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Serie: La Finestra in via dei matti


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Tommaso sta pian piano iniziando ad uscire dalla sua comfort zone, nuovi personaggi entrano nella sua vita, per aiutarlo a viverla davvero.

“Fammi vedere come fai” disse Bruno spostando il suo sguardo dalla finestra a me.

Il caffè delle 10.30 era diventato un appuntamento che ormai si stava ripetendo da un paio di giorni, ma sembravamo entrambi intenzionati a tramutarlo in un’abitudine. Come orario era perfetto, così potevamo passare un po’ di tempo insieme e Bruno ne approfittava per salutare Irina quando arrivava per andare a lavoro.

La prima volta che Bruno era venuto a casa mia per il caffè, mi ero sentito un po’ a disagio per la povertà dell’arredamento. lui però non sembrava farci caso, aveva occhi solo per la finestra, e io mi sentii sollevato, quasi contento di avere una persona che rendesse finalmente utile quella seconda sedia sempre vuota.

“In che senso? A fare cosa?” risposi io.

“Come scegli le persone? Da cosa cominci?”

“Non dirmi che Irina ti ha raccontato…”

Bruno rise, confermando i miei timori. Ma lui mi assicurò che non dovevo vergognarmi: il vecchio Bruno si sentiva onorato di essere ancora degno dell’attenzione di qualcuno. Certo, non sapeva cosa preferire tra la versione del mafioso e quella del killer psicopatico, però almeno ora sapeva che qualcuno avrebbe sentito la sua mancanza quando non ci sarebbe stato più. O almeno lo avrebbe notato.

“Quando arrivi alla mia età” continuò Bruno “e vedi il mondo correre sempre più veloce lasciando te in disparte, seduto ad una finestra, ti domandi se davvero hai ancora importanza per qualcuno.”

Non risposi. Il mondo sembrava aver bruciato le tappe con me, dal momento che a 25 anni mi potevo tranquillamente rivedere nelle parole di Bruno che di anni ne aveva ormai 87. Come indovinando i miei pensieri e volendo spazzarli via Bruno insistette di nuovo: “Forza, fammi vedere come fai!”

Sorrisi e cominciai a guardare fuori. Mi sentivo un po’ sotto pressione e faticavo a scegliere un soggetto da analizzare. Dopo qualche minuto passato in silenzio, strinsi gli occhi per vedere meglio la persona che stava arrivando dal fondo della strada. Avevo praticamente la fronte schiacciata sul vetro

“Ce l’ho!” dissi soddisfatto.

“Chi? Dove?” chiese Bruno spostandosi un po’ sulla sedia per essere più comodo a guardare fuori dalla finestra.

Non sta bene indicare, ma se chi stai indicando non ti vede non può accusarti di nulla, quindi appoggiai il dito sul vetro indicando un punto che per ora Bruno non aveva ancora individuato.

“Sta arrivando, eccolo lì!” dissi iniziando a picchiettare il vetro con il dito. “Quello col cappello alla Frank Sinatra!”

“Buon Dio!” commentò Bruno “Spero per lui che sia di paglia, con questo caldo!”

“Dal colore potrebbe essere…” dissi pensieroso.

“Quindi? Lo hai scelto per il cappello?”

“No, per i bermuda!” dissi convinto. “Quanti anni avrà? 45? 50? Eppure porta bermuda rosa, camicia semi-sbottonata e un cappello. Mi fa capire che vuole essere alla moda, o almeno credo. Ho visto diversi ragazzi passare vestiti di rosa.”

“Sì, direi che quando parli di moda non è certo per esperienza…” commentò Bruno osservandomi dalla testa ai piedi.

“Come scusa?” dissi scuotendomi dai miei pensieri.

“Niente niente, vai pure avanti.”

“Si chiama Carlo” annunciai “e si veste così non per attirare le ragazze più giovani, ma per continuare a conquistare sua moglie. Sono sposati già da diversi anni e lui la porta in vacanza tutte le estati per farla riposare, ma anche per tenersi in forma con lunghe camminate sulla spiaggia e nuotate in mezzo al mare. Guarda come è abbronzato!”

“Ma, lo conosci?” mi chiese Bruno dubbioso.

“No, certo che no!”

“E come fai a dire che si chiama Carlo?”

“Invento sempre un nome, mi aiuta ad andare avanti con la storia.”

“Ah, e che nome avevi scelto per me?”

Esitai, ma poi dovetti rispondergli “Carmelo”.

“Ho capito” si limitò a dire, poi sorrise e continuò “Quindi, il nostro “Carlo” è felicemente sposato?”

“Adesso sì, ma qualche hanno fa hanno subito una crisi.”

“Cosa te lo fa pensare?”

Mentre stavamo parlando, “Carlo” aveva attraversato la strada e ora passava proprio davanti alla nostra finestra.

“Hai visto la sua collana?”

