Chiara

Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: ​La Madre Superiora dell'istituto dove è cresciuto Andrea rivela a Giada la verità sull'infanzia del ragazzo. In seguito incontra Mattia.

​«Del ragazzo non si sa niente? Quando verrà dimesso? Così mio padre smette di stare in pena.»

​Ah, ma allora è come dice Chiara: sei un bastardo. Mi avvicini e fai il simpatico solo per avere notizie.

​«A dire la verità non so nulla. Come le ho detto, sono di un altro reparto.» Ma alza il culo, vai a prendere il paparino e chiedi in ospedale!

«Capisco. Scusi. Si sta facendo tardi, è meglio che vada. Arrivederla.»

​Mattia le tese la mano e lei si pulì velocemente la propria, grondante di gelato sciolto. Lui si girò e Giada intravide un leggero sorriso sulle sue labbra.

​“Ma perché mi hai parlato? Sei un timido che non sa come aprire il discorso e io ho perso un’occasione, o sei uno dei tanti che si prende gioco delle donne innamorate? No, aspetta, però: io non sono innamorata. Lui però sorrideva mentre andava via. Era contento di avermi vista o rideva di me e adesso si sta vantando con gli amici? Com’era il suo sorriso? Di sbiego: uguale deluso. Semiarco: uguale felice. Mezza risatina: uguale presa in giro… o no?”

​Prese il cellulare, aprì la fotocamera in modalità selfie e cercò di imitare il sorriso di Mattia per interpretarlo. Per fortuna si accorse che erano già le 18:00 e scappò via per raggiungere Chiara. C’era traffico e arrivò con quindici minuti di ritardo. L’amica la stava ad aspettare all’ingresso del parcheggio. Giada scese dall’auto e le andò incontro.

​«Stavo per chiamarti: non arrivavi più.»

​«Hai ragione, poi ti spiego… ma il bambino dov’è?»

​«È voluto restare con la nonna. Me lo sta viziando con dolci e dolcetti; comunque meglio così, ti devo parlare. Vieni, sediamoci.»

​«Che è successo, Chiara?»

​«Giada, io ieri ti ho aiutata, ma sia l’ultima volta. Questa è violazione della privacy. Se il tuo paziente non ha voluto dirti i particolari di quello che gli è successo, un motivo ci sarà. Se viene a sapere che sei andata in quel posto, potrebbe denunciarti.»

​​«È vero, ma lo sai come la penso: qualcuno che mantenga il buon senso ci vuole… e questo me lo hai detto proprio tu, ricordi?»

​«Sì, quando è morto mio padre.»

​«Dicesti che in quella manifestazione fu colpito, ma era anche vero che nessuno lo soccorse. Tutti a correre, a passargli sopra. Nessuno che sia tornato indietro a tirarlo su. Per fortuna molti non sono così, e fra questi ci sei tu. Neanche io intendo guardare altrove. Andrea può avere il meglio e io farò di tutto per aiutarlo.»

​«Va bene, Giada, speriamo in bene… Hai saputo qualcosa sul ragazzo?»

​«Sì, e hai ragione tu a pensare che abbia un motivo per essere evasivo: ha passato la sua infanzia in solitudine, rifiutato da tutti. E come se non bastasse, non è stato un incidente a conciarlo così. La sua famiglia — nonni e madre — fu uccisa da un tale che si era introdotto in casa per rubare e poi diede fuoco a tutto. Andrea si salvò perché la madre, prima di morire, lo spinse fuori casa.»

​«Sì, forse ho capito di quale caso si tratta. La casa era in un luogo isolato della provincia. Ero piccola, ma mio padre all’epoca prestava servizio in quel paese e accennò a qualcosa.»

​«Esatto.»

​«Perciò sei arrivata in ritardo: avete parlato molto.»

​«No, non è per questo.»

​«E allora perché hai detto “poi ti spiego”?»

​«Ho incontrato… Mattia. Mi stavo riposando su una panchina e lui si è seduto accanto a me. Parlava del tempo, sembrava cercasse il modo per rompere il ghiaccio, ma poi ha chiesto quando veniva dimesso Andrea, perché il padre è il vicino di casa del ragazzo ed è lui che chiamò i soccorsi: insomma, il vecchio era preoccupato…»

​«Mica avrai detto a quella iena che eri stata all’orfanatrofio?»

