Crocefissi in Gara

Agli inizi del ‘400, a Firenze, città d’arte e di cultura, comincia ad espandersi la scienza delle cose vere, dell’osservare a lungo i fenomeni della natura.

Un’epoca rigogliosa per gli scienziati e pure per gli artisti emergenti come me. Forse non mi conoscete, e vi capisco anche purtroppo, ma sono Donatello. Studiando le fatture precise del corpo umano in ogni sua minima e precisa forma, mi sono reso conto di non aver mai realizzato un Cristo in Croce. Questo è gravissimo, sia perché ho peccato a non dipingere il Redentore, e sia perché non ho mai voluto migliorare ogni mia capacità di artista.

Devo assolutamente porre rimedio a questo terribile guaio.

Dopo essermi procurato il materiale necessario: legno dove scolpire la figura divina, colori e soprattutto molte idee, comincio a lavorare.

Come spunto voglio un uomo, un lavoratore. Dipingo e modello muscoli, arterie, vene e tutto ciò che la scienza madre che ovunque ormai dilaga mi detta.

Nella mia testa mi sorge però un dubbio: forse Gesù non è più vigoroso dopo tante sofferenze…ma no! Ha passato la sua vita a fare il falegname, ogni suo muscolo sarà ancora forte e possente!

E continuo a plasmare la mia opera.

Direi che possa aver terminato il mio adorato lavoro.

Ne sono felicemente soddisfatto.

Il mio Cristo simboleggia sì la crocifissione, ma è ancora forte ed accetta la morte con coraggio.

Chiamerò il mio amico Filippo, Filippo Brunelleschi, per conoscere il suo sublime commento.

«Pippo! Che piacere farti vedere la mia ultima opera!» esclamo visibilmente elettrizzato. Siamo amici, certo, ma non vedo l’ora di sapere il suo parere.

«È questo?» domanda Filippo indicando il Crocefisso.

«Ti piace?»

«Ma hai messo in croce un contadino, non il Cristo.» Fa una pausa. Altre parole sgradevoli e taglienti in arrivo. «È troppo muscoloso, non raffigura la sofferenza ed il dolore provato dal Signore Divino.» 

Apprezzo la sua sincerità, ma è sempre brusco, anche con questa meravigliosa creazione. Cerco comunque di spiegargli il mio ragionamento. Esso però non ha l’effetto voluto, poiché Pippo alla fine saluta e se ne va.

Insomma, se a lui non piace sono affari suoi, il Crocefisso è stato creato, plasmato ed ideato da me. Solo io posso criticarlo a questo modo!

Tempo dopo incontro Filippo al mercato, tutto raggiante mi saluta e mi dice:

«Passa dal mio laboratorio, io arrivo tra poco».

E poi si dilegua.

D’accordo. Sotto il peso delle cibarie comprate, mi dirigo verso il suo laboratorio impolverato e disordinato.

Spingo il pesante portone d’ingresso della caotica stanza. Dentro la luce è bassa e quando i miei occhi si abituano all’oscurità, scorgo nel centro un Crocefisso.

Ogni cosa tengo in mano mi scivola e cade per terra con un fastidioso rumore. 

Non so cosa dire, non ho parole. Sento la presenza di una persona; mi sfiora e si para davanti a me.

«Ti ho seguito. Sei divertente. Il Crocefisso è opera mia.»

Che faccia tosta è Pippo! Non riesco neppure ad arrabbiarmi. Il suo Cristo in croce è identico al mio, cambia solo un piccolo dettaglio insignificante, che però ahimè, modifica ogni singola cosa. 

L’espressione del Cristo esprime dolore, tristezza, a differenza del mio che era robusto ed inflessibile con l’aria leggermente spavalda e coraggiosa. 

Mi esce, finalmente, dalla bocca semi chiusa, una frase:

«Tu hai messo in croce un Dio».

Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Una novella a tutti gli effetti, dal sapore insolito.
    Hai caratterizzato bene due grandi artisti attraverso il loro lavoro e immagini di vita quotidiana.
    Mi è piaciuto molto il colpo di scena finale!

    1. Ciao Francesca, grazie per avermi letto la storia, e grazie per avere commentato! Io penso che la frase che hai sottolineato significhi che Brunelleschi ha saputo cogliere l’essenza e la verità di quando Gesù è stato crocefisso, ed è per questo che penso che sia un merito. Certamente lasciando in sospeso, credo, sia un buon modo per “stuzzicare” il pensiero critico e la fantasia del lettore.
      Grazie ancora!

  2. Ciao Tiziano, grazie mille per questo bellissimo commento, sono veramente felice che il mio racconto ti sia piaciuto.
    Anche io adoro creare ricostruzioni fantasiose storiche, lo trovo assolutamente divertente ed interessante! Donatello e Brunelleschi si prestano alla perfezione 😉
    Grazie mille!

    1. Ciao Miriam, ti ringrazio del commento e sono contenta che ti sia piaciuto. Effettivamente, la storia è troppo breve, e, come da te detto, non spiega in modo esaustivo i personaggi. Ho puntato sulla loro fama 😉
      Io, personalmente, adoro gli aneddoti o leggende storiche. Se ti va, puoi cercare nei miei libriCK ‘la vera storia della cassata’ che racconta di un pappagallo e di un certo Federico II…
      Ti ringrazio ancora per la tua franchezza, che, a mio parere, è utile e costruttiva.

    2. Ciao Beatrice, racconto davvero delizioso che offre uno sguardo su due grandi artisti, la cui fama ben si presta ad aneddoti storici e anche a ricostruzioni fantasione. In quanto alla brevità della storia – citata da @Miriam – nulla da dire, visto che il format di questa piattaforma è proprio rappresentato da racconti molto brevi. Dunque ancora complimenti, visto che hai portato nella nostra community un genere assolutamente insolito. A presto!
      Tiziano

  3. Ciao Beatrice, mi è piaciuto molto questo tuo racconto che mescola realtà e giusta dose di fiction. Bello immaginare questa piccola competizione fra due maestri del passato che dialogano con un linguaggio moderno e informale. Un buon racconto che mi ha invogliata a tornare ad ammirare le immagini dei crocifissi.

    1. Ciao Cristiana, ti ringrazio di cuore per l’interessante commento.
      Effettivamente, parrebbe quasi che i due artisti fossero amici, eppure quasi in competizione.
      Avevo letto da qualche parte di questo aneddoto (forse realtà o fantasia) e mi ha subito ispirato.
      Grazie mille, e sono contentissima che il mio scritto ti abbia invogliato a riguardare quelle meravigliose opere!

  4. Ciao Beatrice, hai scritto un racconto delizioso e raccontando di due figure di artisti straordinarie di quell’epoca hai anche sottolineato l’importanza dell’arte, pittura, scultura ecc nella vita delle persone e del ruolo che può assumere nei rapporti umani. Mi è piaciuto molto, brava!

    1. Ciao Giorgia, grazie davvero per le belle parole! L’arte, oltre ad avere un importante ruolo nella vita dell’uomo, ha sempre scandito con armonia la vita quotidiana. I grandi maestri dell’arte, che siano pittori scultori o musici spiegano, a volte anche con divertimento ogni fatto, principalmente religioso.
      Ciò che ho scritto è forse un poco modificato, ma i due crocefissi esistono realmente.
      Ti ringrazio tanto per il tuo meraviglioso commento! 😃