Cent’anni di bombardamento

Libia, 2011

L’F16 aveva lasciato Sigonella, dopo il canale di Sicilia era arrivato a sorvolare Tripoli.

Tiziano guardò il radar, per ora tutto andava bene.

Calò bruscamente di quota, quando arrivò a cinquecento metri d’altezza sul livello del mare giudicò che fosse venuto il momento di sganciare le bombe.

Lo fece.

Il meccanismo fu semplice, e viste le sue migliaia di ore di volo alle spalle e le operazioni di guerra in Eurasia trovò tutto banale e scontato.

“Eurasia… Ma adesso sono in Africa” pensò.

Udì gli schiocchi a ripetizione delle bombe che si sganciavano una dopo l’altra, sembrava una mitragliera. Per lui era tutto asettico, ma era consapevole che più in basso c’erano formazioni corazzate e case di civili che accoglievano le bombe senza poter fare nulla.

Fiori di fuoco.

Geyser di energia cinetica, luce e calore.

Distruzione, per molti terminale, ma nelle cancellerie europee questo significava un rimescolare di carte. Cogli accordi tra Berlusconi e Gheddafi cessati, lo scoppio della guerra civile avrebbe significato l’ingresso in gioco di nuovi interessi, e non per forza targati Italia.

Un peccato che la Libia, presto, avrebbe cambiato padrone.

Il paese nordafricano aveva davanti a sé un futuro incerto. Gli americani o gli inglesi se non i francesi? Tutto era possibile, ma Tiziano non era un esperto di geopolitica: con le sue mostrine da maggiore pilota, si accontentava di obbedire agli ordini. Un peccato che nell’“aria” si respirava il rischio che gli italiani venissero allontanati dalle missioni per colpa di un grillo parlante. Diavolo, persino i canadesi e gli svedesi stavano intervenendo nella guerra civile, agli italiani sarebbe rimasto il compito di offrire il territorio nazionale come base di partenza e arrivo di aeromobili e imbarcazioni.

Da uno-otto-zero deviò bruscamente per puntare verso zero-zero-zero e si ricordò con ironia amareggiata che cent’anni prima furono loro, gli italiani, i primi a bombardare la Libia. Di più, i primi al mondo a inventare i bombardamenti aerei.

La nuova invenzione dei fratelli Wright era stata declinata con la morte.

Tiziano pensava che fosse un diritto degli italiani rinnovare i loro interessi economico-energetici in Libia, ma come le placche tettoniche si muovono, gli interessi cambiano.

Nulla era certo.

Tranne cent’anni di bombardamento.

Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “Un peccato che la Libia, presto, avrebbe cambiato padrone.”
    A parte aver apprezzato il racconto in sé, ben impostato e costruito, mi colpisce questa frase, quanto mai attuale e applicabile alla maggior parte dei Paesi sparsi nei continenti. Paesi che i cosiddetti ‘grandi’ si spartiscono a tavolino basandosi su regole e interessi economici.

  2. Complimenti per il riferimento storico. In effetti abbiamo il triste primato di essere stati i primi al mondo a utilizzare la tattica del bombardamento aereo.

  3. Carissimo Kenij, queste pochissime, sempre scarne, righe mi piacciono proprio. Ho sempre trovato le tue storie una copia, povera, di brani di Sven Hassel che leggevo alle medie, mi ricordo il personaggio di Joseph Porta che, secondo me, hai fatto rivivere con lo Zug. Ma in questo ci hai messo un pensiero, un minimo di geopolitica che lo valorizza. Bravo!