
Caotica solitudine
Ecco l’uomo che chiami marito: guardalo!
«Abbassa la voce o ti sentirà.»
Che mi senta pure e che si vergogni di se stesso.
«Gli uomini sono fatti così, non è colpa sua.»
Apri gli occhi donna! Quanto tempo deve ancora passare prima che tu lo veda per quel che è?
«Gli voglio bene.»
Gli vuoi bene?! Quindi non lo ami?
«È la stessa cosa.»
Non è la stessa cosa, non lo è per nulla. Comunque sia, non merita né uno né l’altro.
«Noi donne dobbiamo avere pazienza.»
Noi donne dobbiamo?! Sai cosa dobbiamo noi donne? Niente! Assolutamente niente a nessuno, tranne che a noi stesse.
«Sono stanca, non voglio più ascoltarti. Credo che me ne andrò a dormire.»
Sai benissimo che non riuscirai a chiudere occhio. Già ti vedo, tremare nell’illusoria protezione delle coperte. Ma non temere; penserà lui a scaldarti. Le sue mani enormi violeranno il tuo corpo, feriranno la tua anima. Ricordi quelle sensazioni, vero? Il dolore, la sporcizia e, soprattutto la puzza; il sudore che sa di birra da quattro soldi.
«Vuole solo far l’amore! Sono io quella sbagliata.»
L’amore non deve far male, non in quel modo almeno. C’è qualcuno di sbagliato in questa situazione, ma quel qualcuno non sei certo tu.
«Non voglio.»
Bene! Questo è un passo avanti. Non lasciare che sia una bestia a condizionarti la vita. Guardalo! Immerso com’è nel mondo oltre lo schermo, neppure nota la tua presenza. Sai cosa fa con quel computer?
«Cercherà delle donne, immagino.»
Tu credi?
«Ci sono un sacco di donne perfette in rete; donne ben diverse da me.»
Non esistono donne perfette, ma solo donne convinte di esserlo.
«Deve pur trovare un modo per sfogare i suoi istinti!»
I suoi sporchi istinti li sfoga eccome, mia cara! Dovresti averlo imparato sulla tua pelle. Avviciniamoci senza far rumore ed osserviamo. Il regno oltre lo schermo può essere molto pericoloso, perché è reale ed irreale allo stesso tempo. Chissà! Potremmo scoprire cose inaspettate in esso, cose che ti faranno aprire gli occhi.
Ricorda! Non vuoi più sopportare, non vuoi più avere pazienza. Non più.
**
«Non avrei dovuto spiare quel maledetto pc.»
La consapevolezza è la porta per la libertà.
«Le cose non andavano poi così male. Se solo fossi rimasta al mio posto.»
Il tuo posto?! E quale sarebbe il tuo posto? Non a fianco di un uomo che ti maltratta, spero.
«Avrei preferito che avesse un’amante. Sarebbe stata una liberazione. Avrei accettato quasi tutto, ma questo?»
A volte è necessario rimboccarsi le maniche e fare quel che va fatto. La libertà non si paga in denaro, ma in lacrime e sangue.
«Se solo non ti avessi ascoltata! Tutto sarebbe rimasto com’era.»
Avresti preferito così? Io non credo. Non abbassare il capo; non è più il tempo di nascondersi sotto la sabbia.
«Forse hai ragione.»
Tu sai che ho ragione.
«Ho sofferto troppo a causa sua e…»
E?
«… non voglio più farlo!»
E non lo farai più; il veleno potrebbe essere una buona soluzione, oppure qualcosa più a portata di mano, tipo un coltello.
«Un coltello andrà benissimo; ne ho un sacco in cucina.»
***
«Cosa vorresti fare?!»
Un donnone vestito di bianco la sta osservando; un sorrisetto di scherno disegnato sul volto.
«Io…stavo solo…»
«Con chi stavi parlando, Mara?»
«Una mia amica.»
«Hey, amica! Dico a te, amica di Mara! Vuoi dirmi cosa vorrebbe fare con un coltello? Non rispondi? Certo, perché non esisti!»
Il salotto in cui si trovava un attimo prima si è tramutato in un luogo asettico, un luogo che puzza di disinfettante.
«Non stavo facendo nulla di male.»
«Te lo dico io cosa vorresti fare!» continua il donnone. «Uccidere tuo marito per l’ennesima volta! Credo che questa sia la quarta, o forse la quinta.»
«Ha avuto quello che meritava» replica Mara.
«Certamente! Postava le tue immagini nude su internet, giusto?»
«Mi ha violato in molti modi, ma quello è stato il peggiore.»
Il donnone spalanca le braccia in un gesto plateale. «Tutto molto triste; peccato che tu non abbia mai avuto un marito.»
