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Serie: Scia di sangue a Glenbury


Anne e la sua famiglia si erano appena trasferiti nella nuova casa a Glenbury, una piccola cittadina nei pressi di Swansboro. Sperduta in mezzo alla campagna e situata nei pressi di un bosco, quell’abitazione era rimasta disabitata per diversi anni, tanto che il suo aspetto diroccato la faceva apparire tenebrosa, quasi spettrale, specialmente di sera.

Anne, che aveva solo dieci anni, trascorreva le giornate in camera sua, i suoi genitori non la facevano allontanare né vi erano suoi coetanei nelle vicinanze. Quando a scuola si era presentata ai compagni e aveva nominato il luogo in cui viveva, il gelo era calato in tutta la classe, gli sguardi pallidi e terrorizzati come se avessero visto un fantasma. La evitarono nei giorni a seguire.

Un giorno, mentre raccoglieva un mazzetto di fiori presso il torrente dietro casa, Anne vide comparire dentro lo specchio d’acqua il riflesso di una bambina dal viso cereo, i boccoli dal colore dell’oro, e indossante una lunga camicia da notte.

“Devi andare via di qui.”

Le parole risuonarono potenti dal fondo e, accarezzando il velo d’acqua, raggiunsero con urgenza le orecchie di Anne, che si volse senza vedere nessuno. Quando tornò a guardare davanti a sé, la figura della bambina era svanita.

Il pomeriggio seguente, nel bel mezzo dei compiti, Anne sentì degli scricchiolii provenire dalle assi di legno che andavano a costituire il pavimento della sua stanza. Ella diede inizialmente la colpa a un topo insinuatosi lì sotto, viste le condizioni della casa di cui al momento non potevano permettersi alcuna ristrutturazione. Quello che sembrò essere il passo di un roditore, tuttavia, si trasformò ben presto in un picchiettìo, come se qualcuno volesse attirare l’attenzione di Anne ogni volta che quest’ultima tornava a concentrarsi sui compiti. Così la bambina si alzò dalla sedia e, tastando le assi, si accorse che una di esse, quella da cui era provenuto il rumore, era leggermente in rilievo. Avvicinò l’orecchio e bussò lievemente, rimase in ascolto, ma il ticchettìo era svanito. Decise perciò di tirare e, con grande sorpresa, l’asse si smosse rivelando l’esistenza di una scatola, grigia e impolverata. Al suo interno alcuni ritagli di giornale riportavano titoli che Anne lesse con l’orrore negli occhi, persino un bambino di cinque anni li avrebbe compresi. Ogni articolo presentava una data differente ma il luogo citato era sempre lo stesso.

“Trovate morte mamma e figlia in un’abitazione di Glenbury.”

“Massacrati una donna e il suo bambino nella stessa casa in cui era avvenuto un omicidio due anni prima. Trovate tracce di sangue del padre. Si sospetta dell’ombra di un serial killer.”

E ancora “Ennesimo omicidio a Glenbury. Uccisa una bambina di sette anni. Il corpo del padre nei pressi del bosco.”

Anne si rese conto che il luogo degli omicidi non era altro che la casa in cui viveva ormai da qualche mese con la sua famiglia. Tuttavia, ciò che la sconvolse per davvero fu la foto presente sull’articolo più recente, quello risalente all’ultimo omicidio di tre anni prima. Quella bambina, Irina il suo nome, era la stessa che aveva visto riflessa nelle acque del bosco. 

Si alzò per guardare meglio l’immagine in controluce, ma gli occhi si incatenarono alla pagina del quaderno su cui stava scrivendo. A caratteri cubitali, di un rosso simile al sangue, la parola ‘Vattene’ si ergeva minacciosamente trasbordando in rivoli che, da ogni singola lettera, scendevano lungo la pagina. Anne osservava la scena in un muto e immobile orrore, finché un dettaglio non la costrinse a distaccare gli occhi per incrociare lo sguardo di Irina, riflessa sul vetro della finestra. Era alle sue spalle.

Un urlo acuto e lacerante si levò dalla camera. I genitori accorsero e la trovarono seduta sul letto, scossa, le pagine del quaderno in mille pezzi. Anne urlava di avere le mani sporche di sangue, le mostrò agli occhi di sua madre e suo padre, i quali si scambiarono occhiate preoccupate. Il sangue, lo vedeva solo lei.

Fu portata da uno psichiatra che minimizzò il tutto a problemi di adattamento e allo shock subìto dalla lettura di quegli articoli. Quegli omicidi, infatti, avevano sconvolto tutta la cittadina e nessuno osava farne parola. 

Gli articoli furono bruciati.

Serie: Scia di sangue a Glenbury


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Discussioni

  1. cover stupenda e la tua scrittura, seppur con cambio di registro e sceneggiatura, è sempre impeccabile, coinvolgente e descrittiva. Riesci a catturare il lettore e condurlo tra le pagine della tua trama agilmente senza diversivi e con semplicità. Mi hai stupito. Complimenti!

  2. Primo episodio esplosivo. La storia, seppure dalla trama horror forse un poco abusata, si sviluppa intensamente e porta il lettore a sentirsi sulla schiena lo sguardo atono di Irina o la gelida sensazione di sentirsi osservati nel buio.
    Attendo altri brividi nei prossimi episodi.
    Alla prossima lettura.

  3. Mi è piaciuto tantissimo questo primo capitolo di questo racconto gotico alla Shirley Jackson, emozioni vibranti senza eccedere in descrizione macabre, spero prestissimo di leggere il seguito

    1. Grazie!! Stanotte ho scritto il seguito, quindi lo pubblicheranno a breve. Speriamo ti piacerà!

  4. Grazie Sara! Oggi scriverò il secondo capitolo di questo “esperimento”, perché è la prima volta che scrivo questo genere! Ti ringrazio di cuore