Connessioni (Parte 2)

Serie: AURA

Bastarono quelle parole per sentirmi connessa con lei. I miei occhi si fecero lucidi, e fui investita da una marea di ricordi collegati a quel nome. La mia casa, mia madre con il rosario tra le mani, mio padre stanco per l’intensa giornata passata in miniera, e poi tutto il sangue che era stato versato, la vergogna di mia madre, il suo collo spezzato, la mia innocenza persa, il Collegio. Con tutte le mie forze, cercai di arrestare quel velenoso flusso di coscienza. Se non lo avessi fatto, sapevo già di non riuscire a bloccarlo, finendo in un turbine senza fine che conoscevo fin troppo bene.

“I miei genitori sono morti in un incidente d’auto quando avevo sedici anni, così sono stata costretta ad andare al Collegio di Sir Harshman. Mi sento fortunata ad esserci rimasta solo per due anni, ad altri ragazzi è andata molto peggio…” proseguì il suo racconto, con la tristezza che le faceva tremare la voce.

“Lo so molto bene” le confessai, cupa in volto. “Io ho passato lì dentro cinque anni.”

“Adesso che mi ci fai pensare in effetti hai un viso conosciuto. In che divisione eri?”

“Lavori manuali. Sarei dovuta passare a Infiltrazione e spionaggio ma mi è stato impedito.” La mia voce si faceva sempre più debole.

“Aspetta… tu sei… tu sei quella Aura.” affermò, sbigottita, come fulminata da un’illuminazione improvvisa.

“L’amica di Pam” continuammo, all’unisono.

Gli occhi di Rebecca diventarono lucidi. Allungò la sua mano verso la mia, in segno di estremo dispiacere e compassione.

“Sai, è la danza ad avermi salvata. Grazie a lei sono finita nella divisione di Intrattenimento. Ammiro molto quello che hai fatto, non è da tutti avere quel coraggio… e quell’affetto verso un’amica”.

Pam.

I suoi occhi azzurri, i capelli biondi raccolti in una treccia che si disfaceva con troppa facilità e che ogni sera riassettavo, dando giustizia al suo viso angelico, purificandolo, in parte, dalle tante cattiverie che gli erano state inferte.

I suoi genitori erano morti in un incidente ferroviario in uno dei loro numerosi viaggi lungo tutta l’isola, quando Pam aveva soltanto cinque anni. Proprio in quell’anno, per sua sfortuna, Sir Harshman aveva varato il nuovo decreto: ogni orfano di Feckley era obbligato a frequentare, fino alla maggiore età, il Collegio Harshman. Il razionale alla base di questa decisione era stato giustificato con la diminuzione dei pericoli ai quali gli orfani erano maggiormente esposti per strada, garantendo loro un tetto sulla testa e l’istruzione che si meritavano.

Niente di più falso.

Il Collegio Harshman appariva come una struttura gigantesca in cemento armato, con la facciata principale colorata di verde e oro, e tutto il resto grigio.

L’ingresso era tappezzato da manifesti e poster studenteschi, con foto di studenti che sorridevano con in mano il diploma, stile spot pubblicitario. L’aula Magna dell’ingresso era sontuosa, sedie di velluto, un altare in marmo con un bassorilievo raffigurante la vittoria di Feckley sulla Grande Persecuzione, grandi altoparlanti ad ogni angolo, e un tappeto rosso che congiungeva gli spalti con il palco principale.

Al fondo c’erano due pesanti porte in bronzo che fungevano da spartiacque tra finzione e realtà.

Da lì iniziava un lungo corridoio dalle pareti in cemento che rendevano il passaggio gelido. Ai lati del corridoio le celle degli studenti, come in un carcere.

Io e Pam condividevamo la cella numero 505, la decima a partire dalle porte.

Un letto a castello, un minuscolo lavandino, un tavolino e degli sgabelli: ecco a quanti oggetti era ridotto il nostro mondo.

Fissai il mio sguardo sul nulla. Rebecca mi strinse più forte la mano. Tremava.

Il flusso di ricordi era troppo forte, non lo riuscii a contrastare. Mi abbandonai alla sua potenza distruttiva, come gli alberi si piegano all’impeto delle slavine.

“Non ne posso più di stare qui.”

“Io ormai ci ho fatto l’abitudine. Non so più che giorno sia, ma non mi importa. Ci sei tu con me, e questo mi basta per vedere luce anche nel giorno più buio” mi aveva detto Pam, con quel sorriso innocente e ingenuo. Aveva il cuore colmo di amore.

Tutto il resto attorno a me perse consistenza. Mi persi negli occhi ridenti di Pam, facendomi cullare dalle onde di quel mare apparentemente sempre calmo, ma che nascondeva una tormenta che soltanto lei conosceva.

Una lacrima mi rigò il viso.

“Ci pensi spesso, a lei?” la voce di Rebecca risuonò ovattata dentro le mie orecchie, come se mi trovassi sott’acqua.

Annuii. “Continuamente.”

Il mio cuore riportava numerose ferite ancora aperte, ma quelle che mi aveva provocato Harshman pulsavano più forte, ribelli alla guarigione.

Rimanemmo così, a guardare un punto indefinito sul bancone, mano nella mano.

Una nuova linea collegò due punti sulla mappa della mia nuova vita. 

Serie: AURA
  • Episodio 1: Prologo
  • Episodio 2: È tutto oro ciò che luccica (Parte 1)
  • Episodio 3: È tutto oro ciò che luccica (Parte 2)
  • Episodio 4: In fuga dal passato 
  • Episodio 5: Connessioni (Parte 1)
  • Episodio 6: Connessioni (Parte 2)
  • Episodio 7: Come la fenice (Parte 1)
  • Episodio 8: Come la fenice (Parte 2)
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    Discussioni

    1. Gli occhi di Rebecca diventarono lucidi. Allungò la sua mano verso la mia, in segno di estremo dispiacere e compassione.

      Al fondo c’erano due pesanti porte in bronzo che fungevano da spartiacque tra finzione e realtà.

      “Io ormai ci ho fatto l’abitudine. Non so più che giorno sia, ma non mi importa. Ci sei tu con me, e questo mi basta per vedere luce anche nel giorno più buio” mi aveva detto Pam, con quel sorriso innocente e ingenuo. Aveva il cuore colmo di amore.

      Nella mia mente si formano le sensazioni e le immagini che descrivi…emozionante.
      Non vedo l’ora di leggere il seguito

    2. “Rimanemmo così, a guardare un punto indefinito sul bancone, mano nella mano.Una nuova linea collegò due punti sulla mappa della mia nuova vita. “
      ❤️

    3. “Ammiro molto quello che hai fatto, non è da tutti avere quel coraggio… e quell’affetto verso un’amica”.”
      Ma cos’ha fatto? Si può avere un’anticipazione? 😃

      1. Eh eh, si scoprirà soltanto leggendo!
        Sono contenta di aver creato tutta questa suspense, in compenso!

        KH