Guardo fuori per la prima volta veramente

Serie: La Finestra in via dei matti


Un ragazzo squattrinato, che fatica ad assumersi nuove responsabilità (compreso prendersi cura di un gatto), guarda fuori dalla sua finestra tutte le mattine e scopre, ma soprattutto inventa, le vite di quelli che vede passare

Ai più dico che è stato un particolare rapimento artistico a farmi iniziare a scrivere. A quelli più vicini a me invece dico che è stata la mia necessità di condividere il mondo che mi circonda. Ma la verità, nuda e cruda, è che scrivere le storie di chi vedevo passare davanti alla mia finestra mi aiutava semplicemente a scacciare la noia. Quella grande, enorme finestra verniciata di bianco era l’unica nota positiva del buco che chiamavo casa: un piccolo monolocale spoglio perché non avevo voglia di andare a comprare i mobili. Oltre al bagno e alla cucina del padrone di casa, avevo di mio solo un divano-letto, una cassettiera e un tavolo con due sedie. A dirla tutta avevo pensato più volte di vendere una delle due sedie, era superflua; tanto non invitavo mai nessuno a casa mia. Anche il piccolo Tiger, un gattino rosso di un anno e mezzo, era dovuto partire, accolto dalle mani amorevoli di una mia cara zia che si sentiva sempre sola. E così, Tiger poteva essere sicuro che i suoi pasti sarebbero stati regolari, cosa che vivendo con me non accadeva.

Quindi, senza mobili non avevo né libri né televisore e la finestra era la mia unica distrazione. I miei lavori sono sempre stati precari e mal pagati, ma quando vuoi vivere da solo hai bisogno di soldi e non puoi fare troppo lo schizzinoso. Il problema è che un susseguirsi di pessimi lavori nel Curriculum, non fa altro che portarti altri pessimi lavori.  Ero arrivato al punto che non avevo nemmeno più voglia di cercarmi un altro impiego e quindi i tempi tra un lavoro e l’altro diventavano sempre più lunghi.

In una mattina di questi “intervalli non lavorativi”, mi ero attardato a tavola dopo colazione e stavo svolgendo il mio caro hobby di guardare le persone passare. Ad un certo punto un turbinio di giallo canarino attirò la mia attenzione. Si trattava di una donna, sulla cinquantina, che avanzava con passo deciso in mezzo a quel temporale di metà luglio. Era perfetta per il tempo che c’era: ombrello a campana, impermeabile con cappuccio largo per non rovinare la messa in piega che si intravedeva a malapena e stivali di gomma abbinati al colore dell’impermeabile. Non so perché ma mi venne da guardare il cellulare per controllare l’ora: 11.25. Pensai che fosse troppo tardi per andare al lavoro e troppo presto per iniziare un turno pomeridiano. Anche per andare a prendere un bambino a scuola sarebbe stato un orario inusuale. Inoltre, non aveva con sé un secondo ombrello cosa che sono certo non avrebbe mancato di fare dal momento che mi sembrava una persona molto pratica e condividere il suo ombrello anche solo con un bambino sarebbe stato impossibile. Eppure quella era la camminata e la tenuta di una persona che sapeva di dover essere in un posto ad un orario ben preciso, qualsiasi tempo facesse.

Dove stava andando?

Il mattino dopo mi ritrovai con una tazza di latte e caffè davanti alla finestra già alle 11.15 per vedere se si sarebbe fatta viva anche quel giorno. 11.25 e lei era lì, che attraversava la strada per ripararsi dal sole cocente. Anche quel giorno era perfetta per il clima che era cambiato improvvisamente. Aveva un cappello di paglia con un nastro che ricadeva sul collo e riparava dal sole anche quella zona, lasciata scoperta dal vestito estivo che le toglieva almeno 10 anni. Aveva sandali di corda e dal polso pendeva una piccolissima borsa frigo, esattamente della misura della sua borraccia. Sorrideva anche se la sua andatura era veloce come il giorno prima, sebbene non piovesse.

Dove stava andando?

La cosa più semplice sarebbe stata seguirla. Ma spaventare donne sconosciute che si sentono pedinate o peggio rischiare di prendermi una denuncia per stalking non sono mai state mie grandi ambizioni di vita; e poi mi stavo divertendo a immaginare dove stesse andando. Purtroppo però la mia immaginazione ancora poco allenata scivolò nella cosa più scontata di tutte: iniziai a pensare che incontrasse un uomo. Subito però quella risposta mi lasciò un po’ deluso, così presi il cellulare e aprii Google Maps per dare un’occhiata a cosa ci fosse lì intorno. Ed ecco la mia risposta dopo qualche ricerca: andava al nuovo locale argentino per vedere uno dei camerieri che lavoravano lì. Ci ero passato davanti un paio di volte e avevo notato che c’erano doppi orari di apertura: uno per il bar, alle 11.30 e uno per il ristorante alle 12.00.

La mia ipotesi si fece così un po’ più elaborata. Sicuramente andava tutti i giorni lì qualche minuto dopo l’apertura del bar per prendersi un aperitivo e aspettare che arrivasse il suo “amato” senza rendere la cosa troppo evidente. E così ogni giorno si sedeva ad un tavolo, dentro o fuori a seconda del tempo, col suo Spritz davanti e qualche stuzzichino con cui giocare nervosamente nell’attesa. La mia ipotesi si avvalorava settimana dopo settimana, perché l’unico giorno in cui non passava davanti alla mia finestra era il lunedì, giorno di chiusura del locale.

La mia abitudine di stare davanti alla finestra per osservare i suoi look sempre diversi ma precisi giorno dopo giorno e per augurarle buona fortuna nel mio cuore per la sua avventura amorosa, dovette interrompersi a causa della mia necessità di avere nuovamente un’entrata nell’economia domestica.

