconda puntata. Ma Irina….esiste?
Continua, io intanto ti mando un like.
Grazie del commento. Irina esiste e non esiste… un po’ sono io e un po’ è mio marito a cui piace darmi consigli. Credo che tutti abbiamo (o comunque avremmo bisogno) di un amico tipo “grillo-parlante” di Pinocchio che ogni tanto ci batta sulla spalla e ci dica quello che sarebbe meglio per noi.
Mi ha intrigato parecchio questa ragazza, ho iniziato a pormi domande anche io, domande senza una risposta probabilmente. Pettegola Irina eh!
Irina è la classica donna che si ritrova per la prima volta nella vita ad avere vicino qualcuno simile ad un “figlio”… cerca di prendersi cura di lui in modo un po’ maldestro, lo ammetto. Ma è l’unico modo che ho per rimettere in riga Tommaso 😀 cerco di lasciare ai miei personaggi libertà di azione, non voglio piegare la loro natura a come vorrei che andasse la storia… quindi ho bisogno di un’Irina che gli suggerisca che direzione prendere. Per quanto riguarda le tue domande… credo che la seconda stagione che ho già in mente ti piacerà molto 😉
Lettura piacevole, scorrevole e intrigante. Come ha gia` detto Irina, ora mi aspetto una variazione sul tema. La tua mente capace di grande immaginazione, sapra` rendere la storia sempre piu` ricca e varia. Ci scommetto un like.
Grazie del commento! 😀 Le idee per il prossimo episodio già ci sono, spero che siano all’altezza delle aspettative!!!