Boboli e i Dik Dik
I Dik Dik.
È il primo giorno di primavera. Boboli, una muraglia di fiori. E di baci da dare. Quanto ci mette la Patrizia ad arrivare? Sul 22 eravamo in due. Io e l’autista. Su due piani. A quest’ora tutti sono già a lavorare o a scuola. Già. Tutti a scuola tranne me. Ho fatto forca. Se la mamma mi scopre mi fa smettere di studiare e mi manda a fare il commesso all’Upim. Il babbo sarebbe più buono, ma non c’è mai, adesso è finito pure in Giappone. Undici ore di volo, sette aeroporti e cinque scali intermedi. Li ho imparati a memoria. Roma-Cairo-Rjad-Bombay-Singapore-Honk Kong- Tokio. Fa l’import-export di giocattoli. Bel lavoro. Quando finisco il liceo lo voglio fare anche io. Volo via e torno con i robottini. Almeno faccio i soldi e faccio divertire anche i bambini. La mamma non vuole neanche sentirne parlare, infatti non glielo dico più. “Tuccia’ già i’pposto alla Fiat: ci ho parlato io, co’i’ Dottor Valdi. Appena ti diplomi ti pigliano.” Alla Fiat? Manco morto! Tutto il giorno a fare l’impiegato, il colletto bianco. Ci prendono per il culo anche gli operai. Loro almeno hanno la tuta. Pulita quando entrano alle sette, e sporca alle cinque quando escono. Noi no, nemmeno quella. Sempre tutti vestiti a grigio con il colletto bianco. Di fuori, perché dentro diventa nero appena arriva il capufficio e cominci a sudare. No grazie mamma, lo so che il Dottor Valdi, quando lo becchi in ascensore, ti guarda le poppe che pare gli escano gli occhi dalle orbite e per fortuna che c’ha due lenti da fondo di bottiglia che glieli reggono. Ma è meglio che non ti sacrifichi più di tanto. Io alla Fiat non ci vado. Madonnina, ma la Patrizia non arriva? Quella canzone dei Dik Dik l’ho imparata a memoria apposta per lei, quando viene gliela soffio nell’orecchio
“…salto sopra un autobus mentre guardo la gente e mi domando perché…”
certo, il testo è un po’ pessimistico, ma a lei piace tanto. Io preferisco i Camaleonti. Vuoi mettere? Dan da da dan, dan da da dan….è l’ora dell’amore. Quando erano in tv a Sanremo mi sono venuti i brividi
“…lo sento sei vicina, è l’ora dell’amore”.
Già. Dell’amore. Bisognerebbe farlo, questo amore. Sono tutti a pigiare. “Che ci sei andato a letto? L’hai fatto? Com’era? Com’è nuda?”…o che ne so! La Patrizia è piccola anche lei, come me. A 16 anni mica siamo grandi. Ci si bacia, ci si tocca dappertutto anche lì, maremma bona, mi piglia il prurito quando gliela sfioro, ma lei nulla. La si scansa. Ha paura, credo. Boh. Prima o poi si fa. Ma perché ci mette così tanto? Certo che anche i Camaleonti partono bene, poi però
“… è lei che mi manca, è lei che non c’è più, l’orologio della piazza ha già perso la speranza…”
forse è meglio cantare qualche altra canzone. L’Equipe 84. Eh, loro sono bravi. Però 29 settembre non va bene
“…vedevo solo lei e non pensavo a te…”
no no, quella porta male. Se gliela canto, mi lascia. È poco gelosa! Maremma boia, ma che fanno solo canzoni con i casini? No no…ah ecco. Sì. Questa va bene.
