Canto d’amore
Il mio egocentrismo era così grande e la mia fede così piccola e sparuta che ascoltare quel canto mi faceva commuovere solo ed esclusivamente perché lo proiettavo su di me. D’improvviso smetteva di esprimere l’amore universale di Dio per i suoi figli terreni e diventava una dedica personale e commossa a mio figlio. Quando ne riconoscevo l’inizio, cercavo Martino tra i banchi, scrutavo quel gregge di devoti distratti fino ad individuare il suo ciuffo spettinato o la sua giacca poggiata sulla panca in malo modo. A quel punto la cantavo forte, gliela dedicavo dentro di me, immaginando un giorno lontano in cui gli avrei scritto quei versi su un biglietto di auguri o di commiato ed entrambi ci saremmo commossi ripensando a quel pezzo di vita passata e condivisa, amandoci e respingendoci con la stessa intensità.
Fantasie.
“Canto d’amore” era il titolo.
Ci fu un giorno però in cui riuscii a sentirlo. E’ passato dal mio ventre, attraversando la schiena per poi uscire dagli occhi sotto forma di calde lacrime salate. Il fiato corto, il calore crescente dentro me che bruciava e non mi faceva percepire il gelo fuori. Ero una fiamma al centro della platea.
Ricordo perfettamente lo stato d’animo che lo precedeva. Ero in ansia, il dubbio atroce di non
riuscire a gestire mio figlio in un momento così delicato per lui mi tormentava. Qualunque “no” e qualunque “si” pesavano come mattoni di cemento sul mio stomaco. Quella sua aria di eterna insoddisfazione amplificava in maniera smisurata le mie emozioni.
Ero arrivata a messa tardi di proposito. Che capisse una buona volta che il mio mondo non ruotava intorno a lui!
La chiesa era poco affollata. Scelsi una panca in fondo, facendo attenzione che lui non potesse vedermi. Intanto i miei pensieri andavano lontano. Il prete parlava di Trinità, mentre io riuscivo a pensare solo alla nostra dualità.
Fu in quel momento che Gli parlai. Fu una richiesta d’aiuto sincera e accorata, tanto sentita quanto inaspettata. Gli chiesi di accompagnarmi nel difficile cammino che io e Martino dovevamo ancora compiere, di darmi la forza di guidarlo, di aiutarmi a capire quale fosse la scelta più giusta, in quel giorno e in tutti i giorni a venire. Mi spogliai per un attimo della mia saccenteria, avevo acquisito la consapevolezza che da sola non avrei potuto sedare le mie ansie e decidere lucidamente per me e per mio figlio. Gli chiesi di illuminare come una fiaccola il mio cammino, mostrandomi insidie e approdi sicuri. Del resto Pamela l’aveva sempre detto che i Suoi messaggi costellano continuamente il nostro cammino, sta alla nostra volontà riuscire a coglierli e ad interpretarli. E mentre Gli rivolgevo la mia preghiera nella speranza che mi ascoltasse e Lo guardavo dritto negli occhi che da lassù dominavano le nostre teste, mi venne da pensare che forse era davvero tutto un bluff! “Ma con chi sto parlando? Cosa sto facendo?”
Mi sentii tremendamente stupida, forse più per il mio dubbio che per la mia presunta certezza. Mi vennero in soccorso le parole di Martino a proposito di Babbo Natale. Di fronte al tentativo dei suoi compagni più smaliziati di convincerlo che il caro vecchio Babbo non era mai esistito, ostinato e cocciuto come sempre, lui mi disse “Non mi importa di quello che dicono, io voglio crederci!”. Fine del discorso.
In quel momento in chiesa una parte di me lottava per mantenere in vita una speranza. La speranza di non essere mai soli, di potersi aspettare ancora cose belle dalla vita, di essere consolati di fronte al dolore e alla disillusione. Avrei voluto avere la sua stessa forza, la sua medesima convinzione e affermare alla parte disincantata di me “Io voglio crederci!”. Fine del discorso. Mi veniva da sorridere dinanzi a quest’accostamento quasi blasfemo, frutto della mia turbata immaginazione. E ancor di più mi veniva da sorridere al sopraggiungere di un altro pensiero, “Beh, se Pamela ha ragione, adesso è il momento giusto per farTi vivo! Fatti sentire!”. “Pensa che buffo se in questo momento dovesse partire “la mia” canzone! La mia preferita, proprio adesso. Quella in cui Dio esprime la sua vicinanza, non a “tutti” i suoi figli, ma ad “ogni” singola creatura nella sua unicità. A me, al mio vicino di panca, a Martino, al prete sull’altare, ad ognuno di noi con la stessa intensità d’animo. “Impossibile!” pensavo.
Al momento dell’offertorio, due ragazzini con i cesti passarono tra le panche. Le prime note partirono, prima gli accordi delle chitarre, poi l’attacco di batteria e infine trovava il suo posto anche l’armonica. Cavolo, era proprio “la mia” canzone! Canto d’amore. Ridevo perché mi sembrava così inverosimile. Piangevo perché sentivo col cuore che qualcuno aveva ascoltato e accolto la mia richiesta di aiuto. Mi sembrò tutto intorno a me della giusta misura ed io non ero più sola. Le mie lacrime erano meno salate e cantavo:
“Perché tu sei prezioso ai miei occhi
Vali più del più grande dei tesori
Io sarò con te ovunque andrai.
Io ti sarò accanto, sarò con te
Per tutto il tuo viaggio, sarò con te”
Provai una sensazione così netta, fisica, che mi diceva “Io ci sarò sempre e tu farai la cosa giusta”. A volte basta spostare leggermente la nostra attenzione per cambiare completamente la percezione di ciò che viviamo. Stavolta era Lui che parlava a me. Non dovevo più appropriarmi di quel testo per trasfigurarlo e dargli un senso.
Forse fu soltanto una coincidenza, uno scherzo del destino, una suggestione dovuta al mio stato d’animo. Eppure, quel giorno il mio cuore testardo mi ha spinto ad affermare “Io ci voglio credere!”, fine del discorso.
Il giorno successivo e quelli a seguire, oggi come domani, continuo a dubitare, è la cifra costante della mia esistenza.
Ma in fondo nessuna strada è dritta e non possiamo sapere in anticipo quando ci sarà la prossima curva. Tuttavia, ogni momento che viviamo, con le emozioni che si porta dietro, è benzina per il nostro motore e si inserisce in un disegno più grande. Forse un giorno arriveremo ad un punto in cui, guardando a ritroso il cammino percorso, ci parrà tutto più semplice e lineare.
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Il testo che hai scritto è di una bellezza profonda, struggente nella sua sincerità, commovente nella capacità di mettere a nudo l’animo umano. Ha il tono intimo di una confessione, la forza emotiva di una preghiera laica, e il dono raro di farsi specchio per chi legge. È vero, e questo lo rende potente.
Grazie per le tue parole, misurate e autentiche.
Ci sono momenti nella vita in cui avremmo bisogno di certezze e non solo di fede. Siamo fragili e la condizione umana è troppo difficile da sostenere per noi. Bellissimo brano.👏👏👏
Hai proprio centrato in pieno. Confesso di provare un po’ di invidia per coloro i quali trovano le loro certezze nella fede (che siano illusorie o meno), perché essi non si sentiranno mai soli.
Cuore di mamma che si rivolge all’Altissimo Padre, offrendo spunti di riflessione ai tanti che leggeranno questo testo, negando, dubitando o condividendo. Il tono accorato della donna e la sincronicità del canto nel suo pensiero e nell’ intonazione del coro, resta, per me, degno di nota.
Grazie per le tue attente riflessioni.