Commando in azione

«Al massimo, solo le guardie stanno comode al caldo». Pioveva, era un tempo da lupi, Luca invidiava chi stava dentro, ma non troppo.

Accanto a Luca c’erano gli altri membri del commando, i quali annuirono alle sue parole.

Si avvicinarono ai bastioni, poi con i visori termici osservarono il paesaggio.

Con gli impermeabili e i cappucci, le guardie scrutavano il buio con i fari. Luca sentì un cane abbaiare.

Il commando si dispiegò e i fucili da sniper si protesero come artigli.

Via radio, Luca iniziò a borbottare. «Rosso, ce l’hai in vista?».

«O kappa».

«Blu, ce l’hai in vista?».

«Sì, o kappa».

«Nero, ce l’hai in vista?».

«Yeah, o kappa».

«Al mio ordine, tirate il grilletto».

Annuirono in coro.

In cielo comparve un fulmine. Luca calcolò il momento in cui sarebbe giunto il tuono, poi disse: «Fuoco».

CRAC, CRAC, CRAC. I tre fucili fecero quei rumori, appena udibili da chi era vicino mentre il tuono rimbombava come un piccolo sisma del cielo.

Le tre guardie erano scomparse dietro i parapetti.

Sentì ancora abbaiare, Luca, ma volle lasciar perdere. Corsero tutti ai bastioni e tirarono i rampini fissando la sommità delle mura con i visori notturni. Dopo essersi assicurati che reggevano, si arrampicarono. Il muro era viscido, ma le suole degli anfibi ressero bene.

Tutti e dodici furono in cima al bastione, allora misero mano agli MP5SD6. Luca borbottò a mezza voce gli ordini. «Muoversi, ragazzi, coraggio! Muoversi!».

Individuarono la scala che dovevano usare per scendere e allora si ritrovarono all’asciutto. Solo loro restavano umidi.

Luca arrivò fino a una cancellata. Inserì il plastico fra le sbarre metalliche, infilò l’innesco e corse via.

Un attimo dopo bastò premere un pulsante e la cancellata si spezzò con dei getti di scintille.

Saltarono tutti fuori dal loro nascondiglio, superarono la cancellata e si infilarono nel corridoio. Dopo pochi istanti, giunsero nel braccio della morte.

Luca rimase stupito. Non si aspettava di vedere i fuochi, le guardie uccise, i detenuti che strillavano come scimmie e si aggiravano comportandosi come demoni anarchici.

Alcuni di questi ultimi, notando il commando, ebbero la bella idea di aggredire Luca e i suoi commilitoni, ma bastò un colpo di pistola silenziata allo stomaco di uno di loro che tutti gli altri pensarono fosse più saggio andarsene.

Luca fece un cenno come se fosse un condottiero consumato. Trovarono subito la cella in cui il dissidente stava prendendo appunti su un quaderno. Indossava gli occhiali, tutto quel caos gli scivolava di dosso.

«Signore, siamo i soccorsi. Venga con noi».

«Un momento». Finì di prendere un appunto, poi si tolse gli occhiali e strizzò gli occhi. «Mi fanno un tale fastidio… sono inutili» sbuffò. Poi sorrise. «Vengo con voi, certo».

Bastò fare il percorso inverso e di lì a poco erano di nuovo sul bastione.

«Ehi, di là c’è qualcuno!» gridò una guardia.

Lasciarono liberi i cani lupo, che sbavando e scivolando con le zampe sull’asfalto aggredirono gli uomini del team.

Un cane azzannò Nero e questi si divincolò, caddero tutti e due nel cortile.

Luca sparò una corta raffica dell’MP5SD6 a un cagnaccio, poi sbraitò: «Scendiamo».

Discesero dai bastioni grazie ai rampini e si allontanarono dalla prigione sempre guardandosi intorno con i visori notturni.

Luca osservò il dissidente. Senza occhiali gli sembrava più rapido e sveglio. «Un attimo, voglio guardarla in faccia».

«Sì…» rispose in tono nervoso.

Lo guardò meglio, più da vicino e senza il visore notturno. «Ma… il colore degli occhi… il dissidente non ha l’eterocromia, ha tutti e due gli occhi azzurri!».

«No, è solo che…».

«Che sta succedendo?».

In quel momento suonò l’allarme e le guardie uscirono dalla prigione. Calarono come orde di formiche carnivore su di loro. Adesso, erano circondati.

Luca puntò la pistola al dissidente. «Tu non sei il nostro obiettivo, tu sei un impostore…».

«No, pietà, ti prego!».

«Dimmi cosa succede!».

Le guardie li stavano assediando, ma gli uomini del commando erano sicuri di sé. «Non ci uccideranno. Noi abbiamo il dissidente». Ma solo che le guardie iniziarono a sparare.

«No… no!…». Luca era disperato. «Sciocchi, non avete capito!».

«Sono solo lenti a contatto azzurre. Una l’ho persa…». L’impostore quasi si mise a piangere.

«Ecco perché ti davano fastidio gli occhiali! Dov’è il vero dissidente?».

«All’inferno, mercenario» si arrabbiò all’improvviso.

Una sventagliata colpì Luca, e forse di lì a poco sarebbe stato sul serio all’inferno.

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Discussioni

    1. Già! Quando l’ho scritto pensavo a un mio amico di nome Luca, ma non per questo ce l’avevo con lui… sai, il sabato pomeriggio, quando scrivo i racconti per Edizioni Open, sono come in uno stato di trance e mi faccio trasportare da tutto quel che mi passa per la testa, poi durante la settimana che devo revisionarli cerco di dargli una raddrizzata.
      Grazie per il tuo commento!