Carne cruda per cena

Serie: Il redentore

Era in ritardo e bloccato nel traffico.

Giulia si era raccomandata di non fare tardi quella sera. Aveva invitato i genitori a cena e suo padre non tollerava i ritardi, come se quel borioso ignorante si meritasse qualche rispetto.

Guardò l’ora scostando la manica del completo: avrebbe dovuto presentarsi a casa già da 15 minuti.

La scusa del traffico ingolfato sarebbe stata utile come essere particolarmente ferrato nella filosofia di Platone durante un esame di fisica teorica.

Controllò il cellulare: le chiamate perse erano già cinque, due di Giulia e tre di suo suocero.

Cosa poteva fare se l’ingegnere aveva chiesto di avere il report della riunione con i giapponesi pronto per domattina?

“Siete in sette a lavorare in quel dannato ufficio, perché sei l’unico a fare straordinari?” Gli gridava sempre Giulia quando litigavano per i suoi ritardi. La storia però cambiava quando quegli stessi straordinari pagavano gli ingressi alle SPA e gli inutili trattamenti di bellezza: immancabilmente quella cretina si scordava di tutti i ritardi diventando generosa di carezze, sorrisi e spesso porcate varie fra le coperte.

“Chi si mette in casa una donna si mette in casa un debito” gli ripeteva sempre sua mamma da ragazzino.

Rise del pensiero decidendo allo stesso tempo di saltare la cena, ignorare sua moglie e dare un valido motivo a suo suocero per lamentarsi del genero.

Chiamò subito Leonardo.

***

Era da un pezzo passata la mezzanotte e se ne stavano ancora nel locale, tranquilli a finire le loro bevute. Sul cellulare campeggiavano 97 chiamate senza risposta e qualcosa come 57 messaggi, praticamente uno stalkeraggio di una certa importanza.

L’argomento principale era Carlo, amico/amante di entrambi.

“Continuo a domandarmi perché, perché, PERCHE’??” disse Leonardo.

“Non tutti i perché ammettono una risposta, caro mio.”

“Era una cara persona, era buono, era generoso, era divertente… non meritava una fine del genere.”

“Alcuni lo pensavano anche di Hitler” rispose cercando di allentare la tensione.

Leonardo non apprezzò. Si mise a piangere convulsamente come solo una checca isterica sa fare.

A quella scena, vedendo gli occhi rossi dell’amico e le guance solcate da lacrime e rimmel, sentì una passione salirgli dallo stomaco e soffocargli la mente: avvicinatosi all’amico e amante, ne prese il viso fra le mani e lo baciò con passione.

***

Da soli nella camera in stile giapponese di Leonardo, si spogliò riponendo con cura tutti i vestiti nell’armadio di camera decorato con vetro scuro e bambù. Rimase completamente nudo e a quella vista l’amante si morse il labbro inferiore in un gesto bramoso.

“A quanto pare hai fretta” disse Leonardo.

L’altro sorrise, poi si stese nel letto con una calma studiata.

“Non sapevo ti piacesse depilarti anche sotto”, osservò l’amico che poco tempo prima sembrava avvolto nel lutto più nero.

“E’ una questione di igiene. E poi, tesoro, in questo modo la scena del crimine rimane immacolata…” gli rispose facendogli l’occhiolino in un modo molto provocante.

“Io sono un inguaribile romantico” commentò Leonardo alzando gli occhi al cielo, “a me piace ancora chiamarlo nido d’amore” poi si stese di fianco al corpo nudo dell’amico, iniziando a massaggiargli la schiena per poi scendere verso zone più interessanti.

***

“Titty?… Tittina?”

Stava richiamando con un pò di cibo il chihuahua di Leonardo, una cagnolina di 3 anni odiosa e diffidente per natura ma che si faceva comprare con una facilità disarmante con qualche crocchetta preferibilmente al gusto di pollo e carote: più o meno come il padrone di fronte ad altri generi di ricompense materiali.

Titty sbucò dal salotto vestita di un orrendo cappottino rosso e bianco che la infagottava esageratamente e le faceva sembrare la testa una noce con appese due orecchie e un naso. Purtroppo Leonardo adorava quei cappottini e proprio non riusciva a capire quanto la natura fosse già stata sufficientemente inclemente con quel cane senza bisogno di un suo aiuto.

“Brava Tittina, ti piacciono le crocchette vero?”.

La canina lo guardava ipnotizzata, guaendo impaziente ogni volta che ritirava la mano per prendere altro cibo.

“Adesso ti darò qualcosa di più gustoso, vieni piccoletta.”

Titty lo seguì verso la camera da letto.

“Guarda chi ti ho portato, Leo?” disse all’amante ancora steso sul letto, “la tua Titty molto affamata.”

