Come un tè al limone

Ti ho pensato, la scorsa sera, ti ho pensato e ti ho scordato nel momento in cui la mia testa ha toccato il cuscino. 

Ti ricordavo seduto lì sulla nostra veranda mentre mi guardavi sorseggiare un tè al limone, il solo tè che apprezzavo, il più normale tra tutti i tè, a tuo dire. «Che piacere ti da prendere il tè al limone? Non te ne sei stancata? Ce ne sono di così tante varietà, potrei portartene alcuni al ritorno dai miei viaggi!» mi dicesti quel giorno con un sorriso tirato, cercando di abbattere la barriera invisibile che c’era tra noi, non sapendo che quella battuta aggiungeva limone al limone. Non ti ho risposto. Non lo meritavi. Forse non lo meritavamo entrambi. Quella fu l’ultima scena del nostro film, poi abbiamo finito per guardare film diversi, a parlare lingue diverse, a cercare qualcosa di diverso da una conversazione che sapeva solo di tè al limone.      

Che strano! Ricordo invece noi, giovani adolescenti, qui, su questa stessa veranda, circondati da alberi giallo oro ed il loro inebriante profumo, che aveva accompagnato il mio primo bacio, ed i successivi, fino a quasi togliere il respiro! Fino all’anello, quello si, che vedendolo quasi soffocavo! Ancor di più quando me lo hai porto sull’altare. Che felicità quel giorno! Ricordo tutto di quel giorno. Ma è stato tanto tempo fa, anche se certe volte a me sembra ieri… E oggi? Dov’è finito l’amore? Quello così dolcemente aspro, vivo, di risate, di pomeriggi assolati in cui percorrevo i metri che mi separavano dalla stazione, correndo, tanta era la voglia di rivederti, di riabbracciarti, di stringerti dopo l’ennesima partenza. Tu con quella uniforme che mi salutavi, i nostri sguardi sopra le tante teste, io con il sorriso in tasca, e il fazzoletto in mano. Quanto era grande il nostro amore, così potente, così travolgente, così passionale ed appassionato, spensierato, poi è diventato così irrazionale, così geloso, ma mai ossessivo come mi accusavi tu, ma mai superficiale come lo vedevo io nei tuoi occhi, in certi momenti, nonostante tu giurassi il contrario. Mai vuoto come ora, come la mia tazza. Quante ne abbiamo passate insieme. Quante? Quante ne abbiamo superate, insieme? E ora, chi l’avrebbe mai detto? Che potesse finire così? Che noi, che tu, che soprattutto io… 

Oggi anche quegli alberi di limone, non ci sono più, sostituiti da cactus che rimandano ad un deserto dove la mia mente vaga ancora, in cerca di sogni, di miraggi, di limoniLi hai piantati un giorno dicendo che danno meno da fare, i cactus. Che scherzando eravamo prossimi ai cinquanta, eravamo già nonni di due gemelli, e la schiena non era più quella di una volta per raccogliere limoni. Quei pochi sulla nostra veranda. Quei pochi alberi venduti ad un contadino come una qualsiasi merce. 

Quel giorno abbiamo litigato. Quanto soffrivo, quanto, tu non lo hai compreso mai… ma mai amore mio, ti darò modo di soffrire, come me ora. Almeno per ora. Finché non sarà evidente, non sarà ora. 

Le 8.50. L’ultima cosa che ricordo è di aver guardato l’orologio. Si, lo ricordo bene, come l’averti dato il bacio del risveglio, prima di raggiungere la cucina. Poi non so come, mi sono ritrovata in veranda. Erano già le 10.10, completamente vestita e pronta per andare in chiesa. Io sbigottita quanto te, alla tua risposta, a cercare di nascondere lo smarrimento. Io la prima ad intavolare il discorso quel giorno, assaporando per la prima volta un tè al limone diverso dal mio tè al limone. «Ti va di andarci stasera, come quando eravamo ragazzi?» ti avevo chiesto. Ma con quella domanda avevo complicato le cose. «Anna, ci siamo andati ieri al cinema! Come una volta, come volevi tu. Non ricordi?». Avrei voluto risponderti con la verità. Ma ti ho sorriso e ti ho risposto con mezza bugia, dicendoti che mi ero addormentata, per questo non ricordavo nulla del film. 

