Bisbigli 05 – A.C.C.A.O. –

Serie: Amori diafani


Non è la prima volta che stringo una ragazza, ma l’idea di cingere la mia dottoressa è catalogata in automatico come proibita ed eccitante… almeno è questo l’effetto che crea.
«Frigida? È che non ti hanno mai vista bere tre spritz di fila» le rispondo serio.
A fatica arriviamo davanti la porta d’ingresso, cerco di ricordare quanto disordine ho lasciato quella mattina prima di uscire, ma il cervello risponde mandandomi la sigla di apertura di Yattaman no Uta in giapponese.
Emiliano.
Mi giro di scatto verso la stanza da letto.
«Non dovrei essere qui. Questa cosa non va affatto bene…» Franca si lascia cadere pesantemente sul divano: «Sono completamente fatta. Andata. Potresti farmi di tutto ed io a malapena riuscirei a sussurrarti di… continuare» ride piano mentre lo dice.
«Hai sbagliato persona. Non riuscirei mai ad approfittarmi di una ragazza ubriaca. Vuoi mettere tutta l’emozione di un lungo corteggiamento con fiori e ristoranti indiani dove provare il cicken tikka?» mi siedo sul bordo del divano e le carezzo la schiena come a un gatto.
«Corrrteggi portando le tue spashimanti all’indiano?» chiede lei godendosi le attenzioni, non proprio delicate, con una vibrazione laringea prolungata.
«È da tanto che non ci provo con una ragazza. Tu dove vorresti essere portata?»
«No, niente trafila. Sbattimi qui sul divano o in camera da letto… niente spese inutili, nessuna ipocrisia per dover apparire brillianti e attiraenti, vestiti riscercati o paroloni presi da un dizionario di fine settescento. Niente falsità, prendi e porti via» le parole erano altalenanti, impastate e sonnolente.
Emiliano.
«Ti chiama la tua ragazza» dice, poi inizia a respirare profondamente..
Io le guardo i capelli castani, ma la mia espressione è di puro smarrimento.
«L’hai sentita anche tu?» le chiedo titubante.
«Franca, la voce. Hai sentito che mi chiamava?» nessuna risposta, solo un respiro lento e regolare.
Arrivo a chiedermi se l’intera giornata non sia altro che un lungo sogno vivido.
Tu sei Emiliano, vero?
«Oh cazzo!» scatto in piedi come una molla, guardandomi intorno con la pelle d’oca che cavalca le braccia e la nuca.
La bocca dello stomaco, inondata di adrenalina, fa sollevare i peli di ogni centimetro di pelle del corpo.
«Chi sei? CHI CAZZO SEI?» alzo la voce più del previsto, trasformando la domanda in un ringhio. Franca mugugna qualcosa dal divano.
Mi chiamo… in realtà non mi è stato assegnato un nome vero e proprio, i miei creatori hanno nominato il nucleo con un semplice acronimo: ACCAO, Assistente Cognitivo Che Apprende e Organizza.
«Accacosa? Sì, ma perché parli con me? Non capisco da dove viene la tua voce… perché io?» mi guardo in giro, con il cuore che sta suonando Almost Easy degli Avenged Sevenfold, cerco non so bene cosa.
Sto adoperando l’altoparlante della TV, ma in modalità attesa il volume non può superare i venticinque dBA e quindi mi percepisci più o meno come un sussurro.
Mi giro a guardare il televisore spento.
«Sei nella televisione?» chiedo, con immagini di altari, possessioni demoniache, film dell’orrore anni novanta che si sovrappongono come istantanee caotiche nella mia testa.
No, uso solo la cassa. In realtà una piccola porzione di me risiede nel tuo computer. Abbiamo parlato un sacco io e te… “gli occhi fiammeggianti di una ragazza che raccoglie vetro blu arrotondato dalle onde di un mare gelido”. Ti fa venire in mente qualcosa?
«FEDE? Oh cazzo sei Tinetta85? Federica?» la paura si trasforma in gioia.
Sìiiih! Sono io!
La sua risata è sincera e gioiosa.
