Dammi un fucile

Serie: Il maledetto cacciatore di fantasmi - with Lorenzo R. Gennari


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il fantasma dell'affittuaria ha preso possesso dell'armadio di Eugenio e si diletta a tormentarlo anche da morta come da viva. La situazione è talmente grave che il delegato della morte è costretto a tornare per far tornare la pace.

– Le accordo il permesso di decretare le sue morti in qualsiasi maniera lei ritenga appropriata eccetto per Gigi D’epresso –

– E come faccio a portare a termine il suo ca**o di lavoro con questa qua attaccata al c**o! – replicò Eugenio – Lei dovrebbe aiutarmi! –

Il delegato guardò Eugenio e, forse, in un moto di pietà che davvero non mi spiego, cambiò idea, privando la povera donna di quell’unico barlume di felicità che avrebbe potuto dargli una ripetuta esecuzione per i crimini dell’affittuario.

– In effetti confesso di non averci pensato. – confessò il delegato – Signora Mastronza, purtroppo le sue pulsioni si devono raffreddare per il tempo che serve al mio adepto di purificare l’appartamento dai fantasmi designati. Una volta concluso il compito potrà farne ciò che vuole –

Eugenio non era preoccupato, perché una volta concluso il compito sarebbe morto, privato la donna della sua giusta vendetta in ogni caso. Infatti apprezzò di gran lunga l’arguzia dimostrata dal delegato. Maria in quel momento esplose in una nube di insulti e minacce verso di esso.

Ora, per quanto le azioni di Maria possano sembrarci poco sagge, mi sento di spezzare una lancia in favore di una donna abituata a farsi rispettare. Io non posso non apprezzare il suo stoico coraggio nell’andare contro l’unico destino umano, pur di difendere la sua giustizia. Spero che anche voi lettori siate d’accordo.

Il delegato con la sua voce cavernosa e imperiosa le ordinò di serrare silenzio. La donna, ormai interpellata dal delegato della Morte, non poté sottrarsi a questo comando. Eugenio godette nel vedere Maria ormai obbligata a sottomettersi, indirettamente a causa sua.

– Ok, capisco – disse la mansueta Maria – lungi da me andarvi contro. Potrei essere disponibile, tuttavia, ad aiutare voi nella vostra disinfestazione, questo ad un umile richiesta. –

– Ovvero? – chiese il delegato interrogativo.

– Vi sarei molto grata se potessi raggiungere il mio maestro, Adolf ****** nell’inferno. Mi ripagheranno di una vita intera di mancato rispetto –

– Te lo accordo, in quanto quello era il posto a te designato in ogni caso. Faccia il suo dovere e gli accordo il posto più caldo dell’inferno. –

Una volta che il delegato si fu rimesso alle sue mansioni, Maria cominciò a considerare diversi eventi e questioni urgenti, arrivando ad una inconfutabile e chiara conclusione:

– dammi un fucile –

Eugenio ci rimase sbigottito, avendo due cincillà al posto del cervello, concluse che non era pratico e sicuro lasciare un fucile in mano ad un generale esperto come lei, onde potesse minacciare i fantasmi senza creare disordini.

Cercò di fermarla prendendola con le braccia, ma appena si accorse della sua incorporeità cadde con quel suo grugno sul pavimento. Maria scomparve in una parete, tornando qualche secondo dopo con un fucile a pompa.

Eugenio si accorse che gli rimaneva una sola cosa da fare dopo la raccolta di informazioni in suo possesso. Squadrando il suo appartamento giunse, dopo diversi tentativi, alla conclusione che ovunque andasse non era al sicuro: il bagno a soqquadro, il salotto rivoltato, la cucina infestata ed i suppellettili della camera in perenne sull’attenti per la sua minacciosa coinquilina nell’armadio.

Sarebbe bastato uno starnuto per far scoppiare la battaglia delle quattro armate.

Quindi si chiuse fuori dal balcone, unico luogo neutro della casa, e lì cominciò a pensare e ragionare cercando di far funzionare il suo cervello. Le ore passarono e, per il tremendo sforzo, il copioso fumo cominciava a sostituirsi con l’ossigeno del suo cervello, manifestando escrescenze gelate lungo le narici. Codesto stato mentalo lo portò ad idee, per lui, così stralunate da essere attuabili. Qui ammetto la mia inabilità su quale dei fattori, tra il freddo ed lo smog, abbiano riacceso i suoi neuroni, forse entrambi, anche tenendo conto del consiglio datogli dal delegato della Morte stessa: “invitali a cena!”.

Non vi era altra scelta. L’oscurità divenne fitta quanto il suo avvenire. Si destò dal suo sonno ad occhi aperti, allo scopo di muovere il suo titanico podice per imbandire il banchetto per i suoi sfortunati coinquilini di una non-vita.

Continua...

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