
Come gocce su vetro
Il tempo che fummo
“Guardami” mi hai chiesto
“Come facevi un tempo”.
Io non sollevo neanche più la testa
Al quotidiano cigolìo dello sportello
Dal quale sodddisfatti brillano i tuoi occhi
Nel vedermi inginocchiato alle tue voglie.
“Parlami” mi hai chiesto
“Come facevi un tempo”.
Ricordi quando me le hai spezzate
Per paura che imboccassi altre strade?
E adesso vuoi farmi chiedere perdono
Se non riesco a volarti affianco?
“Abbracciami” mi hai chiesto
“Come facevi un tempo”.
Inerti giacciono le mia braccia ai fianchi
Uccise dai disegni del tuo amore
Che ad intervalli predeterminati
Mi inietti per tenermi soggiogato.
“Per favore” mi hai chiesto
Come facevi un tempo
E prendendo le mie lacrime per amore
Non ti dimenticherai di stringere i legacci
Della camicia di forza che mi stritola il cuore
Nella prigione imbottita del tuo amore.
Molto interessante il riferimento alla montagna.
Un testo tosto. Gioco di parole a parte, lo penso davvero. In poche parole dici tutto. Bravo
Grazie!!! E’ un pò che non vengo a curiosare… devo ricominciare!!!
Segnalo il Book trailer di “Come gocce su vetro”: https://edizioniopen.it/book-trailer-di-come-gocce-su-vetro/
Grazie Stefano per aver scritto “Il tempo che fummo”, davvero molto toccante.
Ma ti pare giusto che ci conosciamo da un anno, che abbiamo fatto un laboratorio di scrittura creativa insieme, che abbiamo riso, e ci siamo scherniti, che abbiamo mangiato alla stessa tavola e… e scopro solo ora che sei un poeta… non posso subito darti un giudizio “critico” la poesia va letta e meditata, però ti posso dire che mi ha emozionata. I tuoi versi mi hanno emozionato, ciò vuol dire che, a prescindere da tutto, sei un poeta… Grazie Ste’ 🙂
Non avevo mai letto le tue poesie ed ora che l’ho fatto, spero che tu ne pubblichi ancora. La mia preferita? Aria. Mi piace da morire!