La canina si guardava intorno un poco stranita. Con le piccole narici assaggiava gli strani odori che aleggiavano nell’aria e ad un certo punto intinse curiosa la lingua nel liquido denso in cui erano finite le sue zampe.

Proseguì con cautela nel sangue caldo del suo padrone, un poco infastidita da quel liquido denso che gli inzaccherava le zampette ma irresistibilmente attratta dal lungo pezzo di carne che quel tizio gentile gli porgeva.

All’inizio l’intestino di Leonardo non sembrò piacerle molto, forse perché viscido o perché ancora tiepido. Poi però continuò a mangiare la carne con un certo gusto, staccando piccoli bocconi che masticava avidamente inclinando per chissà quale motivo, il muso da una parte: aveva tutti i baffi rossi di sangue e incollati fra loro ma sembrava essere un problema da affrontare solo a stomaco pieno.

“Brava Titty, lo vedi che ti piace? Mangia con calma tesoro, intanto io mi faccio una doccia calda e poi mi vesto.”

L’uomo prese i vestiti dall’armadio e andò nel piccolo bagno di Leonardo. Mentre attendeva la giusta temperatura dell’acqua accese anche una candela profumata che l’amico teneva in ogni stanza della casa. In pochi minuti si diffuse nell’aria un piacevole quanto benefico aroma di bergamotto e menta che lo avvolse e lo rilassò come un abbraccio.

Quando ebbe finito e si fu vestito, si affacciò un momento nella camera trovando Titty sul letto che attingeva direttamente dal ventre aperto di Leonardo. Gli intestini gli erano piaciuti così tanto che gli aveva estratti quasi completamente dal suo padrone: giacevano sul parquet divisi in lunghi pezzi e da uno di essi fuoriusciva qualcosa di scuro e melmoso, probabilmente i resti della cena che avevano consumato insieme poche ore prima.

“Leo, Leo, Leo… ti dicevo sempre di mangiare più fibre: puliscono l’intestino ed ora certamente, non ti troveresti in una situazione tanto imbarazzante.”

Richiuse la porta della camera proprio mentre la cagnolina metteva tutto il musetto, nella pancia aperta del suo padrone.

Serie: Il redentore
  • Episodio 1: Il balletto solitario
  • Episodio 2: Caldo Torrido
  • Episodio 3: Fiori Freschi
  • Episodio 4: Carne cruda per cena
  • Episodio 5: Sangue dal passato
  • Episodio 6: Occasione mancata
  • Episodio 7: Il Killer Dei Padri
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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    Discussioni

    1. E’ proprio vero che i cani assomigliano ai padroni, quello che si dice un finale da brividi! Oribilaus! Chissà come va a finire? Scene sempre ben descritte, c’è un pò di arancia meccanica. Spero Leone lo fermi presto!

    2. La storia migliora ad ogni episodio, sempre più interessante e magnetica.
      Bella anche il personaggio dell’assassino, della sua vita normale, della facilità con cui compie atti orribile e disgustosi.
      Bravissimo

      1. Grazie Ale di continuare a seguire e commentare la mia serie. Sempre felice di leggerti.
        Alla prossima lettura…

    3. ” proprio non riusciva a capire quanto la natura fosse già stata sufficientemente inclemente con quel cane senza bisogno di un suo aiuto.”
      Mi ha fatto ridere

    4. Ciao Raffaele, ma fare fuori la moglie e il suocero? Il poveraccio mi sembra piuttosto frustrato, forse è per questo che infierisce sulle sue vittime. Mi chiedo cosa, chi, debba redimere. Forse, se stesso?

      1. Ah, Ah, Ah… risvolto interessante della storia… grazie del suggerimento Micol!!
        Scherzi a parte, grazie mille del tuo commento e del fatto che sei sempre presente.
        Alla prossima lettura…

    5. Tutto perfetto nelle descrizioni, pathos alla grande, una cosa sola: “inzaccherare” no dai, non si può sentire in un racconto thriller

      1. Ciao Simona, grazie del tuo tempo e del tuo commento.
        Sì, forse inzaccherare è un verbo che non si addice molto al contesto ma volevo che rendesse l’idea di qualcosa che rimane attaccato come fango, qualcosa difficile da togliere.
        Grazie ancora del tempo che mi hai dedicato.
        Alla prossima lettura…

    6. Di certo, una scena molto raccapricciante, quella della cena della cagnetta… Quindi, il tuo personaggio senza nome colpisce ancora! Spero per lui che troverà un buon alibi, può per il suocero e la moglie, che per la polizia! Ahahahaha

      1. Grazie mille Ivan del tempo che mi dedichi e del tuo commento sempre molto apprezzato… e anche del suggerimento che mi hai inviato in privato.
        Alla prossima lettura…