Uscii per recarmi alla solita agenzia per il lavoro dove mi avrebbero di nuovo trovato il solito lavoro di pulizie in un qualche orribile albergo della zona. Orribile per i dipendenti, non certo per i clienti; cosa che ti demoralizzava ancora di più. Ricevere una paga da fame in un albergo con poche stanze affittate a basso prezzo è sicuramente più accettabile che riceverla in un hotel di lusso come mi era capitato negli ultimi due impieghi.

Comunque non arrivai mai all’agenzia perché sulla vetrina della pizzeria accanto al locale argentino avevano appeso un cartello che diceva che cercavano personale da sala. Entrai e parlai col proprietario, Valerio, che sembrava contento di avere finalmente un giovanotto nel suo staff, completamente composto da donne.

“Ecco la prima ad arrivare, sempre puntuale!” disse all’improvviso e io non ci potei credere. Avevo davanti a me Irina, come scoprii chiamarsi la donna che ormai scandiva le ore delle mie mattinate.

“Magari fossi puntuale!” rise lei allegramente “Mi sono dovuta fermare un secondo da Miguel che aveva scordato il grembiule a casa”.

Miguel, il barista del locale argentino, era suo marito. Provai una profonda soddisfazione nello scoprire che nella realtà la vita di Irina era simile a come l’avevo immaginata, solo più bella. Il suo non era un amore non corrisposto, ma un felice matrimonio in cui potevano vedersi ogni volta che volevano anche durante le giornate lavorative.

In più mi trovavo davvero bene a lavorare da Valerio e qualche settimana dopo ormai eravamo entrati in confidenza con Irina e le raccontai tutti i viaggi mentali che mi ero fatto su di lei.

“Sinceramente” mi rispose ridendo alla fine della mia storia “preferirei essere davanti a uno Spritz tutte le mattine… il problema è che vanno sempre pagati. Che lavoro facevo nella tua immaginazione da potermi permettere un aperitivo al giorno?

“Quello è un aspetto che non ho avuto il tempo di valutare” ammisi.

“Scrivi questa storia” mi disse sempre sorridendo “mantieni la tua immaginazione romantica ma scrivi che ero una ricca ereditiera che finalmente è riuscita a farsi notare dal suo bel cameriere e siamo scappati insieme verso i Caraibi dove avremmo vissuto felici e contenti”.

“Irina, fidati… la tua vita è molto più bella così com’è”

Lei ci pensò un po’ su e mi disse che avevo assolutamente ragione.

Serie: La Finestra in via dei matti


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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Discussioni

  1. Una fantasia in grado di mettere le ali è un dono. Capita un po’ a tutti di osservare qualcuno e fantasticarci per un momento, ma quella del tuo protagonista si prospetta essere una vera e propria professione. Mi piace molto il tuo tratto narrativo: pulito, giocoso.

  2. SOno partito per sbaglio dal secondoi episodio, ma ho apprezzato entrambi lo stesso. Veramente interessante il protagonista e i suoi viaggio ,mlto specifici che denotano anche una certa capacità deduttiva. Chisssà potrebbe fare il detective

    1. Ti ringrazio del commento 🙂 diciamo che il nostro Tommaso ha sempre avuto molto tempo per osservare le persone… esperienze passate lo portano ora ad analizzare attentamente gli altri mantenendosi però sempre a distanza.

  3. Ho un amico caro che ama inventare storie prendendo spunto da piccoli dettagli, proprio come fai tu. Ed io amo ascoltarle, condividendo un bicchiere, e beandomi della sua fantasia. Brav*, quel che scrivi mi piace, ti seguirò con cero piacere.

    1. Grazie del tuo commento! D’ora in poi quando mi capiterà di scrivere verso sera, mi verserò anche io un bicchiere, così sarà come se condividessimo le nostre storie allo stesso tavolo! 🙂

  4. Questo racconto mi ha ricordato un vecchio film di Alfred Hitchcock “La finestra sul cortile”, ma quella era tutta un’ altra storia. La tua sarà sicuramente più attuale e intrigante. Si intuisce sin dal primo episodio. Buona prosecuzione. Ciao

    1. Grazie! Il fatto che un mio racconto ti abbia fatto pensare ad Hitchcock è davvero un grandissimo complimento per me! Ho visto quel film e l’ho adorato… chissà, magari senza saperlo è stato complice della mia ispirazione a scrivere questo racconto. Il subconscio a volte è davvero inspiegabile.

  5. L’ho letto con piacere e curiosità. È una serie che potrebbe essere infinita vista l’infinità delle persone sconosciute che vediamo camminare. Però, chissà perché, solo qualcuna ci colpisce e col tempo, rivedendola, vorremmo sapere tutto di lei. Non potendolo fare fantastichiamo. Vediamo chi sarà il o la prossima protagonista.

    1. Ti ringrazio del tuo commento. Venendo da una persona che scrive bene come te è davvero incoraggiante! Farò del mio meglio per proporre sempre nuovi personaggi che possano far nascere la voglia di scoprirli sempre di più.

  6. Mi è davvero piaciuto. Mi sono immedesimato molto con il protagonista perché anche io ho sempre adorato provare ad indovinare la vita delle persone nei momenti di noia. Inoltre lo hai scritto molto bene, prosa fluida e scorrevole e descrizione dettagliata che mi hanno fatto ben immaginare la signora, senza risultare pesanti. Attendo i prossimi episodi.

    1. Grazie Carlo! A me capitava più spesso quando prendevo il treno e vedevo le persone ferme in stazione 😀 mi fa piacere essere riuscita a creare un protagonista/narratore in cui potersi immedesimare. Spero di poter riproporre presto un nuovo episodio che vi possa piacere come il primo 🙂