Non potevo immaginarlo, ma dalla tua risposta, dai segnali precedenti, finii per comprendere quel giorno che le mie, la mia, era stata più di una semplice amnesia. E giorno dopo giorno, da quel giorno, ho letto l’amore che provavi per me, svanire a poco a poco dai tuoi occhi, così come la memoria sta lasciando la mia mente. E ho temuto di perderti come allora, anche se i motivi erano diversi, anche se forse non ho motivo, perché nonostante tutto mi ami ancora, forse, visto che sei ancora qui, accanto a me. Forse hai capito. Forse ancora no. Forse l’hai capito oggi, ma forse ancora no. Capito di quanto quei limoni e questo tè siano importanti per me. Ora più di allora. Perché il suo profumo mi ricorda noi. Io ti amo te lo dico ora che sono cosciente, e te lo dirò tutte le volte che me ne ricorderò, mentre ti guarderò darmi il bacio della buona notte, sperando sempre di ritrovarti il giorno dopo. Buongiorno tesoro mio! Il tè senza limone, non sa di niente. 

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Commenti

  1. Tiziano Pitisci

    Ciao Maria, non mi aspettavo una storia così lontana dal tuo modo giocoso di vivere la scrittura (almeno qui, su EO) e quando ho capito il tema del LibriCK mi si è mosso qualcosa dentro. È un male, l’alzheimer, che si prende gioco di chi ne soffre, allontanandolo dai suoi affetti e dalla sua identità. Sei stata brava a trovare le parole giuste per parlarne.

    1. Maria Anna Haag Post author

      Ciao Tiziano, la scrittura con Vincenzo è spassosa e qui a EO ha preso il sopravvento, fare il giullare mi diverte sempre molto! :)))), ma come il mitico Rugantino, ho anche un altro lato magari nascosto, che è più difficile da mostrare. E quando un emozione mi investe, cerco sempre di trasferirla su carta… son contenta di aver smosso qualcosa! Grazie!
      p.s.: il racconto che ho scritto per il libro, è tutt’altro che giocoso infatti 😉

  2. Raffaele Sesti

    Che racconto, Maria.. è denso, è potente, è triste, è onirico.. sono rimasto davvero colpito… durante la lettura mi hai scombussolato dalle parole eleganti e potenti che hai usato.
    Bello davvero.
    Grazie di averlo condiviso con noi.
    Alla prossima lettura…

  3. Micol Fusca

    Ciao Maria Anna, ti conoscevo nella tua versione “romanesca”,ma in questo racconto mi si è stretto il cuore per la tristezza. Nel mio modo di percepire la scena ho visto una donna fragile in bilico, alla ricerca delle sue memorie. Intenzionata stringerle fra le mani con forza. Ho percepito lo spettro di una malattia atroce che un po’ allla volta toglie l’identità. Gli ultimi ad andarsene sono i ricordi più antichi. Hai saputo coinvolgermi nel profondo e di questo ti ringrazio.

    1. Maria Anna Haag Post author

      Ciao Micol, grazie a te per questo tuo commento nel dettaglio, non ero sicura fin dove potevo arrivare a trasferire le emozioni, specie “l’intenzionata a stringerle fra le mani con forza” lo reputavo difficile, invece l’ho letto qui!!! Grazie per aver commentato così, son davvero contenta ti sia arrivata tutta e perfino nel profondo.

  4. Antonino Trovato

    Ciao Maria, ho assaporato questo libriCK passo dopo passo, apprezzandone l’intensità dei sentimenti espressi e la loro profonda fusione con il profumo dei limoni, diventato per la protagonista, assieme al sapore del tè, il vero fil rouge di tutte le sue memorie. L’oblio purtroppo è qualcosa di invisibile ma non meno invalidante, anzi. La nostra identità e ciò che ci circonda costituiscono la nostra essenza, ma è solo grazie alla memoria se esse possono continuare a far parte di ciò che noi chiamiamo “vita”. Una lettera emozionante che lascia il segno in chi legge. Un saluto, alla prossima😁!

    1. Maria Anna Haag Post author

      Già, che ne sarebbe della nostra “vita”? Ciao Antonino, grazie per questo commento, per averne vissuto il dramma passo passo con la protagonista della storia. Son contenta di esser riuscita a trasmetterti le emozioni. Ho avuto modo di rifletterci su in questi giorni e ho sentito l’urgenza di scrivere. Alla prossima 🙂