COME PASSANO I GIORNI

Serie: Le facce di me


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È sera. 

Questo silenzio è assassino. Mi attraversa dentro come il freddo di dicembre nelle ossa. Lo odio. Non lo odio solo perché è un silenzio fisico. Lo odio perché c’è stato sempre nella mia vita nei brutti momenti. C’è stato quando non avevo amici ed ero sola in casa. C’è stato quando ero ricoverata in psichiatria e nessuno mi parlava. E c’è ora. Sì, lo ammetto, il silenzio mi è anche piaciuto. In quei momenti di meditazione in primavera, quando le margherite iniziavano a fiorire. Quando, stanca dal lavoro, rincasavo e fumavo la mia sigaretta al balcone. Quando mi sentivo amata ed era silenzio.

Forse perché è nel silenzio che senti chiaramente quello che hai dentro. E io sento vetri rotti. Sento urla di bambino. Sento stridori. Sento lamentele e pianti. È la solitudine che uccide. La solitudine di chi é lontano dall’amato, come quella che sento oggi che sono lontana dal mio moroso. Lui è a Portogruaro da sua mamma, e io sono da sola nel monolocale dove vivo. Mi mancano i suoi abbracci, i suoi baci, il suo calore. Mi manca tutto di lui. Ma vado avanti con la consapevolezza che nei prossimi giorni lo rivedrò. Mi strascino a letto per ora.

Sono passati i giorni. Il mio amico Claudio mi ha scritto che é in ospedale. Ha assunto troppi farmaci tutti insieme. Mi dispiace per lui. Era mio compagno di appartamento al centro salute mentale. Giocavamo insieme a pallone, ascoltando musica. Il giorno prima mi aveva scritto al telefono che io li piacevo, ma lui sa che io sono fidanzata. Ne abbiamo riso sopra. Ora che é ricoverato in psichiatria penso di andarlo a trovare nei prossimi giorni. Io oggi sto già meglio rispetto a ieri. Ho avuto dei colloqui di lavoro interessanti che tengono accesa la mia speranza di trovare un lavoro al più presto. Dentro di me sto mandando a cagare i fantasmi del passato. Me li sto lasciando alle spalle così loro non hanno più il potere di perseguitarmi. E ho tanti sogni. L’anno prossimo voglio incominciare a studiare Scienze dell’Educazione a Portogruaro e andare lì a convivere con il mio moroso. Non vedo l’ora.

Serie: Le facce di me


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Discussioni

  1. Mi è molto piaciuta l’analisi sul silenzio. E il tuo modo di scrivere diretto, senza troppi fronzoli, può essere adatto per fare arrivare queste sensazioni a volte crude. Come il rumore di vetri rotti.

  2. una variazione sul tema del silenzio, che in filosofia sappiamo essere una branca molto ampia e studiata, aspirazione di molti, quand’è costruttivo, intenso come dilatazione. Ma quando c’è silenzio e le voci interiori cominciano a dare fondo alle proprie corde vocali, lì è diverso, è un silenzio che da’ pace può trasformarsi in infernale ed è un sollievo sapere che c’è un moroso che ci aspetta, pronto a distrarci, ma la distrazione è un attimo, meditiamo

  3. L’incipit e il primo paragrafo sono stupendi. Veramente superiori. Esattamente, Veronica, quello che ti dicevo nel primo commento: secondo me raccontarsi è innanzitutto condividere le emozioni, le immagini.
    Trovo di nuovo interessante questo modo di porti. Secondo me c’è del potenziale, e non poco.
    Devi sapere che ho una particolare predilezione per un certo genere: il mio autore preferito, E.A. Poe, scrisse dei racconti brevi sulla follia che restano il mio faro illuminante.
    Ma ho letto anche ‘Il Male Oscuro’ di Berto, di una finezza psicologica inaudita. Se mi permetto di citare questi capolavori, magari superflui, è perché farvi riferimento può sicuramente aiutare a trovare il proprio modo narrativo.
    E perché no, farci sapere anche cosa ne pensi degli scritti di noi colleghe e colleghi di Edizioni Open…
    Vedo che di cose da dire ne hai, questo è super positivo, bisogna incanalare uno stile, imbroccare un modo che esalti questa scrittura.