Cico

Mi sveglio, mi guardo allo specchio e vedo la solita me, con gli occhi scuri e i capelli metà del colore della terra e metà del colore del mare, alta ma non troppo da nascondere il grasso che mi si deposita sui fianchi e sulle cosce. Non mi avvilisco, ce la sto’ mettendo tutta per cancellarlo via. Mi lavo, mi vesto, metto le cuffie nelle orecchie e parto via per la scuola. La strada è sempre la stessa, affollata come il solito, preferirei essere da sola, perché tutti mi fissano, credo sia per i capelli. A scuola ho pochi amici, perché non ho peli sulla lingua , mi viene da dire la prima cosa che penso, ma non per tutti è così infatti c’è lui, non riesco a dirgli cosa veramente penso di lui. Il suo nome è Cico. Arrivo a scuola, vado dritta in classe, sempre con le cuffie nelle orecchie, mi poggio sul termosifone e in quel momento arriva e si avvicina. Mi sfiora la schiena con le sue dita lunghe e delicate, io non lo guardo e resto calma facendo finta di guardare il telefono, appoggiata un po’ a lui un po’ al termosifone, poi si china e mi bacia sulla fronte e mi dice:’’ Adesso mi hai sentito arrivare?’’

Mi guarda con quei suoi occhi che sembrano di ghiaccio argentato ,ma in realtà sono più del colore della terra. Il mio cuore batte così forte che sembra esplodermi dal petto, alzo gli occhi e lo guardo, le sue labbra si allargano in un sorriso, che su di lui appare bellissimo. Poi lo vedo allontanare e un po’ mi dispiace, ma mi sento anche sollevata la sua presenza mi mette ansia e preferisco stargli lontano. Mi viene in mente quando, un giorno, eravamo da soli per i corridoi e lui aveva le mani bagnate e le appoggiò al muro e disse:’’Così rimarrà un nostro ricordo nella storia’’

Poi sollevò la mano dal muro e questa era tinta di blu, ci guardammo negli occhi e risi come una matta. Poi mi disse:’’Devo andare’’

Si avvicinò al suo gruppo di ‘’amici’’ persone così antipatiche che lo cambiavano, perché la sua dolcezza era considerata un difetto, e poi c’era lei Missy, che lo voleva cambiare totalmente, ma lui non si faceva abbindolare e restava sempre accanto a me; ricordo, quando per la prima volta, mi mise come un soprannome ,cucciola, lo disse così all’improvviso senza rendersene conto; un’altra volta feci apposta a non guardarlo e gli passai una gomma per cancellare e lui, per prenderla, mi sfiorò il palmo della mano con le sue dita lisce e delicate; ricordo quando mi chiese per la prima volta se avessi mai baciato qualcuno, a primo impatto rimasi spiazzata, non sapevo cosa rispondere e decisi di dire la verità, non avevo mai baciato nessuno, sempre nella stessa giornata mi chiese di fargli i risvolti alla maglietta; altri ricordi belli sono quando lui e io giocavamo, io gli davo schiaffi delicati sulla nuca e lui delicatamente mi sventolava i capelli; ma il ricordo più bello rimane lui che si incammina verso casa con quel suo giubbotto nero e la cartella su una spalla. Adesso è seduto lì tra i suoi amici, mi guarda e mi fa un cenno, ma io non mi avvicino, anzi mi allontano e torno in classe al mio posto, il suo dolce sorriso sparisce dalle sue labbra e compare sulle mie.

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Discussioni

  1. Ciao Haruka. Il tuo racconto mi è piaciuto per il sapore spontaneo, forse poco strutturato, poco “letterario” della narrazione, le immagini come affluiscono alla mente…Ha in sè la magia che spesso ha l’affastellarsi dei ricordi, soprattutto quelli che riguardano una persona amata, che emergono come gli pare, sovrapponendosi in un ordine che sanno solo loro, che non conoscono ritmo che non sia quello delle emozioni.