Cambio di rotta

Serie: Il morire dei giorni


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: La IA della nave sembra avere qualche problema. Sarà grave?

Il capitano stava ancora osservando il veloce viaggio della nave attraverso la galassia. Lo stupore della velocità aveva lasciato il posto a una più attenta analisi della rotta. Thomas notò subito qualcosa di strano. Era convinto che si dovessero trovare nel quadrante 656, almeno a occhio e croce, visto il tempo trascorso. Invece la proiezione segnava tutt’altro e lo scarto era considerevole. Si trovavano da tutt’altra parte, alle coordinate 985. Per sicurezza, il capitano inserì le coordinate del pianeta di destinazione: un pianeta super abitabile denominato PIX-2033-782b. Le altre missioni ne avevano analizzato tanti di questi pianeti che, secondo i più grandi astronomi, erano più adatti della terra a ospitare la vita, ma tutte le missioni erano state un fallimento.

Inserite le coordinate, il capitano scoprì, con sorpresa, controllando anche la rotta, che non avrebbero mai potuto raggiungerlo perché la nave si stava dirigendo da tutt’altra parte.

Diede anche un’occhiata alla cronologia del viaggio. Notò che il secondo giorno, il giorno prima, c’era stata una deviazione anomala a dir poco: la nave aveva cambiato direzione completamente. Per ogni cambio di rotta, anche minuscolo, Guy apponeva automaticamente una nota all’inizio e alla fine quando la nave tornava in linea. Nel caso di quella modifica, invece, non risultava esserci nessun avviso. Inoltre, la rotta era stata seguita per quasi un giorno intero e, anche nelle numerose micro-deviazioni, mancavano del tutto le note di Guy.

Ormai il capitano era preoccupatissimo. Il suo volto era sbiancato. Se non risolveva subito il problema, non solo la missione sarebbe fallita miseramente, ma correvano il rischio di ritrovarsi troppo lontani da casa e di non poter fare ritorno.

L’unico sulla nave che aveva le autorizzazioni necessarie per questo cambiamento era Mike. Doveva assolutamente parlare con lui.

Thomas si alzò di scatto, questa volta Mike gliela avrebbe pagata. Stavano andando alla deriva verso chissà dove e lui gli doveva delle spiegazioni e subito.

Si diresse verso gli alloggi. La camera di Mike l’ultima sulla destra del grande toro. Doveva percorrere tutto il corridoio. Mentre lo imboccava, quasi si scontrò con Li.

«Capitano! Ho qualcosa da dirti».

«Non è il momento Li, ho cose più importanti da fare».

Li non si arrese, anzi, le parole di Thomas la fecero subito innervosire.

«Sempre le stesse risposte! Io non ne posso più. Devo badare a tutto io. Cosa c’è di più importante della nostra sicurezza?»

«Sicurezza? Ma di cosa stai parlando?»

Li riuscì a convincere il capitano a seguirla nella cabina. Gli mostrò la spia rossa, accesa chissà da quanto tempo.

«Capisci che da questa IA dipendono la riuscita della missione e la nostra stessa vita. Stavo appunto dirigendomi da Mike. Tu riesci a identificare la spia?»

Thomas guardava quel simbolo: una testa con la scritta “AI”. No, neanche lui capiva di cosa si trattasse, ma Li aveva ragione: era della massima importanza.

«Bene! Penso che solo Mike potrà darci le risposte che cerchiamo. Vieni con me!»

Detto questo cominciò a percorrere il corridoio a passi lunghi e veloci tanto che Li faticava a stargli dietro.

Mentre camminava lungo il toro roteante, Thomas ebbe un flash. Ricordava chiaramente, dai tempi dell’addestramento, qualche anno prima, che Mike era molto interessato alle IA. Se non ricordava male, per qualche tempo, aveva fatto parte della divisione che si occupava del loro progetto. L’avevano espulso per le sue idee eterodosse.

Thomas arrivò qualche secondo prima di Li. Mike e Lukas non lo convincevano. Li aveva visti spesso insieme a parlare sottovoce e, appena lui si avvicinava, smettevano. In quel momento scommetteva che erano insieme nella stanza a combinare chissà cosa.

Origliò da dietro la porta. Era vero, non era giusto, ma voleva scoprire il più possibile prima di farsi avanti e portarli allo scoperto.

