Credenze
La osservo stando comodamente seduto sul divano, modello GaetanoNuntereggaepiù, che ho sfondato la sera stessa dell’acquisto, nonostante le assicurazioni sulla solidità della struttura fornitemi da tre sedicenti artigiani della qualità, ora latitanti.
Sta difronte a me, immobile. In verità si mosse l’ultima volta ai tempi del terremoto del Friuli del 1976, un movimento sussultorio la spostò in avanti, allontanandola dal muro. Fu un distacco improvviso, inaspettato, che mostrò una crepa nel muro rimasta nascosta da chissà quanto tempo.
Da allora è sempre lì, leggermente sbiadita per il sole battente, in stile rétro, con quattro cassetti in linea e altrettante ante leggermente rovinate dall’uso. Ho pensato di sbarazzarmene ma ormai è diventata di famiglia. E poi non saprei dove mettere i tanti oggetti inutili che contiene, cianfrusaglie dimenticate e forse per questo mai cercate.
Sto parlando della mia credenza, di un mobile della cucina.
Sulla stessa parete, centrata sopra la credenza, fa bella mostra un’immagine sacra, un quadro ereditato dal nonno materno che lo ricevette a sua volta in dono da non ricordo chi, forse da un massone. Ora che riposa nella nuda terra mi pento per non averglielo mai chiesto.
Più guardo quel mobile e il quadro e più mi convinco che i due arredi abbiano qualcosa in comune, è una mia idea che si è fatta strada lentamente nel tempo, il tempo che ho passato a osservarli seduto sui diversi divani sfondati nel corso degli anni. Forse è un’idea bislacca, priva di logica e razionalità, tant’è che la definirei trislacca per quanto sia balzana e strampalata. Che Dio mi perdoni, mi ronza in testa come una zanzara, vorrei liberarmene ma schiacciata una si ripresenta un’altra ancora più assetata di sangue.
Quell’occhio onniveggente al centro di un triangolo mi incute sempre timore e soggezione reverenziale, tanto che lo sguardo si abbassa d’istinto trovando conforto nella credenza in noce laccato lucido lì sotto che fa involontariamente da altare.
Con gli occhi chiusi me ne sto in contemplazione, comodamente spaparanzato sul divano col gomito appoggiato sul largo bracciolo, la mano a sorreggere il mento, i piedi comodi sul tavolino, meditando le mie tante domande sulla fede rimaste in sospeso.
La fede l’ho smarrita. Non quella che porto al dito da quattro decenni, bensì quella trascendente. Dopo aver partecipato per anni alle funzioni liturgiche nella chiesa parrocchiale, un bel giorno mi sono chiesto: Gaetano, che ci stai a fare qua? Non ho mai ricevuto una risposta che soddisfacesse la mia sete di sapere; Dio c’è, tanti lo dicono e lo scrivono sui muri, ma nessuno sa mai dirmi dove. Mi è stato consigliato di cercarlo nel profondo dell’anima, ma la ricerca si è presto impantanata. Da allora ho chiuso le porte a Dio, lasciando però il quadro appeso al muro, un piccolo trait d’union, un anello di congiunzione con la divinità .
Tu, mi rivolgo all’Onnipotente, che vedi tutto anche con un occhio solo, volgi lo sguardo verso le tue creature, non abbandonarle a un destino di sofferenze. Dopo millenni dalla comparsa dell’uomo su questo globo terracqueo, sembra che la tua creatura prediletta sia scomparsa dal tuo monitor. Urge una risintonizzazione. Non è che ti sei impegnato nella creazione di un universo parallelo dopo aver fatto tesoro degli errori commessi?
Sappi che l’uomo e la donna non se la passano tanto bene, sono pieni di difetti, alcuni visibili fin dalla nascita, altri che si manifestano nel corso degli anni. Suggerirei un richiamo per un doveroso aggiornamento migliorativo.
Hai abbandonato l’uomo a se stesso, lasciandolo alla mercè di mille pericoli: eventi naturali, rischi accidentali, malvagità umana. L’hai lasciato libero, ma senza cinture di sicurezza. Spesso i destini dell’umanità sono nelle mani di poche mele marce. Da buon padre di famiglia mi sarei aspettato che questi frutti guasti venissero raccolti in tempo e gettati nell’umido. La vita di Hitler o quella di Stalin valevano quelle di milioni di vittime innocenti? Sembra di sì. La libertà senza limiti non è cosa buona e giusta. Quanti altri Hitler e Stalin dovremo vedere liberi di agire impunemente ancora?
Disconosci i tanti predicatori fanatici che aizzano folle di fedeli radicalizzandoli con sermoni ingannevoli che travisano i tuoi comandamenti.
Nel tuo nome si sono consumate le peggiori tragedie dell’umanità, come le guerre sante, gli stermini d’intere popolazioni inermi, le Sante Inquisizioni, le Crociate che hanno lasciato tanti in orizzontale e i sopravvissuti senza parole. Tu, spiace dirlo, non ti fai sentire, ti nascondi, non apparire mai in prima persona, non mostri il tuo volto. Noi, miseri mortali, non sappiamo nulla di te. Soltanto nell’anno zero hai mandato tuo figlio per dare la lieta novella. Degli uomini che hanno vissuto prima o che vivevano in luoghi lontani da Betlemme te ne sei forse dimenticato? Perché a loro hai precluso la salvezza non rivelandoti? Sono misteri della fede che resteranno tali in eterno. Comodo etichettarli così.
