Battaglia contro

«Non è più possibile vivere così!».

«Ci rendono l’esistenza uno schifo!».

«È vero, è vero. Ieri stavo becchettando un po’ di molliche e uno di quelli mi è venuto addosso».

Gli altri piccioni rimasero senza fiato. «E poi?».

«Quel prepotente mi ha spinto via. Io ho cercato di reagire, ma era più grosso di me e quel becco… era così aguzzo. Sono volato via».

«No, amici miei, no». Nerone gonfiò il petto e agitò le ali un attimo per avere l’attenzione generale. «No, non possiamo più andare avanti in questo modo. I gabbiani sono sempre più aggressivi, lasciano lo spazio di volo della discarica per andare in centro e ci rubano il cibo con il loro atteggiamento da bulli. Dobbiamo fare qualcosa!».

«Ma cosa? Sono più grossi di noi, e poi sono cattivi…». I piccioni tubarono queruli.

«Sì, loro sono più grossi, ma sono di meno e non hanno il nostro piccolo segreto». Nerone era sicuro di sé.

«Che sarebbe?». I piccioni erano fra il perplesso e il curioso.

***

Il giorno dopo i piccioni di città si misero a volare fra gli edifici e i palazzi della piccola metropoli strepitando. «Tutti i piccioni qui, tutti i piccioni qui. Riunione generale, consiglio di guerra! Lunga vita ai piccioni!».

Molti piccioni conversero in piazza e ascoltarono Nerone, il quale espose il suo piano. Dopo condusse le truppe volanti fino alla discarica, la patria dei gabbiani.

I gabbiani li accolsero con strida acute e si prepararono a reagire a quel contrattacco.

Un amico di Nerone, Patatone, si stava lamentando. «Nerone, ascoltami, non ce la faremo mai… Loro vivono da sempre in discarica e non possono morire grazie al nostro piccolo segreto».

«Sciocchezze». Nerone era un condottiero. «Loro vivono sì in discarica, ma noi viviamo in mezzo allo smog sin da quando gli umani sono così sporchi. Vedrai, abbi fede».

I piccioni calarono addosso ai gabbiani e si scatenò una lotta all’ultimo sangue. I piccioni beccarono i gabbiani, ma questi dilaniavano i nemici e molto sangue fu versato.

Nerone inveiva. «Forza, forza o piccioni figli della città, battiamoci!».

Alla fine i gabbiani persero trentasette vite, i piccioni centoventuno, ma alla fine della battaglia furono i gabbiani a restare a stridere spavaldi.

I piccioni fuggirono.

Patatone si lamentava ancora. «Abbiamo perso!…».

«Per il momento…» rispose Nerone.

***

Dopo pochi giorni i gabbiani iniziarono ad ammalarsi e uno dopo l’altro morirono. Cadevano in terra scomposti con il sangue dal becco e dalle narici. Era sangue nero.

I gabbiani si spaventarono e fuggirono, ma solo dopo che cento di loro ebbero perso la vita per colpa di quella misteriosa malattia.

Nerone seppe tutto ciò e arruffò le piume con atteggiamento tronfio. Gioì. «I nostri germi li hanno uccisi… I gabbiani erano abituati alla discarica, ma non allo smog di città».

Patatone era felice. «Da dove ti è venuta l’idea?».

«Ho letto La guerra dei mondi…».

Patatone, in tutta sincerità, non capì. Forse intendeva La guerra degli uccelli.

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Discussioni

  1. Ciao Kenji, questo racconto esula un po’ dal tuo stile e mi ha fatto piacere leggere qualcosa di diverso. Esilarante e al contempo amaro. Contiene molta verità

    1. Ciao Micol e grazie per avermi letto!
      Sì, diciamo che nei racconti brevi mi piace differenziarmi e qui ho adottato una narrazione un po’ più scherzosa… è nelle cose più lunghe che tendo ad avere toni più cupi e violenti e ideo delle trame da thriller… comunque cerco sempre di scrivere cose diversissime (per esempio durante la quarantena ho scritto un romanzo breve con animali antropomorfi che si danno botte da orbi).