Come attecchiscono i sogni

E se i sogni somigliassero a orologi scollati dal tempo?

Appaiono fra le membrane del buio a solleticare bisogni. Saltano, mordono, graffiano, azzimano, splendono, rimpallano.

Sogni che attecchiscono perché sono nati per vivere, non per estinguersi in mute malinconie.

Senti che germogliano come carezze di rosa, sgambettano lievi e leggeri nei perimetri del cuore, come gocce d’un azzurro intenso, simile alle profondità dell’oceano.

Se potessi disegnarli, ne ricamerei essenze, perché i sogni profumano e tali arrivano alle orecchie dei giorni, bussando per non disturbare, non aridi, non rancidi, non stinti, non rugosi.

Hanno braccia lunghe e infinite, onde spumose che tutto accolgono e tutto restituiscono.

Cosa rendono poi i sogni?

Memorie? Patrimoni di emozioni da recuperare? Nuvole da non ingrigire? Lacrime in sovrabbondanza sui precipizi dell’assenza?

Mi chiamo Sofia e ho il colore dei sogni. Dicono che i miei occhi siano fatti di mare e io ci credo. Allora mi piace pensarmi azzurra e increspata come le ciocche ribelli che spesso inanello tra le dita quando i grandi mi raccontano la vita a modo loro e fingo di crederci.

Ho quasi diciotto anni ma per i miei sono ancora la piccola da custodire.

-Sofia, proteggiti! Sofia , attenta a quelli che…

Blaterano sentenze senza senso e non sanno che dovrebbero sgranare gli occhi su altro. Su quella fetta di realtà che non vogliono vedere, sul mio cuore che batte per Rashid, un ragazzo dolcissimo che ho incontrato per caso ad una festa e mi ha raccontato le sue notti senza stelle e senza orizzonti dall’altra parte del mare.

Quand’è che i sogni smettono di essere tali e assomigliano ai peccati? Quand’è che, pur diversi, cominciamo a sentirci uguali innamorandoci?

Mamma dice che c’è qualcosa dentro di me che non va quando provo questi sentimenti. Non le rispondo, il silenzio equivale a una distanza sempre più grande fra me e lei, incommensurabile!

E le notti sono rincorse alla felicità e parvenze di sorrisi da nascondere durante il giorno. Perché se rido di meno per i miei  sono concentrata; se invece  sprizzo allegria, sono troppo euforica o impasticcata.

Io che non ho mai voluto provar droghe, che non mi trucco pesantemente, che mi piaccio al naturale senza maschere e che, se vado  a ballare, mi siedo su un divanetto a conversare con Rashid sognando una vita insieme lontano da qui.

Io e lui siamo l’amore e facciamo l’amore perché abbiamo imparato a sognarci anche quando ci manchiamo perché non ci permettono di vederci e contiamo le ore che ci separano.

È lui il mio sogno attecchito quando neppure ci cercavamo. Ma due mondi che hanno bisogno di compensarsi prima o poi s’incastrano e non si disgiungono.

Ho quasi diciotto anni e una vita da sognare, frangiata di sabbia, deserti, oasi, pozze di luna e di sole, angoli da smussare, equilibri da mantecare.

Ho quasi diciotto anni e Rashid mi appartiene, come aria che invade le narici. E ogni volta che mi urlano di stare attenta, me ne frego. Non si può trattenere l’urlo del cuore in fermento.

Com’è che i sogni non vanno più via?

Hanno lo stesso profumo del mare, salmastro, forte, speziato e allargo le braccia a finestra.

Rashid sorride sempre  e io lo aspetto.

L’amore che scapicolla è più forte di ogni pazzia. E sarà la magia dei sogni che ci insegnerà a restare, sollevandoci nella tempesta.

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Discussioni

  1. Uno stile che cattura, un racconto che tocca il cuore e fa vibrare l’anima. Complimenti!
    Ottimo il finale: “E sarà la magia dei sogni che ci insegnerà a restare, sollevandoci nella tempesta.”