Come il ponte per Terabithia
Serie: Dove inizia il coraggio
- Episodio 1: Non un uomo qualunque
- Episodio 2: Sarebbe solo la vita
- Episodio 3: Il Generale
- Episodio 4: L’attrice giusta per il copione sbagliato
- Episodio 5: Come il ponte per Terabithia
STAGIONE 1
Il riflesso della mia faccia nel finestrino si sovrappone ai rami degli alberi ancora spogli e alle facciate scolorite di alcune case. Ho una leggera nausea, l’interno della Mercedes è soffocante, sollevo le maniche della felpa fino ai gomiti.
Alessio cambia l’ennesima canzone e passa dai Depeche Mode a Piccola stella senza cielo.
Ho sentito questa canzone dal vivo al mio primo concerto; mio padre mi aveva concesso di andare solo perché Ale si era offerto di accompagnarmi. Lo stesso ragazzo convinto che l’unica musica degna di essere ascoltata fosse quella straniera, per poi cantare insieme a me buona parte delle canzoni di Liga sotto il cielo di Monza.
“Anche tu ti brucerai continuando così.” La voce del mio amico mi coglie impreparata, è da quando siamo partiti che non mi rivolgeva la parola.
“Pensavo fossi arrabbiato.” Un po’ è vero, ma è anche il modo più semplice per distogliere da me l’attenzione.
Ale rallenta alla rotonda che precede la Galleria delle Ferriere e sbuffa dal naso. “Arrabbiato solo per avermi ricordato che sono un coglione?”
Gli stringo la spalla con dolcezza e cerco il suo sguardo nello specchietto. “Tu non sei come tuo padre.”
Lui accenna una risata senza allegria. “Non saprei. È peggio un genitore che si rifiuta di crescere un figlio o uno che neanche lo fa nascere?”
La galleria ci inghiotte, la luce del giorno viene sostituita da quella dei led e anche l’aria all’interno dell’auto cambia, sa di benzina. Vorrei tanto rispondergli con qualcosa di incoraggiante, come uno di quei personaggi saggi e brillanti che abbondano nei libri e nei film, ma che nella vita reale non sono così semplici da trovare. Eppure il suo dolore lo capisco, siamo stati entrambi rifiutati da un genitore. Mi limito a lasciargli la mano sulla spalla, perché, a volte, rimanere in silenzio accanto a una persona è il meglio che io riesca a fare.
Con un ringhio, la Mercedes prende velocità.
“Vuoi sapere cosa mi ha detto mio padre?”
“Posso immaginare gli argomenti.”
Non tutto, visto che al peggio non c’è limite. Torno ad appoggiare la schiena al sedile e butto fuori un sospiro che racchiude la mia frustrazione. “Sta per tornare in scena Domenico.”
Ale non ribatte subito, mi viene il dubbio che non abbia sentito.
“Domenico sono ricco e coglione e non faccio niente per nasconderlo?” La voce del mio migliore amico è un crescendo di asprezza. “Quello che avrei dovuto picchiare almeno un centinaio di volte?”
Adoro l’istinto protettivo di Ale, i tanti modi in cui riesce a farmi sentire che è sempre dalla mia parte e che posso contare su di lui anche quando non mi approva.
“Mio padre vuole che torni a frequentarlo.”
C’è un attimo di silenzio, l’auto esce dalla galleria e la luce di metà pomeriggio torna nell’abitacolo.
“Come gli amici che non siete mai stati? E poi, non era andato a fanculo all’estero, cosa ci fa di nuovo qui?”
Sospiro, ho quasi paura a dire il resto. “Papà lo ha voluto in azienda. E non gli dispiacerebbe vederci insieme.” Con le unghie tormento una pellicina sul pollice e mi affretto ad aggiungere una precisazione.“È un desiderio, non un imposizione.” Non voglio che perda la stima per il Generale, è ciò che di più simile ha a una figura paterna.
“Ma ogni suo desiderio è un ordine per te.”
Qualcosa in questa frase mi ferisce e alimenta il magone. “ È così sbagliato?”
Le prime note di Zombie dei Cranberries irrompono nell’abitacolo.