“…apro gli occhi e ti penso, e ho in mente te…ogni mattina uo uo… ogni sera uo uo… ed ogni notte te….”
questa va bene. Oddio, però è un po’ impegnativa. Non vorrei fare la parte del chewing gum. L’appiccicoso. E poi magari ci prende gusto e non si respira più, come Aldo e la Rossella. Non si staccano mai, non c’è verso di parlarci, fanno due palle come una casa. Ciciuci, ciciuciò: ma non l’hanno mai sentita quella di Mc Kenzie? Scott, si chiama. Capelli lunghi e vestiti a colori. Pantaloni a zampa d’elefante. Camicione a fiori e poi fiori, fiori, fiori…amore libero dicono. Tutti con tutte. Tutte con tutti. Senza casini. Vuoi mettere? Bisogna che ci vada a San Francisco
“…if you are going to San Francisco, be sure to have some flowers in your hair…”
come mi piace l’inglese, suona bene e dice pure cose giuste. Qui i flowers sono tutti attaccati ai gambi e guai a chi li stacca. Vorrei vedere un hippy, dice si chiamano così, a Boboli. Con una rosa nei capelli. Lo arrestano subito. Oh, ma la Patrizia oggi ci mette davvero troppo! Va bene che le donne devono sempre farsi desiderare, ma tra un pochino ci ho pure fame, non ho manco fatto colazione per far finta di andare al liceo. Poi credevo di aver fatto tardi e mi sono fatto da Piazza dell’Olio a Piazza Pitti tutta di corsa. Sembravo Berruti. A me l’inglese mi fa impazzire. Mi piace proprio. Come il Rock. Il Rock è tutto inglese. Qui ci abbiamo Claudio Villa e Mino Reitano. Oppure quella palla di Massimo Ranieri e le sue rose rosse che ha comprato stasera. Loro invece hanno i Beatles e i Rolling Stones. Dicono che a Londra si fanno la guerra. Ma a me vanno bene tutt’e due. I Beatles alle feste in casa, prima ci si struscia con Love me do, poi ci si stropiccia belli attaccati con The long and winding road. Magica. Quando si mette nel mangianastri, se gli è sera, s’abbassa pure le luci del salotto e il gioco è fatto. Io dico che quando l’hanno scritta Paul e John ci devono aver pensato. Come si balla bene, stretti stretti! Se poi c’è la cucina aperta, basta arraffare una carota, grossa però, o meglio ancora un cetriolo, te lo infili nei pantaloni e sei a posto. Fai una figura da dio. E lei fa il viso rosso. Basta solo avere le mutande belle strette. A me una volta m’è scivolata e m’è cascata nel calzone. Mi è toccato fare il ballo della mattonella poi quando è finita la musica per fortuna, era ancora buio e con un calcio l’ho buttata sotto al tavolo. Chissà cosa avrà pensato la donna di servizio di Michele. Un cetriolo in salotto sotto il tavolino della televisione. Ecco, adesso a parlare di verdura mi è proprio venuta fame. Appena arriva la Patrizia prima di entrare a Boboli la porto al bar. Sennò quando ci si bacia mi viene voglia di morderla. E lei allora sì che prende paura e non me la dà. A volte mi domando se lei lo capisce bene l’inglese. Perché quando gli metto i Rolling Stones dopo i Beatles non fa una piega. Eppure il messaggio dovrebbe essere chiaro.
“Let’s spend the night together, now I need you more than ever obababababa…paraparapappappapara…”
Macchè! Sono le undici e s’era fissato alle nove! Forse non viene più. Eppure ci siamo sentiti ieri. Ci vediamo a Boboli! Con i fiori e la primavera. Mi sa che m’ha dato buca. Maremma maiala che fame! Se corro, forse ce la fo a farmi un bel panino con la soprassata prima di prendere l’autobus. Così arrivo a scuola in tempo per l’uscita a pancia piena. Accidenti alla Patrizia! Come faceva quella canzone?
“…insieme a te non ci sto più, guardo le nuvole lassù…”
Eh già…e poi
“…ma fra poco me ne andrò, e mai più ritornerò, io ti lascio sola, e quando si alza il vento…”
Non si meritano altro le donne. Bisogna che impari. E che mi ricordi dov’è quel vinaino.
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Colonne sonora da urlo per il tuo racconto che mi piace davvero molto, ha una bella sonorità, scorre via tra tra note di pensieri che riesci adesprimere molto bene.
Comunque sarà pure una “Maledetta primavera”, ma la tua storia… “Isn’t she lovely?” Per me è sì 😉
Ciao Daniele, grazie per aver pubblicato. Ti va di aggiungere una copertina? Consigliamo http://www.pixabay.com per scaricare immagini gratis e libere da copyright.
Un saluto
EO