​«Ma pensi che sia scema? Guarda che mi offendo. Poi perché “iena”?»

​«Niente. Scusa, vai avanti.»

​«Gli ho risposto che non sapevo niente, lui ha ringraziato ed è andato via. Io non capisco: un attimo prima scherza, sembra interessato a me, e subito dopo scappa via.»

​«Giada, te l’ho già detto: è un uomo strano. Lui è come marzo: per qualche ora c’è il sole, poi passa una nuvola e diluvia. Anche con il padre, quando lo chiama, è sempre scorbutico; poi magari salta il pranzo per correre da lui. Un giorno mia madre è venuta a prendermi, mio figlio piangeva, strillava così forte che si sentiva fin dentro il suo ufficio. Lui si è innervosito, ha gridato: “Gne’, gne’, ch’ pagnistén!” e ha sbattuto così forte porta e finestra che ha fatto tremare le mura. Il giorno dopo mia madre è tornata con il bambino e lui è sceso in strada, ha sorriso e ha dato una manciata di caramelle al cinno.»

​«Poverino, è un po’ nervoso ma in fondo è una brava persona.»

​«Eh, come no. Vedessi come fa gli interrogatori non lo diresti.»

​«Sta’ a vedere adesso che è Torquemada.»

​«Questo no, perché gli avrebbero già tolto l’incarico, ma guarda e parla agli indagati quasi con odio.»

​«Neanche quelli saranno santi.»

​«No, ma il giudice non è lui e, se vogliamo dirla tutta, ha ottenuto più confessioni Giorgio, con il suo tono fermo ma pacato, che lui… Però se a te sta bene, accomodati. Ma dico, Giada, hai sempre evitato di innamorarti e adesso, con tutti gli uomini che ci sono, perdi la testa per quel lampione fulminato? Mai che l’abbiano visto con una donna o un amico. L’unico con cui parla è Giorgio, ma solo perché quello è un gran signore.»

​«Ma chi ti ha detto che ho perso la testa? Mi piace e niente di più.»

Chiara guardò Giada sorridendo di sbiego e alzando un sopracciglio. Giada rise.

​«Che guardi? Piuttosto tu con questo Giorgio: sono già due volte che lo elogi stasera. Poi sarei io l’innamorata…»

​«Sì, ma lui non mi ha mai illusa. Io non sapevo niente e avevo premuto troppo l’acceleratore.»

​«Eh, ma sono passati due anni da allora. Quando ti decidi a fermarti e a guardarti intorno?»

​«Perché in queste cose sei come un treno in corsa: anche se tiri il freno, ci vuole un po’ di tempo prima di fermarti. Anche per questo ti metto in guardia.»

Continua...

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Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “Hai sempre evitato di innamorarti e adesso, con tutti gli uomini che ci sono, perdi la testa per quel lampione fulminato?”😅 A quanto pare, siamo tutte uguali! Il “lampione fulminato” affascina molto anche me.

  2. Giada e Chiara insieme sono oro: si punzecchiano, si proteggono, si dicono le verità in faccia ridendoci sopra. E Mattia descritto come marzo, sole e diluvio, è una di quelle immagini che vale più di dieci pagine di caratterizzazione. Queste due le ascolteresti parlare per ore.

  3. Sei bravissima a scrivere dialoghi. Sono ricchi di informazioni per aiutare il lettore a costruire gli scenari e per nulla noiosi considerando la lunghezza.
    Infondo credo sia il minimo sindacale considerando che si tratta di una conversazione tra due amiche 😉
    Bravissima
    Ciao
    P.

  4. È possibile che Giada non si fermi affatto e che ci sia un impatto prima o poi.
    D’altra parte, si sta dando da fare molto più di quanto richiederebbero i suoi doveri come medico.
    Questo si spiega tenendo presenti le motivazioni che, a suo tempo, la spinsero a intraprendere la professione.
    Ma c’è poi un elemento ulteriore: Mattia, il cui ruolo deve ancora chiarirsi, ma che, almeno dai racconti di Chiara, appare connotato da un comportamento spesso contraddittorio.
    Vedremo, cara Concetta, per ora un abbraccio.