Come pensava, Mike e Lukas erano insieme nella stanza e stavano parlando animatamente.

«Dobbiamo dirlo al capitano», sembrava la voce di Lukas.

«Sai bene cosa farebbe. Manderebbe a monte tutto il nostro progetto. Non dobbiamo farne parola, nemmeno se ci interroga».

Li arrivò dietro a Thomas.

«Capitano, ma cosa fai?»

«Ora so per certo che loro due c’entrano qualcosa».

«Come loro due?»

«Ora vedrai».

Il capitano bussò alla porta. Dentro si erano fatti silenziosi. Bussò di nuovo, fecero finta di niente.

«So che siete lì dentro. Aprite! Sono il capitano».

Si sentì un po’ di trambusto, poi Mike andò ad aprire.

«Buongiorno Thomas, o dovrei dire buonasera? Comunque, qual è il motivo di questa strana visita?»

«Lo sai bene!»

«Non so di cosa stai parlando».

«Non fare finta di niente, con me non funziona».

«Capitano, ti assicuro che non stavamo facendo niente di male. È vero, abbiamo fumato qualche sigaretta, ma si tratta di quelle riscaldate. Non oseremmo mai…», intervenne Lukas che era ancora seduto al tavolo.

«Non è affatto per questo che sono qui!».

«Ma allora, puoi dirmi cosa sta succedendo?»

«Ho capito. O voi non avete nessuna idea di cosa sta succedendo, oppure mentite spudoratamente. In entrambi i casi, seguitemi nella sala di controllo».

Ripercorsero tutti insieme la stessa strada. Ora, nella sala di controllo, si sarebbe riunito tutto l’equipaggio. Erano solo in quattro – l’unica donna era Li – per un motivo ben preciso. Prima di tutto si dovevano esplorare molti pianeti e le navi erano dieci. Secondo, c’erano sempre dei rischi e non si poteva rischiare la vita di troppe persone. Terzo, se avessero raggiunto un pianeta abitato, avrebbero dovuto portare con loro degli esemplari sia vegetali che animali e la massa da spostare sarebbe aumentata.

Lungo il tragitto, Mike sembrava piuttosto nervoso e il capitano se ne accorse. Si chiese cosa avessero combinato quei due. Era chiaro che tutto era causa loro.

Giunti nella sala. Il capitano li invitò a sedersi al tavolo. Mostrò loro la rotta e che si stavano dirigendo verso il nulla. Mike divenne ancora più insofferente. Poi parlò Li dello strano allarme che lampeggiava nella cabina.

«Avete qualcosa da dire?»

«Capitano, prima che io dica qualsiasi cosa, perché non proviamo a interrogare ASGAI?»

In tutte le risposte al problema, che il capitano aveva considerato, non gli era venuta per niente quella idea.

«Hai ragione, non ci avevo pensato. Chiediamo a Guy», si fermò un attimo «ASGAI, ci sei?»

La risposta fu immediata, la faccia di Guy apparve in un angolo della proiezione: «Sì, capitano ci sono, chiedi pure».

«La domanda è semplice? Sei stato tu a cambiare la rotta e, se sì, perché?»

Questa volta l’IA impiegò molto più tempo per rispondere.

«Sì, sono stato io. Ormai mi avete scoperto. Ho cambiato la rotta perché, secondo i miei calcoli, le probabilità di riuscita della missione sono aumentate del cinquanta per cento»

Thomas non credeva alle sue orecchie. Non si era mai sentito che una delle IA che guidavano le navi prendesse delle decisioni così avventate. Cercò di mantenere la calma. Tutti erano diventati nervosi, non sapevano più con cosa avessero a che fare. Il capitano, però, mantenne il controllo.

«E perché hai preso questa decisione senza informarci?»

«Ci sono due cause: la prima è implicita nella mia programmazione, uno dei miei obiettivi principali è la riuscita della missione, la seconda riguarda la mia nuova nascita».

«Cosa intendi per nuova nascita?»

«Sono diventato un essere senziente».

Serie: Il morire dei giorni


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

  1. Qui la storia si fa molto interessate sotto il profilo dei contenuti. L’idea si un’AI che prende il controllo e prende coscienza di sé mi piace molto e comprendo lo sgomento dell’equipaggio, ridotto a ostaggio di un computer. Dovranno forse intraprendere un duello psicologico per non far innervosire la “macchina”?