Ci sarà un nuovo inizio anche per me. 

Serie: Punto e accapo


“Ci sarà un nuovo inizio…”  forse è questo che molte donne vorrebbero scrivere su un pezzo di carta la mattina, come una frase motivazionale, magari dietro la lista della spesa. Ma ovvio si sa, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare… no? Abbiamo diritto, secondo le nostre possibilità di avere un nuovo inizio, la svolta che ci porta a riscrivere la nostra Storia. Ed era chiaro per me, quella mattina impossibile da concepire, di dover dare una svolta; ma come potevo fare. Intanto focalizzare il punto della situazione: faccio un lavoro sfiancante mentalmente, avendo a che fare giornalmente con un capo e dei colleghi cupi e brontoloni. Ho un ex che pensa di poter fare il bello ed il cattivo tempo nella mia vita, ed infine e non ultima, vivo con una madre ipocondriaca e perennemente ansiosa.

Vorrei sicuramente un pizzico di sole nella mia vita se non vi dispiace. Non sono la tipica ragazza da principi azzurri che anela al classico finale -…e vissero tutti felici e contenti; ma più una giovane donna che vorrebbe un finale simile a questo: – Riscritto la mia storia, oh miei cari lettori, con serenità mi congedo e auguro a voi un buono nuovo inizio!- Che ne pensate? Comunque, per me, quella mattina, era difficile mettere anche le scarpe. Devo imparare a portarmi una camicia per il cambio una volta uscita dalla mia auto, perché anche in inverno sudo per lo stress, così imbottigliata nel traffico. Mi rammarica apparire brontolona, ma è questa insofferenza, dello stato attuale della mia situazione, a rendermi così tanto “simpatica”. Io 8 ore di lavoro con i miei amati colleghi non li voglio fare. Fidatevi, sto in un ufficio davvero minuscolo e lo condivido con altri 3 colleghi. Marco e Fulvio, entrambi sposati che hanno cucito addosso il terrore per le loro rispettive mogli. Per non parlare dei loro figli. Quando penso a loro mi viene in mente un tsunami di entità mostruose. Ma forse non rende giustizia al loro reale modo di essere. La terza collega, è la zitella cinquantenne, da non so quanto, Giusy. Almeno una volta al giorno deve piangere per sfogare la sua solitudine ed è stracotta del mio titolare, un omone intorno alla sessantina. Oserei definirlo un uomo mongolfiera e, a mio parere, imparentato con Hitler, perché altrimenti non mi spiego il suo pessimo carattere. Sono una semplice ragioniera, entrata a venticinque anni in questo studio di contabilità e da allora lavoro allo stesso modo. Arrivate le diciassette, la cosa peggiore, è il pensiero di dover tornare a casa e sentire quale altra malattia si è inventata mia madre. Non so quale astronomica cifra spendo in farmacia e dagli specialisti al mase, perchè ormai ho smesso di fare i conti da circa 4 anni. Mio padre morì quando avevo quindici anni, adesso ne ho trentacinque, quindi sono vent’anni che mia mamma è ridotta così. Dunque per tutto questo tempo ho cercato di gestirla e ho all’attivo ben cinque tentativi di suicidio scongiurati. Credete ancora che la mia vita sia ancora così semplice? Manca alla lista, quel mio ex storico. Non ho avuto tante storie e per fortuna non ne ho attualmente. Come potrei se devo avere a che fare con un ex tanto ingombrante. Lui, tra una storia e l’altra, ritorna spinto dalla noia e dalla solitudine più che per vero amore o per pentimento. Quindi immaginate quanti “no” devo dire ogni volta. 

Facendo queste precisazioni e spiegando le cose che mi spingono verso un nuovo inzio, io un inizio nuovo di zecca lo voglio. Ringrazio il cielo che sono testarda perché altrimenti rimarrebbe un’idea di una mattina qualunque, lasciata tra gli avanzi della colazione in cucina. Perché di idee ne ho tante, alcune vanno in porto, altre le abbandono in tempo, evitandomi conseguenze noiose da gestire. Come quella volta che ho evitato di chiedere l’aumento al capo per tutti gli straordinari che ho accumulato, bella idea infatti, perchè altrimenti mi licenziava.

Questa volta ho la senzazione di poterci riuscire, che sia un’idea fattibile. Il problema è solo iniziare. E quale miglior inizio sarebbe se non regalarne uno anche a loro?

Serie: Punto e accapo


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Discussioni

  1. È vero. A pensarci bene per l’uomo è più facile ricominciare, ma per la donna la cosa cambia. Se anche a torno a lei non c’è un cambiamento o solo un miglioramento, non si più dire INIZIO.
    Grazie per il tuo commento buona lettura. ?

  2. In questo primo episodio introduttivo potrebbero riconoscersi in molti (tralasciando questioni di genere e alcuni dettagli) anche se in pochi, invece, poi riescono a stabilire che è arrivato il momento di un cambio di rotta. Vado all’episodio 2 …