Come parole scritte a matita

Serie: La bambina che non sapeva amare


L’uomo corre nel buio, perché il buio è ovunque.

«Dove sono?»

Nel buio c’è solo la voce. «Questo è il mondo.»

L’incerto, il non detto e il dubbio regnano in quell’invisibile realtà. L’uomo ha un nome, ma nell’oscurità non riesce a ricordarlo. Nell’oscurità il suono è sovrano.

«Chi sei?» chiede.

Il vuoto è il nulla eterno, divoratore di mondi e custode di oscuri meandri. «Mary, Chaletzi, Aisha, Carolina e molte altre ormai nell’oblio.»

«Non conosco nemmeno una di queste donne» replica l’uomo.

«Se non le conosci, forse non sono importanti.» La voce pare quella di una bambina e, allo stesso tempo, quella di una vecchia; l’uomo sa che questo non è possibile, eppure così è.

C’è una luce in fondo alla strada, una casa accogliente in cui il viandante può riposare le membra e ritemprare lo spirito. E la tavola sarà imbandita e il letto soffice e tutti saranno in pace nell’abbraccio del Signore.

La femmina, figlia dell’oscurità, si rivolge all’uomo, che dall’oscurità rifugge: «Prima di domandarti chi sono io, dovresti chiederti chi sei tu.»

Fermo! Rallenta la tua corsa. Ci sono segreti nella luce, segreti che è meglio restino tali.

«Chi sono io?»

«Tu sei Emanuele.»

«Emanuele?!»

«Sì» conferma la voce: suono nuovo ed eterno al contempo. «Tu sei Emanuele, perché io ho deciso che lo sei.»

Poi tutto tace, forse per il tempo di un sospiro, forse per un millennio: nulla esiste.

È nuovamente la voce femminile a squarciare il silenzio. «Devi tornare indietro.»

Lui non vorrebbe ascoltare, ma non può tapparsi orecchie che non ha. La voce è ovunque, è sommo comando.

«Devi tornare nella luce e rivelarmi l’amore.»

Come può lui spiegare una cosa che nemmeno conosce? Però l’amore di Cristo lo conosce! Non è così?

«Fammi restare qui!» la supplica. «Ho tanta paura! La luce! Non la sopporto.»

«Avrai un’eternità da condividere con il buio.»

Non c’è forse una casa accogliente in fondo alla strada? Corri, Emanuele! Il tuo compito, qualunque esso sia, non è ancora concluso.

«Vai dunque! Risveglia i sentimenti che l’eternità ha cancellato dalla mia mente. Non ti ho forse creato per questo?»

«Tu mi hai creato?! Quindi sei…»

Ed Emanuele corre, perché colei che lo ha creato vuole che lo faccia; la luce è sempre più vicina, tanto che deve socchiudere le palpebre.

E la tavola sarà imbandita e il letto soffice e tutti saranno in pace nell’abbraccio del Signore.

«Tu mi hai creato?! Quindi sei…

***


…il Demonio!»

L’esclamazione improvvisa di Emanuele fa sussultare Elisabetta.

«Finalmente ti sei svegliato!» La voce della moglie è flebile, quasi sul punto di spegnersi.

«Cosa è successo?» La domanda di Emanuele è lecita, ma la risposta tarda ad arrivare.

«Cosa è successo, donna?»

«Non lo so!» sussurra quest’ultima. «Eravamo qui nel nostro negozio ed improvvisamente hai perso i sensi.»

L’uomo si rialza non senza fatica, afferra le spalle della moglie quasi a volerla scuotere e le riversa nelle orecchie le parole di un serpente. «Il nostro negozio?! Ma che cavolo stai dicendo? Che fine ha fatto Rita?»

Lo sguardo di Elisabetta, carico di stupore, gli sembra lo sguardo di un ebete. «Rita?! Non credo di conoscere una persona che si chiama così.»

Eppure lui la conosce; conosce quel donnone insopportabile dalla lingua tagliente; conosce quell’antipatica e insopportabile donna che troneggia dietro al bancone.

Gli occhi lo feriscono con l’ennesima verità che non può accettare: dietro al bancone non c’è nessuno.

«Dov’è andata a cacciarsi?»

«Di chi stai parlando?» Un ebete, proprio la voce di un ebete.

«Basta prendermi per il culo!» Il pugno è lo sfogo di un uomo; non il primo e non l’ultimo.

«Nostra figlia ci sta guardando!» piagnucola la donna, silente vittima.

Il petto di Emanuele si alza e si abbassa, il respiro affannoso. Immagini sfocate gli solcano il cervello, simili a ferite che mai si rimargineranno. Rivede Rita e la sua mano sinistra che improvvisamente svanisce e, soprattutto, rivede una bambina che forse è Dio, ma forse è il…

«Quella non è nostra figlia! Lei è il Demonio!»

Carolina osserva la scena, stringendo una zampa del peluche. Ha gli occhi spenti e le labbra non disegnano alcuna emozione.

L’uomo è l’immagine della furia. Il Demonio lo attende e lui lo avrebbe rispedito all’Inferno. Questa è la verità, la sua verità.

Il braccio nerboruto si solleva, pronto a calare come giustizia divina. Nessuno è innocente, tutti meritano una punizione.

«Fermati!» Elisabetta, il volto tumefatto simile ad una maschera, corre verso il marito: ancestrale bisogno di difendere la prole.

Il pugno cade ancora una volta, ma è un pugno che non esiste più. Emanuele osserva il suo braccio destro e non prova quasi stupore nel vedere solo un moncherino. Si volta verso la moglie che nel frattempo è stramazzata a terra, forse inciampando nella foga della corsa. «Hai visto? Hai visto cos’è in grado di fare questo mostro che chiami figlia?»

Carolina alza il volto, incrociando lo sguardo dell’uomo che è furia. «Quando le cose non funzionano bisogna rassegnarsi, cancellare il tutto e ripartire da capo. Ancora, ancora e ancora.»

Semplici parole scritte in matita: questo sono gli abitanti di Mezzoborgo per Carolina? Parole che può facilmente cancellare.

Serie: La bambina che non sapeva amare


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Discussioni

  1. Dario, al di là delle risposte che, a quanto vedo dai commenti, avrò nella prossima puntata, questo episodio è stupendo nel suo essere astruso ed oscuro, proprio perché mette in contatto il sogno con quello che dovrebbe essere la realtà, ma chissà se quella dei coniugi è la realtà… giusto, giusto, le risposte alla prossima!!

  2. Un episodio onirico: interessante il collegamento tra la parte “sognante” e la parte “reale”. Che sia un tuo modo di svelarci qualcosa? Cosa si cela dietro la frase finale “Semplici parole scritte in matita: questo sono gli abitanti di Mezzoborgo per Carolina…”? Che questa ragazzina sia realmente il demonio?

    1. Non ti anticipo niente, tanto troverai le risposte nel prossimo episodio. Mamma mia, spero di non deluderti troppo!

    1. Questo è un episodio un po’ particolare, quasi un sogno, un’ immersione nel buio ( parte fondamentale di questa storia) .
      Nel prossimo andremo dritti al sodo: la verità su Carolina! ( Sperando di non deludere le aspettative )

  3. Nel prossimo episodio andremo a conoscere la storia di Carolina!
    Che sia veramente il demonio? Emanuele ne è convinto. Chissà!
    Un consiglio: preparate i fazzoletti, perché non mancheranno le emozioni.