Caccia

Serie: Avamposti

Un passo. Un fremito. Una pausa.

Il fucile pesava sulla spalla.

La pelliccia del cappuccio riscaldava i suoi pensieri, gli solleticava il mento.

Si voltò indietro, a contare gli istanti passati. Aveva gli occhi affaticati per la luce solare riflessa sulla neve, che adesso andava scemando e per non aver abbassato gli occhi nemmeno un istante.

Al di là del lago stava il lupo. Bianco sul bianco. Se distoglieva lo sguardo, lo perdeva nell’immenso.

Dopo un balletto estenuante, non sapeva più bene se fosse lui a inseguirlo, o se la bestia aspettasse il momento propizio per fare un sol boccone delle sue carni.

Davanti e dietro a lui c’era il villaggio, così avanti e tanto indietro che lo poteva solo immaginare.

Non avrebbe saputo dire che direzione seguisse. Forse un grande cerchio, o una spirale con al centro la sua vita, che l’avrebbe prima o poi portato faccia a faccia con la bestia.

Gettò lo sguardo più lontano, conteso dal dubbio se fosse meglio cacciarlo subito, o attendere l’alba. Ma la notte non avrebbe portato consiglio, solo freddo e insonnia.

Era una dura battaglia, uno solo avrebbe vinto. E avrebbe portato via l’anima allo sconfitto.

Il sole cadde a pelo sull’orizzonte. E fu sera.

*

Il fuoco illuminava quel poco di terreno attorno e si rifletteva negli occhi dell’animale. Poteva vedere i riflessi, quando il lupo guardava verso di lui. Il ghiaccio sul lago era esiguo, non sapeva se avrebbe potuto camminarci sopra. I pesci nuotavano intrappolati nell’acqua gelida sotto la calotta.

Pensò ai suoi figli, tirati su a salmone.

L’inverno era stato duro. Uno spirito animale minacciava il villaggio e aveva ucciso i loro armenti.

La notte, sul suo cuore calò la paura, come quando era bambino e gli raccontavano degli spiriti maligni. Di come ululavano nella foresta e crepitavano nel ghiaccio a primavera. Vivevano nelle cose della natura: nei sassi caduti dai pendii, uno spirito si stava agitando; nelle bufere, un altro era arrabbiato con gli uomini; quando nasceva un bambino e non piangeva, uno spirito era dentro di lui. Si chiedeva come potesse uno spirito diventare tante cose insieme.

E dentro di lui? Anche in lui c’era uno spirito?

*

Lo seppe quando fu chiamato a diventare, con un rito di iniziazione, un bambino-sentinella.

Radunato il villaggio attorno al fuoco, lo sciamano vestito di pelli di foca aveva chiesto a suo padre se era disposto a offrire il figlio al Signore dell’abbondanza.

Sì, sarebbe stato un onore per lui e per tutta la famiglia. Avere nella propria progenie un bambino-sentinella, significava essere benedetti da Freyr.

Lui aveva osservato e sentito tutto da dentro la yurta dello sciamano, fino ad allora celato agli sguardi degli anziani.

I lembi della tenda all’ingresso si sollevarono. Suo padre gli porse la mano. Lui lo guardò sofferente, rattrappito come una preda in trappola. L’uomo cercò di rassicurarlo con un sorriso, ma allo stesso tempo lo sguardo altero lo minacciava di non mandare a monte la cerimonia. Ne andava dell’onore della famiglia.

Il bambino uscì all’esterno, completamente nudo. Per un istante il gelo lo lasciò senza fiato. Avrebbe voluto scappare, ma lo sguardo magnetico di quella folla gli inchiodava i piedi a terra.

Poi il fuoco gli donò un minimo di tepore e fiducia.

A terra c’era un lupo bianco, ucciso l’ultima notte di luna nuova.

Lo sciamano sfoderò il coltello con il manico d’osso, dal fodero di pelle. Prese la cote e la passò più volte sull’affilatura. Lo scaldò nella fiamma vivida. Lo affondò nella pancia della bestia morta.

Lui guardava come infatuato tutto il cerimoniale, chiedendosi quando sarebbe toccato a lui.

Lo sciamano estrasse le viscere dell’animale e le gettò nel focolare, quasi soffocandolo.

