Combattimento segretissimo

Serie: Operazione El Dorado Canyon


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Eugenio combatte, sopravvive, uccide, non per forza in quest'ordine

Una rissa.

Una rissa nel cielo.

Canale di Sicilia, seconda metà degli anni ‘80 del XX secolo. Se cent’anni prima sarebbe stato impossibile assistere a un’immagine del genere, era tutto grazie all’immaginazione dell’uomo.

L’immaginazione che portava alla morte.

Eugenio scatenò l’M61 Vulcan, gli parve di aver quasi colpito un MiG, ma non c’era riuscito. Si ordinò di essere più preciso. Continuò a sparare, intanto gli Hornet a stelle e strisce lanciavano gli aria-aria che sembravano dei pugni divini: la rabbia di Reagan, dei soldati morti alla La Belle… Curioso che gli uomini della Brigata Berlino fossero morti in un attentato in una discoteca e non affrontando i militari comunisti in una possibile invasione del Patto di Varsavia del territorio della Germania federale.

Considerazioni geopolitiche a parte, improbabili ucronie a parte, era venuto il momento di combattere. Quella era più una rissa tra aquile d’acciaio, con missili e cannoncini che seminavano morte.

Eugenio si coordinò con i colleghi americani che avanzavano provando ad accerchiare i MiG del Colonnello – Gheddafi, non Camporini – e poi stringerli in una morsa sempre più stretta. Non ci riuscivano, i MiG sembravano anguille. Dell’aria.

Eugenio fornì il suo contributo, poi udì ancora la voce di Camporini:

«Valente».

«Sono in ascolto, signore».

«Sono lieto che tu ti batta con tutte queste energie per la difesa delle democrazie occidentali».

«Per me è un punto d’onore». Parlava sul serio, anche se la democrazia in Italia scricchiolava da sempre.

«Sì, sì». Fu rapido come un Hornet a lasciar stare i commenti patriottici, in effetti Camporini non era mai stato un tipo che amasse troppo la retorica. «Fammi un favore. Quando torni a Trapani-Birgi, se vedi dei giornalisti, non raccontargli nulla di questa El Dorado Canyon».

«Obbedirò volentieri, signore». Mentre Eugenio parlava, combatteva. Pareva che un MiG si stesse ostinando a provare ad abbatterlo, e lui evitava i colpi, che fossero proiettili di mitragliatrice, di cannoncino o missili. I pugni di Allah?

«Questo è un combattimento segretissimo. Nessuno deve sapere a proposito. Solo il nostro Presidente del consiglio dei ministri ne è a conoscenza, anche il Presidente della Repubblica».

Cossiga. A Eugenio fece piacere ripensare al vecchio sardo. Di Craxi, al contrario, aveva un’idea tiepida. Rimase colpito dal fatto che Camporini avesse assunto un tono così ufficiale nel nominare gli statisti per le loro cariche, non se lo sarebbe mai aspettato, ma forse era perché voleva attribuire una parvenza di ufficialità a qualcosa che non aveva nulla di ufficiale. Tanto meglio, si disse Eugenio. Tornò a combattere.

Serie: Operazione El Dorado Canyon


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Una storia difficile, quella di quegli anni. L’Italia si è trovata in un groviglio di politica interna e internazionale che ancora fatichiamo a sciogliere. Due “uomini forti” alle più alte cariche dello stato, diversissimi e nemmeno tanto d’accordo fra loro. Eppure forse, e dico forse, Craxi, figura fra le più controverse (non ho detto negative) della storia moderna italiana, in alcune occasioni ha tenuto una politica internazionale decisamente migliore di chi lo ha preceduto e seguito (soprattutto). Questo senza nulla alleviare dei difetti suoi e dei politici di allora (e di oggi).
    Ben scritto come sempre.

    1. Ciao Giancarlo!
      La politica interna degli anni ’80 era diversissima da quella del decennio dopo, non a caso era la Prima Repubblica, e questo si rifletteva sulla politica interna. Ho voluto parlare di questa piccola guerra non dichiarata perché mi affascinava l’idea di un coinvolgimento italiano più attivo.
      Grazie del complimento!