“No, non ho preso gli occhiali con me. Oliver si era messo a dormire sulla custodia e ho lasciato perdere”.

Al nome di Oliver, mi girai d’istinto verso la finestra dove stava sempre Bruno, ed Oliver era lì, intento nella nostra comune abitudine di guardare le persone passare. Sorrisi.

“Quindi? Cos’aveva questa collana?”

“Non aveva nessun ciondolo, a parte una fede d’oro. Questo mi fa pensare che per un qualche motivo tempo fa non la portasse più ma ora che le cose si sono rimesse a posto vuole indossarla. Solo che ha perso l’abitudine, e quindi ha preso un cordino e ci ha messo la fede. Oppure, e questa versione mi piace di più,  la vuole mostrare a tutti e tenerla ancora più vicino a sé.”

“Come hanno sistemato le cose?” mi chiese Bruno rapito.

Lo guardai. “Dimmelo tu, non ho esperienza di queste cose. Io al massimo posso inventarmi quale fosse stato il problema che li ha allontanati, ma preferisco mantenere la sua storia su un tono positivo!” dissi ridendo. Mi piaceva questo gioco ed ero contento di condividerlo con Bruno. Lui intanto ci stava pensando seriamente. O forse stava ricordando, perché quando iniziò a parlare aveva gli occhi lucidi.

“Nonostante non andassero più d’accordo già da un po’, sua moglie aveva comunque continuato a prendersi cura di lui. In una giornata in cui avevano litigato in modo particolarmente aspro, lei era uscita di casa per tornare dopo mezz’ora con una borsa della spesa. A cena “Carlo” si è ritrovato il suo piatto preferito. Mangiarono in silenzio, lei consapevole di avercela messa tutta, lui con una nuova determinazione: rendere felice quella donna.”

Si interruppe e continuai io perché capii che non sarebbe riuscito ad andare avanti.

“Subito dopo cena, ha fatto qualche ricerca su internet e ha scoperto che nel cinema di un paesino qui vicino riproponevano vecchie pellicole di film che sua moglie adorava. Così il giorno dopo, “Carlo” è rientrato a casa con un bel mazzo dei fiori preferiti di “Teresa”, si chiama così sua moglie, e l’ha portata a guardare un film. Hanno preso i popcorn e hanno diviso una bibita con due cannucce. Si sono sentiti come al primo appuntamento e da allora ne hanno avuti ancora a centinaia!”

Bruno rise “Io l’avevo portata a ballare. Le piaceva molto … e in ogni caso ai miei tempi non si facevano le ricerche con GUGLE” disse storpiando il nome del motore di ricerca.

“Come si chiamava tua moglie?” gli chiesi a questo punto.

“Teresa” sorrise. 

“Non lo sapevo!” dissi alzando le mani “Giuro che Irina non me lo ha detto!”

Bruno sghignazzò, poi prese dalla tasca dei pantaloni una biro e un foglio tutto piegato. Lo aprì sul tavolo davanti a me e mi porse la penna.

“E’ ora che inizi ragazzo” continuò, sempre tenendo la penna davanti a me, come se mi stesse tendendo la mano per tirarmi su da un burrone, la mia insicurezza. “E giuro che anche Irina dice la stessa cosa”.

Serie: La Finestra in via dei matti


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Discussioni

  1. Bellissimo questo gioco a due. E’ proprio vero che l’incontro di due solitudini può creare qualcosa di unico. Mi piace che entrambi siano positivi, che cerchino nelle situazioni i lati migliori: è un balsamo

    1. Ti ringrazio tantissimo… i tuoi commenti mi incoraggiano molto a continuare a scrivere, ti ringrazio!

  2. Che dolce questo brano, il gioco di immaginazione mi ha rapito e Bruno sembra proprio un signore d’oro. E bello vedere usare la fantasia per migliorare le cose, lasciarle in positiv o comunque darli un finale felice. Spero che il nostro scrittore si decida presto

    1. Ti ringrazio, io amo molto rapportarmi con le persone anziane, aiutano a vedere la vita con occhi esperti…

  3. Anche questo episodio e` piacevole: trasmette un senso di tenerezza, (soprattutto per Bruno), un pizzico di romanticismo in qualche scena descritta, e la tua grande capacita` di spaziare con l’ immaginazione. Una risorsa preziosa o un’ ancora di salvezza, quando la vita si fa piu`grigia o solitaria o non ci appaga abbastanza. Scrivere e` uno strumento importante, anche per “vivere” altre vite, o esperienze fantastiche che sogniamo di fare.

    1. Ho l’impressione che Bruno sia la chiave per aprire del tutto il cuore di Tommaso. L’esuberanza di Irina a volte riesce a scuotere Tommaso, ma altre volte lo fa chiudere in sé stesso più di prima… la calma di Bruno invece lo aiuta a tirare fuori il meglio di sé…

    1. Considerando che io odio i PC (nonostante sia costretta ad usarli) apprezzo davvero tanto il tuo commento