
Ci sono anche i mimi
«Avanti! Per la Rodina!».
I soldati erano in marcia e volevano solo riposare, ma la meta era lontana e bisognava ancora marciare a lungo. I rozzi stivali picchiavano sul fango e anche se tutti erano abituati a quel clima non era raro che qualcuno soffrisse il freddo e l’umidità.
Plotone dopo plotone, compagnia dopo compagnia, i battaglioni marciavano accanto ai T34/85 e si muovevano nella steppa, verso l’orizzonte a ovest, da dove facevano capolino delle volute di fumo: era come se quelle volute fossero il frutto del bacio fra cielo e terra, anche se quel bacio era ovunque ma anche da nessuna parte… Vitaly quel giorno non aveva voglia di fare filosofia e sputò in terra, poi si sistemò il Tokarev a tracolla e proseguì nella marcia.
Nessuno aveva voglia di scherzare e men che meno il commissario politico Fronze.
Il battaglione di Vitaly passò accanto a un villaggio devastato dalle bombe. Più che devastato era stato spazzato via, annientato, incenerito: restavano solo le sagome delle fondamenta e tante macchie di cenere.
Tutti erano amareggiati e sognavano di farla pagare ai tedeschi. Si diceva: “Due denti per dente, due occhi per occhio”.
Mentre Vitaly combatteva per non avere lo sguardo abbassato e osservava tutto quel che c’era intorno – c’era sempre il rischio di un’incursione aerea nemica o un’imboscata dei nazionalisti ucraini – si distrasse un momento.
Qualcuno aveva riso.
Vitaly guardò a sinistra e vide un soldato dell’Armata Rossa che, invece dell’elmetto o la pilotka indossava un cilindro da capitalista e aveva il volto pitturato non di tinta mimetica ma colori sgargianti.
Il compagno faceva mosse strane ed era come se avesse una corda fra le mani anche se non c’era.
Vitaly era perplesso. Quella era una guerra, era la Grande Guerra Patriottica, tutti avevano assistito a distruzioni irreparabili, morti di compagni nell’ordine delle migliaia, e quel compagno faceva il buffone! O meglio, faceva il mimo.
Quel ragazzo continuò a mimare delle azioni come salire una scala, scavare… Qualcuno rise.
L’aria fu spezzata da un colpo di pistola e tutti trasalirono, i Tokarev furono spianati. Dov’era il nemico?
Fronze avanzò a grandi passi e una volta raggiunto il cadavere del mimo ci mise un piede sopra. «Non c’è tempo per queste buffonate. Che si marci, che si combatta, che si vinca per la Rodina!».
«Urrà, urrà!» esplosero tutti.
La marcia continuò e Vitaly vide che Fronze aveva raccolto il cilindro del mimo per poi gettarlo fra le ceneri del villaggio.
Vitaly concluse che, più che pensare ai baci fra terra e cielo, in quel conflitto non c’era pietà per nessuno.
Neanche per i mimi.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa
Ciao! Grazie per avermi letto e soprattutto per il lungo commento che mi ha fatto riflettere.
Tardi, ma arrivo..
Questo racconto avrei potuto capire che era tuo anche se non ci fosse stato il nome ?
Un unico appunto: temo che il mimo sia un po’ decontestualizzato: chi è? Da dove salta fuori? Perché un soldato si mette a fare il mimo? Sembra come se l’avessi messo in un tuo racconto perché il Lab lo chiedeva.
Ed è un peccato, perché la storia ha un bel potenziale, mi piace molto il messaggio, ben riassunto anche nei commenti di Raffaele e di @micol-fusca, sulla dusumanita della guerra. Una bella doccia fredda, uno schiaffo inatteso.
Per il resto, come al solito il racconto è ricco di dettagli tecnici che mi invogliano ad approfondire 😉
Breve, come piacciono a me i racconti. Però incisivo. Mi ha fatto pensare all’importanza di portare un sorriso anche nei momenti terribili. La maggior parte delle volte, però, nel racconto come nella vita reale, queste persone vengono derise. Svilite, perché considerate prive di criterio. Talvolta invece, la leggerezza è la sola cosa che ci possa salvare. Scusami Kenji, per questa interpretazione tutta mia, ma le storie servono a fare riflettere.
Povero mimo ? Alla prossima.
Non serve scusarsi, non mi è dispiaciuto il tuo commento. Anzi.
Grazie e alla prossima Cristina!
Ciao Kenji, devo recuperare un miliardo di letture 🙁
Purtroppo, in guerra non c’è spazio per una necessità tanto umana come quella di un sorriso.
Non ti preoccupare 🙂 Sono sempre qua.
Grazie per avermi letto, comunque.
Il messaggio c’è: in guerra non si scherza. Il LAB però mi sembra che non c’è… se magari fosse stato il “mimo” il personaggio principale, anziché Vitaly, e la storia sarebbe stata narrata dal suo punto di vista, magari sarebbe stata una scelta più azzeccata, secondo me. Ciao Kenji, alla prossima.
Questione di punti di vista. Grazie per avermi letto!
“La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire.”
Albert Einstein
Ultimamente fai citazioni importanti, Raffaele…
Grazie per avermi letto! 🙂