Sei venerato come un sovrano assoluto dal tuo popolo, i tuoi umili servitori si uniscono in preghiera per tessere le tue lodi; con tutte queste tessere e i punti accumulati avrebbero diritto a qualche premio fedeltà. Perdona la battuta di spirito, senza umorismo la vita è solo una croce insopportabile.
Prometti il Paradiso ma concepisci anche l’Inferno, un lager dove scontare una pena senza sconti di pena: fine pena mai.
La fede è cieca obbedienza, è una pia illusione che si insinua nella parte irrazionale dell’animo umano, quella che non pretende delle spiegazioni logiche. Io non mi accontento dei dogmi calati dall’alto, voglio la verità.
Molti credono in te per ignoranza, altri per paura, altri ancora nella speranza di una vita eterna, senza contare quelli che fingono di credere professando pubblicamente la loro fede, poi, nel privato, non rispettano alcun precetto macchiandosi dei peggiori crimini.
Forse hai dato solo il là alle particelle subatomiche che costituiscono la materia primordiale dell’universo e al settimo giorno ti sei riposato in un catarsi eterno, dove la dimensione temporale ha cessato di esistere.
Forse sei solo il prodotto della mente umana che non concepisce la solitudine cosmica.
Forse sei solo una fake ante litteram costruita ad arte.
Forse non esisti davvero.
Forse sei solo una credenza popolare millenaria.
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Ora il quadro giace nella credenza, una credenza nella credenza: diabolico!
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Mi ha fatto ridere e pensare insieme, ed è una combo rara. Hai questa voce “da divano” che sembra solo burbera e cazzeggiona, e invece ti porta piano piano in un posto serio: la fede che non torna, il conto aperto con Dio, la rabbia lucidissima per le storture della storia. E il colpo finale (“una credenza nella credenza”) è proprio una chiusura perfetta: ironica ma anche amara, come se avessi trovato un modo elegante per non bestemmiare e comunque dire tutto.
Grazie per l’attenta lettura. Il commento è particolarmente gradito perché mette in evidenza che la battuta finale non è solo una battuta, è qualcosa di più profondo, è un messaggio che hai saputo cogliere perfettamente.
Le tue riflessioni sono sempre acute, azzeccate e, hanno quella dose di ironia che mi invitano alla riflessione senza perdermi nella frustrazione di non trovare una risposta.
Per trovare una risposta ai tuoi dubbi ci sono interi trattati di teologia, devi solo scegliere la religione che più ti aggrada. Tutti hanno ragione e nessun torto. Io sicuramente ho solo torto. 😇 Ciao Tiziana.
Penso che ti fai le domande giuste nel giusto modo. Non credo che ci siano trattati che ci aiutino a trovare una risposta ma solo ad accettarne l’assenza.☺️
“Non è che ti sei impegnato nella creazione di un universo parallelo dopo aver fatto tesoro degli errori commessi? “
Molto probabile 😂 😂
Forse lì avrà ridotto la quantità infinita di inutili stelle e si sarà concentrato sulla creazione di un essere più “umano” anche se 👽 alieno.
Aggiungo un forse: Dio, se c’ é, ammesso che sia un’ entità trascendente e non immanente, forse non può ridursi a fare il burattinaio, per raddrizzare i tanti “storti”, “guasti” o folli del mondo.
Tu però continua così, con i tuoi forse dissacranti che alleggeriscono il peso delle nostre croci.
Io non pretendo di avere la verità assoluta come invece hanno tutte le religioni. Non mi piace dover accettare tutto il pacchetto che offrono, quel prendere e lasciare in toto. Io ho tanti dubbi, beato che non li vede e così vive in tranquillità. Quando ho visto la scena di Trump nello studio ovale circondato da tanti pastori evangelici ho pensato: ma che differenza c’è con gli ayatollah? Questi sono i nostri ayatollah, sono uguali a quelli iraniani e si fanno la guerra, barbari! Grazie per la lettura M.Luisa.
“Sei venerato come un sovrano assoluto dal tuo popolo, i tuoi umili servitori si uniscono in preghiera per tessere le tue lodi; con tutte queste tessere e i punti accumulati avrebbero diritto a qualche premio fedeltà.”
Forse perché la maggior parte di loro pecca di incoerenza?
Per quello che ho visto lo penso proprio, l’incoerenza la fa da padrona, la santità è per pochi.
“Perdona la battuta di spirito, senza umorismo la vita è solo una croce insopportabile. “
Giusto!👏 👏 👏
Atrimenti, come recita una vecchia canzone, “era meglio morire da piccoli”.
Uh, urca, wow!
Eh già!
Impressionante la semplicità con cui riesce ad inerpicarti sui crinali della trascendenza partendo da un elemento materiale empirico come il mobile di cucina. Ho già apprezzato questa tua abilità di dissimulare, in fase iniziale, il vero focus, per poi svilupparlo, a sorpresa, durante la trama.
Se può valere qualcosa, apprezzo notevolmente.
***con cui riesci***
Sono felice per l’apprezzamento, entrambi abbiamo uno stile narrativo un po’ sopra le righe, siamo fatti così.
“Non è che ti sei impegnato nella creazione di un universo parallelo dopo aver fatto tesoro degli errori commessi?”
Cavolo, non ci avevo mai pensato. E se fosse andata così? E se fossimo solo un esperimento fallito? Una prova, una pagina accattorciata e gettata via?
Grande Fabius, anche stavolta, con ironia e leggerezza offri spunti di profonda riflessione.
Ciao
P.
Bisogna chiamarle con il loro nome, molte delle mie idee sono proprio bislacche, di più: trislacche. Grazie Pasquale per il commento.
😀