Chiusa nel Buio

Anche se la lampadina era sicuramente sporca di polvere e di croste di terra di dubbia origine e pendeva dal soffitto come un impiccato in attesa di esalare l’ultimo respiro, la luce che emetteva era sufficiente ad illuminare il centro della claustrofobica cella.

Lei era lì, si notava appena, seduta sulla parte finale della branda, in un angolo cieco, al confine tra la tenue luce e l’ombra delle sbarre, le gambe erano tirate verso il petto e le braccia le stringevano forte, quasi a protezione del cuore che si agitava in lei.

Tutto era fermo, stagno, una leggera foschia rasentava il pavimento, sembrava di trovarsi in una palude senza uscita, l’odore di chiuso e di muffa le pungeva le narici, eppure non aveva scampo. Nonostante l’immobilità del luogo, il cuore le batteva all’impazzata, l’istinto di uscire e urlare tutto ciò che aveva dentro era più forte del nulla.

Le giornate passavano senza capire in quale momento avrebbe visto la libertà: questo era il peggior incubo che Lui avesse mai evocato e lei non era pronta. Pensava di potersela cavare in pochi giorni, eppure erano passati mesi. La schiena ormai non le faceva più male, anche se il muro di pietra, dove tentava di rimanere appoggiata per restare vigile, non era certo dei più confortanti.

Ogni tanto prendeva coraggio e si girava verso il muro, dove poteva leggere la sua sofferenza: parole come “Helèna”, “Lab”, “Libri” erano state scritte graffiando la parete con le unghie, lasciando delle tristi scie di sangue. Guardava il tavolino in mezzo al fascio di luce, sopra era riposto un quaderno con la penna ancora ferma da maggio e il foglio pronto ma sempre bianco: ogni volta che tentava di avvicinarsi Lui provvedeva subito a fermarla, facendo calare su di lei un cavernoso Buio. E lei taceva sentendosi stringere il cuore in gola.

Solo recentemente si stava accorgendo che la sua cella era circondata solo su tre lati e come mai allora proprio non riusciva a prendere coraggio e scappare? Perché forse pensava che fosse un Suo trucco, e se sul lato aperto ci fosse stata qualche trappola? Era più semplice rimanere nel suo angolo, sapendo che nessuno avrebbe potuto ferirla, che nessuno avrebbe mai potuto puntarle un dito contro.

Ma giorno dopo giorno si diceva che però non avrebbe potuto neanche essere amata ed apprezzata, in quel modo aveva chiuso le porte al male e al bene. E mentre elaborava questi pensieri, Lui cominciava ad emanare meno Buio, stava cedendo ai pensieri di lei.

Piano piano cominciò ad alzarsi, con il desiderio di esplorare fuori da quel posto umido ed oscuro, con poche armi, ad essere sinceri, ma con la forza di dire “BASTA!”. Le sembrava che sul lato aperto ci fosse un corridoio, che prima non aveva mai notato: poteva essere che ci fosse già stato ma la forza di Lui aveva reso buia anche la speranza di scappare. Adesso era sicura, le gambe la rendevano ancora un po’ instabile su se stessa, dopo mesi in cui si era ritrovata sempre rannicchiata piccola piccola sulla squallida branda.

Sapeva che la sua vita non sarebbe cambiata dall’oggi al domani, che il percorso sarebbe stato lento e doloroso: tutte le cicatrici di ogni vano tentativo di uscire stavano riaffiorando sulla pelle. Ma si disse che era tempo di cambiare, prese il quaderno e la penna, e cominciò a camminare, chissà forse lungo il percorso avrebbe annotato qualcosa. Ogni tanto si girava per guardare il luogo dove fino a quel momento era rimasta ferma, sicura e nello stesso tempo terrorizzata di rimanere immobile ed impotente.

Mentre lei si incamminava verso la speranza, Lui provvedeva a distruggere la cella ingoiandola nel Suo più orrido Buio.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

Letture correlate

Discussioni

    1. Ciao Dario,
      sono felice del tuo commento. In effetti ho voluto dare forma ai miei mostri, così da farli sparire. E adesso si riparte 🙂

  1. Ciao Isabella, che emozione!
    Mi sono sentita dentro la tua pelle, sono felicissima che una piccola luce si sia fatta strada nel buio per indicarti l’uscita. Questo racconto parla di vita, non solo del blocco dello scrittore: quante volte, in determinate situazioni, ci siamo sentiti in quel modo?

    1. Ciao Micol,
      ti ringrazio per il commento. In effetti, come ti avevo accennato, è stato un brutto momento che ha tirato giù tutto come un enorme buco nero. Adesso però mi sono attaccata al bordo e sto risalendo. Sto già buttando giù la bozza del secondo episodio della mia nuova serie 🤞🏻😁

  2. Ok ok, dopo questa storia proverò a superare il blocco. Sono imprigionato da mesi e quel che è peggio comincio a mettere i fiori sul davanzale della cella, mi ci sto abituando, l’ho accettata. Ma ora basta, che questa tua storia mi sia utile per trovare lo slancio ed evadere. Grazie per averla scritta e condivisa.

    1. Ciao Tiziano,
      ma scherzi! I fiori no!!! Non cominciare ad arredare la cella che poi è finita 🤣🤣. No dai seriamente bisogna fare uno sforzo disumano come uscire dalle sabbie mobili… E poi tutto in discesa. Grazie. 🙂

    1. Questo riferimento è alla mia Helèna, la prima Donna della mia serie, quella che mi ha dato coraggio ad iniziare 😁