“Non c’è niente di male a voler rendere fieri di noi i nostri genitori, ma la prima persona che devi far felice sei tu. E io ricordo quando piangevi e ti veniva l’ansia all’idea di passare del tempo con quel coglione di Domenico.”
La pellicina si stacca, porto il pollice alla bocca e avverto una punta di sangue. “Non sono più una bambina e anche lui sarà cambiato.”
Alessio accenna una risata sprezzante. “Le persone cambiano solo per peggiorare.”
E non sempre è colpa loro, magari è il dolore a costringerli. “Forse merita una possibilità. Se papà lo stima così tanto, deve esserci del buono in lui.”
“Il metro di giudizio del Generale, però, è diverso dal tuo.”
Genova ci accoglie con i primi palazzi e i colori della Samp su muretti e lampioni. Il Bisagno scorre veloce, per una volta non c’è traccia di cinghiali nel suo letto. Prendo d’assalto un’altra pellicina e sospiro. “Quello che pensiamo sia giusto per noi, non lo è per forza. Prendi il mio sogno di scrivere.” Mi schiarisco la voce e cerco di imprimere un tono convincente. “Se io fossi davvero brava e ci credessi con tutte le mie forze, sarei riuscita a finire il manoscritto, anche a costo di lavorarci solo la notte, avrei qualcosa di concreto per le mani e, invece, ho solo qualche capitolo e dei personaggi che non sanno dove andare.”
“Un po’ come te” mi sorride Ale “ma non significa che non arriveranno mai destinazione.”
Non era quello che volevo dire, inspiro e ci riprovo. “La meta, probabilmente, non è quella che avevano immaginato in partenza. Il punto d’arrivo giusto per me, le persone e le esperienze di cui ho bisogno per crescere, posso non vederle ancora, ma papà magari sì e sta cercando di indirizzarmi proprio lì.”
Ci fermiamo a un semaforo, l’ingresso ad arco del cimitero di Staglieno è visibile sull’altra sponda. Un ragazzo biondo attraversa la strada e, per un attimo, il mio cuore precipita chissà dove. Non è Maxim.
Alessio recupera la mia attenzione. “Nessuno può proteggerti dalle buche e i sensi vietati del tuo cammino, non è così che funziona la vita. Non abbiamo un navigatore che ci possa sempre mostrare la strada più veloce.”
Mi mordo forte il labbro e seguo il ragazzo finché non sparisce dalla mia visuale. “Quello che vorrei non è alla mia portata.”
Ale è il primo a ripartire quando scatta il verde. “Magari ti serve solo un giro più lungo per arrivarci, un ponte come per Terabithia, ti ricordi?”
Uno dei pochi libri che sono riuscita a fargli leggere, sorrido e cito a memoria. “Chiudi gli occhi e apri la mente.”
“Esatto Dada.”
Ma si sa che nei libri è tutto più semplice.
Serie: Dove inizia il coraggio
- Episodio 1: Non un uomo qualunque
- Episodio 2: Sarebbe solo la vita
- Episodio 3: Il Generale
- Episodio 4: L’attrice giusta per il copione sbagliato
- Episodio 5: Come il ponte per Terabithia
Davvero bello questo capitolo. La scena intensa e ben costruita, e mi piace molto il fatto che dialoghi e introspezione si bilancino con naturalezza.
Trovo che il rapporto tra Daria e Alessio sia credibile e toccante, mentre la metafora del viaggio accompagna bene il tema della ricerca della propria strada.
Mi sono commossa molto nel finale che mi lascia una bella nota emotiva.
Mi è sembrato di essere seduta sui sedili posteriori della Mercedes ad ascoltare la conversazione tra i due amici. L’accenno a “Un ponte per Terabithia” non penso sia messo a caso: forse Daria potrebbe rinnovare le proprie emozioni con chi aveva scartato? In quanto ad Alessio, ho il sospetto che neanche lui sappia più distinguere tra amore e amicizia. Aspetto il prossimo capitolo.
la musica scelta durante lo scambio di battute dice molto della psiche di Daria. Comunque anch’io sono propensa a dare una seconda opportunità alle persone
Ciao Laura, grazie per aver letto anche questo episodio. Mi piace inserire delle playlist nelle mie storie, sono contenta tu abbia apprezzato la scelta delle canzoni.