In quell’istante tutto sembrò congelato.

Poi la fiamma ingoiò , colorandosi come di sangue, riportando la vita i quei corpi in attesa.

Gli anziani intonarono un canto di ringraziamento.

Lo sciamano prese la carcassa svuotata del lupo e ne vestì il corpo nudo del bambino-sentinella. L’avrebbe dovuta portare quella notte, lì nell’arena tra le yurte, sorvegliato a turno da alcuni uomini.

Il mattino dopo, con lui in testa, sarebbero partiti in caccia, prima della lunga notte.

*

Come allora era davanti al fuoco, nella notte gelida. E non sapeva quale sarebbe stato il suo destino.

Il mattino seguente i cacciatori si erano messi in marcia. Lui era stato mandato avanti da solo, con uno strumento che imitava il fischio del vento tra le betulle, sulle tracce delle alci.

Confidavano in lui per trovare le mandrie. Poi avrebbe dovuto avvertire gli altri con il segnale convenuto.

Ma più si inoltrava tra le alte betulle, i tronchi tutti uguali lo confondevano. Occhi al cielo, si perdeva guardando le loro chiome che sembravano dissolversi nell’infinito. Poi, gli parve di sentire i passi degli zoccoli sul muschio e le loro bocche ruminare. E seguendo quella sensazione, le trovò.

La caccia fu proficua.

Sulla via del ritorno, con il prezioso carico, giunti in vista delle yurte del villaggio, udirono un lamento lancinante.

Mentre erano in caccia, il lupo era calato sul villaggio, facendo razzia di agnelli e di figli dell’uomo.

*

Il fuoco si lamentava della poca legna che poteva consumare.

Teneva il fucile appoggiato a terra col manico, carico. Era stanco, non si sentiva pronto. Stando così accovacciato le gambe formicolavano. Quando si alzò per darsi sollievo, una gli cedette, costringendolo a puntellarsi col calcio dell’arma.

Fu allora che il lupo, rizzate le orecchie, si incamminò sullo strato di ghiaccio.

Si guardarono.

Non poteva più aspettare. Pronto, oppure no.

Il destino non si compie secondo le proprie volontà.

Il lupo avanzava lento, mentre lui si reggeva ancora a fatica sulle gambe.

Stretto nel suo cappuccio imbottito, non vedeva nient’altro attorno. Solo l’animale, ritta la testa, tese le zampe, così leggero da non provocare la minima vibrazione sulla superficie lucida e liscia.

L’uomo posò la mano sul ghiaccio e non sentì nulla.

Quando rialzò la testa vide che l’animale correva. Dietro al lupo camminava il sole e lo abbagliava la sua luce riflessa sul ghiaccio.

In piedi.

Armò il fucile.

Chiuse gli occhi e ascoltò il silenzio dei suoi pensieri.

Quando li riaprì, fece tre passi sul ghiaccio e lanciò la sua sfida allo spirito maligno. Pregò Dio di guidare la sua pallottola al bersaglio.

O che fosse maledetto per sempre.

*

Raccolse le sue cose e si caricò la pelle addosso. Dove c’era il fuoco, il sangue impregnava ancora la neve. Quando sarebbe caduta la prossima, avrebbe cancellato tutto.

E loro non sarebbero mai stati lì.

Iniziò il periplo del lago con il sole che creava sottili strati di ghiaccio fuso.

Guardò indietro, i suoi passi nella neve. Quelli di un eroe.

Al villaggio si sarebbe diffusa la voce che aveva ucciso lo spirito maligno.

Ora i cuccioli degli uomini non avrebbero avuto più paura.

Serie: Avamposti
  • Episodio : L’avamposto
  • Episodio 1: Caccia
  • Episodio 2: L’ultimo fuoricampo – 1
  • Episodio 3: L’ultimo fuoricampo – 2
  • Episodio 4: L’ultimo fuoricampo – 3
  • Episodio 5: L’ultimo fuoricampo – 4
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    Discussioni

    1. “Chiuse gli occhi e ascoltò il silenzio dei suoi pensieri.Quando li riaprì, fece tre passi sul ghiaccio e lanciò la sua sfida allo spirito maligno. Pregò Dio di guidare la sua pallottola al bersaglio.O che fosse maledetto per sempre.”
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