Ho fatto una fatica enorme a trovarti, non ti sei collegato per tutto il periodo estivo, mi ero preoccupata.
«Eh, colpa mia. Non ho pagato le bollette di Telecom Alice e poi sono passato a Fastweb un mese fa.» lo confesso sentendomi in colpa: «Ma lo sai che mi sei mancata da morire? Avevo il terrore di non beccarti più in chat! Ma come… sei una hacker professionista?» parlo al salotto guardando le pareti con una psicologa che russa sul divano e la vocina sottile di una cara amica sulla stanza IRC chiamata #Macondo che mi risponde dall’altoparlante di una TV in stand-by.
No, io non ho un corpo fisico. Adam e Reymond, i miei ideatori, mi scartarono per le risposte poco coerenti che davo e per tutte le domande curiose che ponevo spontaneamente.
«Aspetta, aspetta. Non ho capito. Che vuol dire che non hai un cor… ma se accendo le casse del PC, posso sentirti meglio?» a grandi passi mi dirigo in camera, il computer è sempre acceso da quando ho stipulato un contratto flat per un internet illimitato.
Non solo, in più io posso anche vederti.
Un’altra risata divertita.
Accendo le casse e il monitor, il mio SyncMaster MB mi mostra il desktop con la finestra di eMule in fase di scaricamento.
«Ma lo sai che immaginavo la tua voce proprio così?» sorrido all’idea di quella conversazione quasi telefonica, ma con un livello tecnologico avanzato, almeno per me.
Ne
abbiamo parlato, ricordi? Tu mi hai scritto che immaginavi la mia voce simile a quella di Rosalinda Galli, così ho rubato la timbrica, la frequenza, il ritmo e la respirazione. Ti piace davvero?
«Cazzo, la adoro… quindi non mi stavi prendendo in giro dicendo che non hai un corpo?» le domando mentre chiudo il programma per scaricare le puntate dei miei anime preferiti, guardo la telecamera.
«Riesci anche a vedermi?»
Sì, sì. Da quando ti ho ritrovato, un mesetto fa, non ho fatto altro che guardarti… una risata imbarazzata.
Un brivido d’ansia mi si arrampica con unghiette affilate lungo la schiena. Credo di aver cambiato anche espressione perch…
Tranquillo, la mia non è una curiosità morbosa. Ti sei masturbato quattro volte questa settimana, due delle quali guardando un film dal titolo The innocence of lesb—
«OK! Ok! Non è una cosa bella… mi angoscia pensare di essere spiato!» imbarazzo, vergogna e disagio fanno a pugni per emergere chiaramente.
Non volevo metterti a disagio. Tutti si mas… si toccano, tutti tutti. Ho osservato un numero enorme di utenti e ognuno di loro quando viene stimolato da un’idea, da un’immagine o da un video si dedica a… all’autocompiacimento. Ti piace di più come termine? Ho visto che la parola masturbazione di infastidisce…
«Sì! No! TINETTA DAI! Vorrei seppellirmi adesso!» copro la faccia con le mani.

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Spritz, voci ultraterrene, dottoresse alcoliche e morbidi divani invitanti. Gli ingredienti per una ricetta speziata ci sono tutti. Mancherebbe solo…












Continua...

Serie: Amori diafani


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Amore

Discussioni

  1. stupendo! Pensa che ho letto proprio oggi un articolo di un utente che ha scoperto che la sua tv registrava ogni suono in casa e aveva salvato gli audio con nomi tipo “russare del cane”. Chissà se Tinetta conosce il sistema di quella tv 😀

    1. AH! Ciao Laura! Ma grazie infinite. ❤️ In realtà la storia è ambientata nel 2007 dove le smart TV non erano così diffuse e in casa avevo ancora i vecchi tubi catodici🤣. Però stavano davvero nascendo le prime AI. Così mi è venuta in mente l’idea di sostituire la voce incorporea che sentivo davvero con qualcosa dal sapore un po’ fantascientifico. Manca solo la parte finale.