«Tu non sai niente di me.» Mara è troppo sconvolta per capire le emozioni che le vorticano in testa.
«E qui ti sbagli! Ti conosco fin troppo bene; nessun marito, né vivo né morto, nessun parente…»
«Stai zitta.» Chi era quella donna? Chi era quella stronza bugiarda?
«Io parlo quanto voglio! Già è un supplizio lavorare in questa clinica di merda, figurati se me ne sto zitta.»
«Tu non sei nessuno.»
«Hai ragione. Io sono solo un’ infermiera e tu sei solo una pazza. Almeno venisse qualcuno di importante a farti visita, tipo Napoleone o … Hitler! Lui sì che li sapeva trattare quelli come te; li cuoceva a puntino. Invece, no! Sempre questa tua amica del cavolo.»
«Non m’interessa niente.»
«A me interessa ancora meno, però devo sopportarti; tu e le tue assurde fantasie. Lavoro peggiore non mi poteva capitare. Torna nella tua camera adesso; il dottore sarà qui a momenti.»
L’infermiera si allontana, muovendo le grosse natiche a destra e a sinistra.
****
Se n’è andata, quella stronza?
«Credo di sì.»
Tu sai come comportarti con lei, vero?
«Certo! Un coltello andrà benissimo.»
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Complimenti, molto travolgente.
La tensione e la suspense dei dialoghi interiori,mi hanno lasciato con il fiato spezzato fino a fine, in un finale inaspettato.
Ciao Simone, grazie mille per l’apprezzamento.
Molto bello questo librick, Dario!
Grazie mille, Kenji.
Complimenti, molto intenso, tocca temi importanti senza banalità. Bell’idea quella di privare il lettore del finale che si aspetta con un bel twist che lascia spiazzati.
Bellissimo lavoro
Ciao Alessandro, sei troppo buono. Ormai avrai capito che adoro spiazzare il lettore. Non sai mai dove andrò a parare. ?
Ciao Micol, effettivamente questo racconto ti mancava. Ha ricevuto una menzione d’onore nel concorso 123librick, non dimentichiamolo (a dispetto del mio ripudio nei confronti dei concorsi)?.
Non hai apprezzato il cambiamento, ma il racconto ti è rimasto impresso. Ho ottenuto quel che volevo.
Grazie per sopportare le mie piccole, e imprevedibili, follie letterarie.?
Ciao Dario,
non ricordo di aver letto questo racconto e non posso apprezzare il cambiamento. La storia, comunque, è di quelle che rimane impresse.
Bravissimo…
Troppo gentile. Quando scrivere è un piacere, ogni tanto qualche storia decente si riesce a tirar fuori. O almeno è quello che spero. Ti ringrazio.☺
Una lettura che mi prende. Complimenti e continua così ?
Una scrittura che prende! continua cosi
Ti ringrazio, Maria. Sono particolarmente affezionato a questo racconto.
Un racconto molto inquietante, complimenti! Ben scritto e dal finale inaspettato.
Complimenti.
Ti ringrazio! Io non guardo in faccia nessuno; trasformo i colpevoli in vittime e le vittime in colpevoli.
Ottimo racconto incentrato sull’ambiguo e labile confine tra realtà e allucinazione, tra normalità e follia. Bravo!
Grazie! Troppo gentile.
Ciao Dario, hai ragione, non è una storia facile, ma riesci a narrarla davvero bene e in cui mi sorprendi nel trovare la tua scrittura sempre originale e azzeccata, bravo!
All’inizio avevo quasi paura a pubblicarla; temevo che il risvolto finale potesse far storcere il naso ai lettori. Nel bene e nel male la storia adesso è qui.
Molto suggestivo! Sono rimasta incollata alla pagina. Soprattutto per il risvolto finale, che non avevo previsto. I miei complimenti.
Il tuo è un commento veramente gradito. ” L’algida pantera”, a mio modesto parere, è uno dei racconti migliori di edizioniopen.
Ciao Dario. L’impatto con la storia di questa donna è molto forte e fa riflettere su quello che ci può essere nel dialogo interiore di coloro che giudichiamo “pazzi”; ma anche sul fatto che tutti (anche i “normali”) hanno dentro sè una sofferenza che tenta di dividerli dagli altri, rendendoli a volte crudeli (come l’infermiera). La sofferenza di ognuno provoca isolamento e rancore; ognuno con la sua voce più o meno immaginaria, che gli suggerisce cose dolorose, a volte intollerabili. Ai miei occhi hai reso bene l’idea e hai stimolato empatia per un “diverso”. Bravo!
Ti ringrazio. A volte il confine che separa la follia da quello che consideriamo “normale” è estremamente labile. Sono contento che questa storia ti sia arrivata al cuore, pur non essendo una storia facile.